SENTIERO ARTURO GENRE

MANIGLIA - MASSELLO (Torino)

 

L’inizio del percorso partendo da Maniglia è nella borgata del Serre (Lou Sère – 1132m) FOTO, luogo di origine di Arturo Genre. Lasciata l’auto in questa località, si prosegue per un centinaio di metri su strada sterrata con percorso pianeggiante sino ad incontrare la mulattiera su cui si svolge l’intero itinerario. Svoltare a destra (cartello indicatore La Fracho) e risalire per un breve tratto attraversando la strada carrozzabile asfaltata che sale da Serre a Lorenzo e Saretto. Dopo un altro breve tratto di mulattiera si raggiunge una strada carrozzabile sterrata.
Svoltare a sinistra e percorrerla per c. 1 Km. Poco prima della borgata Bocetto (Lou Boûchét – 1219m) abbandonare la strada ed imboccare la mulattiera che sale sulla destra FOTO.
Proseguire sino a raggiungere il piccolo villaggio Lou Couins (1 ora – 1334 m) dove si trova la strada carrozzabile chiusa al traffico. Giunti sotto le case, svoltare a destra e risalire in centro all’abitato (fontana).
Seguire la mulattiera che, al termine delle case, si inoltra in un bosco di conifere e faggi e, con tracciato piuttosto ripido, raggiunge la località Malzet (Lou Malzé) FOTO (1 ora – 1643m).
Attraversando il bosco di conifere e faggi si possono notare delle piazzole che testimoniano l’esistenza di antiche carbonaie.
Poco prima di arrivare alle case della località Malzet (Lou Malzé), si incontra una sorgente d’acqua. Case come quelle del Malzet, poste in luoghi piuttosto estremi come altitudine e per lontananza dai centri più vivibili, nacquero un tempo con uno scopo ben preciso, riferito alla vita prevalentemente agricola che si conduceva in queste valli di montagna: erano ‘la mianda’, comunemente delle ‘miande’ o baite. Questa ‘mianda’ in particolare, fino ad alcuni decenni fa, è stata di proprietà di una famiglia di ‘Porte’ di Massello che vi si trasferiva con le vacche solo per il mese di agosto.
Da Lou Malzé il sentiero continua la salita e incrocia un luogo piano ora inerbito, anche questo rimanenza di un’antica carbonaia.
In breve tempo (20’) si esce dal bosco di pini silvestri e si raggiunge la quota più alta dell’itinerario: La Fracho (1743m) FOTO, corrispondente alla linea di displuvio che divide grosso modo il territorio di Maniglia (Perrero) dal Comune di Massello. Qui pini e larici ormai radi e di taglia più piccola, lasciano il posto a estesi spazi di prateria, che caratterizzano i pascoli d’altitudine in modo molto suggestivo. Tuttora nella stagione estiva costituiscono un territorio di alpeggio e sono pascolati da vacche, pecore e capre.
A pochi metri, sempre nella zona de La Fracho, da un punto estremo del crestone di displuvio si può osservare in modo ancora più suggestivo un affascinante panorama piuttosto vasto che da est a ovest permette di osservare il fondovalle e molte località del Comune di Perrero: Riclaretto, Faetto, Bessé sulla destra orografica del torrente Germanasca, poi San Martino, Maniglia, l’alpe Muret sulla sinistra; di fronte, il costone di Bo la Vaccho, bosco esteso di pini, abeti e larici, che ospita alcune grotte tra cui la Tuno d’i Vodouà (la caverna dei Valdesi) che ospitò alcuni gruppi di partigiani durante il secondo conflitto mondiale. A destra del Bo la Vaccho, il Colle delle Fontane e il vallone di Salza e, sullo sfondo, le montagne di Rodoretto e Prali (Rocca Bianca…). Verso ovest l’intero vallone di Masssello con il Bric Ghinivert (3037m), il monte Pelvo (2803m) e la cascata del Pis.
Riprendendo il cammino ci si trova in pochi minuti nelle vicinanze delle miande di Pic; un antico tracciato, La vio d’i Savouiart, da sinistra taglia il nostro percorso e prosegue verso le radure di Coulmian fino al contrafforte di Valoun (alpe di Balmetta); in questa zona affiorano alcune sorgenti d’acqua.
In breve da qui si giunge al Pra la Granjo (1700m) altro pianoro alla base della vasta prateria dell’alpe di Coulmian, dove in primavera fioriscono viole di montagna, anemoni e genzianelle.
A questo punto inizia la pista forestale che scende nel bosco di larici e faggi del Vachìe. Si giunge (25’) alle miande di Troncea (La Trounchèo – 1609m), attuale dimora estiva del margaro dell’alpe di Coulmian.
Da Troncea si scende fino alle miande del Praiet (Lou Praiét – 1489m) FOTO passando per la Trounchéo d’aval (gruppo di vecchie miande in disuso).
Il Praiét è un complesso di baite pittoresco e semplice sulla sporgenza del versante che il percorso segue in discesa verso il fondovalle di Massello.

Dal Praiét, seguendo la segnaletica, si imbocca a sinistra la mulattiera che, attraversato un ponticello su un ruscello (Lou Riou), si inoltra nel bosco di ‘Bô la Traversa’ fino ad arrivare al belvedere del Bric d’la Porta dove si apre una visione panoramica su vari villaggi.
Il tratto è breve (35’) per raggiungere la bella borgata di Porte (Lâ Porta – 1386m) FOTO, ordinata e parzialmente ancora coltivata. Da Porte ci si avvia lungo la strada asfaltata per circa 1 Km fino alla deviazione indicata per la Gardetta (cartello VS1) e si imbocca nuovamente un sentiero che dopo un breve tratto di risalita e poi una cinquantina di metri in piano (20’) giunge appunto alla miando di Gardetta (La Gardëtto – 1343m).
Il sentiero dalla baita de La Gardetto, scende (10’) per tornanti nel bosco fino alla borgata del Ciaberso (Lou Chabèrs – 1215m).

