guarda la mappa a tutto schermo, vai su Google Maps!

 

Sono trascorsi pochi giorni dal rientro in Italia e quella confusione generata dalle emozioni viste e vissute nel corso di due settimane iniziano a sedimentarsi, diventando ricordi. Inizia a prendere forma l’immagine di dove siamo stati e di quanto sul momento non abbiamo realizzato perché già in cerca del luogo successivo, ma che ora diventa nitido. Che l’Alaska fosse un osso duro anche solo da visitare come turisti lo sapevamo, ma abbiamo dovuto dare fondo alle nostre energie per poter cogliere quanto era nelle nostre possibilità, trascurando solo ciò che era impossibile fare per assoluta mancanza di tempo. Inizio dunque la stesura dei ricordi prima che qualcosa vada perso, lasciando alla fine i commenti ed indicazioni che potranno essere utili per la comprensione di alcuni dettagli.

 

Sei anni fa, di ritorno dallo splendido viaggio nel Canada Occidentale, sembrava che il cassetto dei viaggi desiderati si fosse improvvisamente svuotato e che non sarebbe più stato possibile trovare dei sogni che, concretizzandosi, avrebbero potuto emulare la realtà appena vissuta. Non mancando di fantasia in materia onirica, siamo riusciti a far affluire nuovi sogni in quel cassetto, che poco per volta si sono realizzati. Ne era comunque rimasto uno che continuava a solleticare le fantasie. Forse anche perché un assaggio dell’Alaska l’avevamo già gustato al ritorno da Dawson City lambendone la parte più orientale, forse perché quella terra nella nostra immaginazione continuava a rappresentare la “frontiera”. Forse perché lo è veramente.