Appena prima di giungere sulla strada carrozzabile, si può eventualmente svoltare a sinistra per intraprendere il ritorno al Serre di Maniglia attraverso la variante VS1A del percorso di ‘Ba JouannFOTO.Questa variante, per le sue caratteristiche geomorfologiche è adatta a chi ha una certa esperienza di luoghi impervi.

Il Ciaberso è un bel villaggio che mantiene tipicità architettoniche del luogo, disabitato d’inverno ma dimora estiva di alcuni valligiani emigrati a valle. Nell’edificio della scuoletta Beckwith si trova un’esposizione permanente di pannelli riportanti notizie culturali e storiche degli antichi mulini della valle.
A questo punto l’itinerario VS1 combacia per un tratto con il percorso denominato ‘La ruota e l’acqua’ che porta ai vari mulini di Massello.
Poco oltre si giunge al Caire (Lou Caire)FOTO e FOTO1 sede della Chiesa cattolica.

Intorno al Caire è possibile osservare su piccoli cartelli le denominazioni di varie piante, iniziativa ad opera del parroco e di alcuni amici.

Questo luogo offre ad ovest un bel panorama sul vallone e sulla Cascata del Pis.
Sotto la Chiesa cattolica si scende per la mulattiera che porta (30’) a Lâ Laramuza. L’ultimo tratto di questa mulattiera è l’antica strada di fondovalle che congiungeva fino all’inizio degli anni ’30 Massello con Perrero.
L’edificio solitario in stato di abbandono che si incontra su questo tratto, era l’obitorio. Da questa zona si vede di fronte il villaggio di Campolasalza.
Poco prima di raggiungere il fondo della discesa si può notare un muretto a monte, dove sostavano e riposavano i viandanti che portavano sulle spalle spesso pesanti carichi di provviste ecc…. Per questo il luogo era nominato La Paouzo, ovvero sosta.
L’incrocio con la strada provinciale asfaltata è in località della Lâ Laramuza. Si svolta a sinistra proseguendo per circa 1 Km., fino al ruscello del Bâ dâ Pons (1013m), che segna il confine tra i Comuni di Perrero e Massello.
Prima di imboccare sulla sinistra la mulattiera che porta al Vallone di Maniglia, vale la pena di osservare a destra del torrente contro una parete di roccia, i resti dei muri di una vecchia canalizzzazione d’acqua che arrivava fino alla borgata Bessé (Lou Besé) più a valle di fronte a Maniglia.
La mulattiera che risale sulla sinistra della Provinciale in un’ombrosa pineta, conduce in vista dei caseggiati del Vallone di Maniglia (Lou Valoun – 1067m) e nel sito minerario del talco dismesso alla fine degli anni ’60 (30’).
Giunti in vista dei fabbricati della miniera, non si attraversa il ponte il ferro del Rio Molotta, ma si segue la mulattiera che si inoltra nel vallone costeggiando il muro di sostegno del tracciato della ferrovia decauville di servizio della miniera. Si attraversa quindi più a monte, il Rio Molotta e si risale con alcuni tornanti sul versante opposto sino a raggiungere i prati e le radure soprastanti. Da qui, con un percorso quasi pianeggiante si raggiunge (30’) il Serre di Maniglia (Lou Sère – 1132m).


Descrizione del percorso VS1A

Il percorso alternativo del Bâ Jouann è indicato a Maniglia nella zona del vallone e a Massello appena sopra il Ciaberso.
Considerando il percorso a partire dai prati di Ciaberso, si giunge abbastanza velocemente sulla dorsale del Bô Lonc, dove si lascia alle spalle il vallone di Massello.
Il paesaggio assume subito le caratteristiche impervie di questo tragitto.
Poco dopo, sulla sinistra si intravedono fra le pareti di roccia, i resti di piccoli campi coltivati in passato e ora invasi da una vegetazione selvaggia, riconoscibili dai tipici muretti di contenimento del terreno.
In breve tratto si raggiunge la zona della cava di pietra da copertura dei tetti La cariëro di Lâ Laramuza. Una deviazione a destra verso il basso indica il brevissimo tragitto da percorrere per giungere nel sito.
L’itinerario prosegue in modo suggestivo fino alla cengia di Bâ Jouann dove c’è un panorama insolito di Maniglia e sulla Valle di Perrero.
Attraversato il canalone che fa da confine tra Maniglia e Massello, si raggiungono i ruderi di Lâ Pazeirëtta, testimonianza di un’antica e disperata ricerca di pezzi di terra coltivabili.
Il sentiero, mantenendosi all’incirca sullo stesso livello altimetrico attraversa una zona ricca di vegetazione e disseminata di numerose pietraie con anfratti (La Balmâso) utilizzati in passato e anche durante la lotta partigiana come luoghi di ricovero e nascondiglio. In venti minuti si raggiunge la zona del Vallone di Maniglia; prima di scendere brevemente nel canalone del Rio Molotta, si possono osservare sulla sinistra i resti del deposito degli esplosivi usati per l’avanzamento nelle gallerie di talco. Attraversato il rio, si volge a destra e subito a sinistra in direzione Serre. Lungo quest’ultimo tragitto si notano ancora le tracce di un antico villaggio L’Oucho.