Day 10: mar. 23 agosto 2011

 

Villaggi e miniere a McCarthy / Kennikot e giù fino a Valdez, dove termina la pipeline.

 

 Si parte di buon’ora dal momento che oggi è prevista una lunga maratona in quella che forse risulterà essere la giornata più deludente in rapporto alle attese della vigilia. Il momento magico lo assaporiamo subito lungo la Richardson, dove il sole che sorge illumina le foreste e le radure dove i laghi riflettono il colore azzurro (su tutti il Willow Lake). Una visione che richiede lo scatto di diverse foto. Accade però anche un episodio significativo quanto curioso. Il traffico a quell’ora è quasi assente e le poche auto sfrecciano ad alta velocità. Ci fermiamo su un lato con le quattro frecce accese a segnalare la nostra presenza e col finestrino aperto scatto innumerevoli foto all’incantevole panorama. Una vettura sta per sorpassarci rallenta e ci affianca. Vedo un tizio che sta per dirmi qualcosa e, dimenticando di non essere in Italia, penso che mi punti la pistola per chiedermi il portafogli e quant’altro di valore. Cortesemente invece ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Ringraziamo mostrando la macchina fotografica ed il gentlemen capisce e con un sorriso si allontana. E pensare che una volta questo era il far west. Dopo una quindicina di mi. prendiamo verso est sulla Edgerton Hwy per 33 mi., dalla quale s’iniziano a vedere in lontananza i ghiacciai del Mount Drum (3600 mt) e di fronte il Mount Wrangell (4317 mt) con il Blackburn (4996 mt). Stiamo per entrare nel WRANGELL – ST.ELIAS N.P.&P. E’ di gran lunga il parco più grande degli States, tanto da contenere 6 volte lo Yellowstone. Meno noto e meno frequentato del Denali, ha un’accessibilità molto più difficile, tant’è che vi sono solo due vie stradali abbastanza complicate da percorrere e che comunque si addentrano relativamente poco all’interno del parco. Si può veramente dire che la presenza umana è molto rara. Si raggiunge CHITINA, dove si fermavano i treni che coprivano la tratta fra le miniere di rame di Kennikot ed il porto di Cordova per 60 miglia e si caricavano merci ed alimenti per gli 800 operai e le loro famiglie che lavoravano come minatori. Cadde in rovina nel 1938 con la chiusura delle miniere. Ora vi si trovano case che si sgretolano e pochi abitanti. Da qui, percorriamo l’accidentata McCarthy Road verso est, una strada costruita sul percorso della vecchia ferrovia che si snoda lungo le splendide Chugach Mountains e l’ampio Copper River verso la storica McCARTHY. Il viaggio da Chitina dura due ore e mezza solo andata ed ha il sapore dell’eternità. In rare occasioni si riescono a toccare le 30 mph, più sovente si è costretti a cercare di evitare le buche o di non restare impantanati nel fango. In questi casi non si superano i 10/15 mph. In realtà la strada non sarebbe proprio pessima, dipende solo dal mezzo con la quale la si affronta in considerazione della lunghezza (in tutto saranno 200 km di sterrato). Per trasformare il tracciato in carrareccia, le traversine vennero ricoperte di terra e pietre. Col tempo il fondo si scopre, facendo emergere i bulloni che tenevano insieme le traversine.

Il Kuskulana Bridge, un ponte lungo 160 mt per 177 di altezza fa trattenere il respiro al momento del suo attraversamento. E’ stato messo in sicurezza e sono stati posti dei guard rail, ma la vista del canyon che si apre sotto convince a rimanere concentrati sulla guida. C’è anche un vecchio ponte ferroviario in legno attualmente in disuso e tutta una serie di belle viste sul fiume grigio da scioglimento glaciale sottostante che si unirà al Copper River, il quale sfocia nel Pacifico all’altezza di Cordova.

Parcheggiamo in corrispondenza dell’immancabile Visitor Centre e percorriamo il mezzo miglio che porta alla passerella pedonale sul Kennikot river. Nel 1893 gli abitanti tesero una fune d’acciaio sul fiume e vi montarono un sistema di attraversamento a carrucola, rimasto in funzione fino a pochi anni orsono. Alle 11 prendiamo la navetta che percorre le 5 mi. verso KENNICOTT, raggiungendola verso le 11,30. E’ una ghost town abbandonata nel 1938 e sorge nel parco nazionale. Si trova su un pendio direttamente sopra il ghiacciaio Roots. Entrambe le località sono nate in seguito alla scoperta di quelli che erano i più ricchi giacimenti di rame della terra. Più che un paese può essere considerato un agglomerato di edifici usati per l’estrazione del rame. Quello che rimane è abbastanza in rovina, se pur interessante, e c’è da sperare che i lavori di restauro in corso possano intervenire prima che avvenga il crollo delle esili strutture in legno. Nel dirupo sotto il paese c’è una vera discarica dove regnano ferro e legno un tempo usati per le costruzioni, ai quali di tanto in tanto si aggiungono i rottami di qualcosa che nel frattempo è andato in rovina. Quella che era la power station è in buone condizioni ed all’interno si possono ancora vedere le caldaie con le quali si produceva l’energia necessaria all’estrazione. Chi vi lavorava era considerato un fortunato in quanto poteva operare in un ambiente caldo, mentre fuori le temperature scendevano a livelli abissali. Vi fu un incendio nel 1924, ma gli interventi furono molto rapidi in quanto la centrale era essenziale per il funzionamento tanto per la miniera che per la movimentazione del minerale. Non c’è molta gente in giro nonostante sia una località turistica assai segnalata dalle guide. In realtà non c’è molto da vedere in raffronto alla fatica necessaria per raggiungerla. Il tempo volge al brutto quando decidiamo di andare a fare una passeggiata al Jumbo Creek, un punto panoramico per osservare il Root Glacier sotto di noi. C’è anche un momento di suspense quando alcuni escursionisti provenienti in senso contrario ci informano che c’è un grosso orso nero (qualcuno parla addirittura di un secondo orso) che gira nella zona. Procediamo prestando la massima attenzione cercando di parlare ad alta voce al fine di segnalare la nostra presenza. Incontriamo solo altri viandanti che ci confermano la vista ma per nostra fortuna di orsi non se ne vedono. Quello con gli orsi è un rapporto che si rivela assai complicato: da un lato vorremmo vederli per poterli immortalare e conoscere più da vicino, dall’altro quando percorriamo dei sentieri a piedi è necessaria una certa attenzione per non sorprenderli. Qualora attaccassero avremmo ben poche possibilità di difesa. Di certo non ci sogniamo di dargli da mangiare poiché la multa ammonta a 500$. Rientrando facciamo un giro per il paese di McCarthy e non possiamo dirci altro che delusi. Un tempo era il paese che forniva servizi (da intendere anche come alcool e donne) ai minatori di stanza a Kennikot. Adesso vi si trovano poche case, alcune delle quali assai malandate. Non c’è niente che richiami l’attenzione se non degli artisti che dimostrano la loro stravaganza venendo ad esercitare qui. Un paio di negozi di oggetti regalo completano il quadro. Trascorrervi un giorno può risultare un’esperienza addirittura più lunga ed estenuante del viaggio sull’omonima strada con i suoi 60 mi. di sterrato. Via che intraprenderemo subito a seguire e che ci costerà altre due ore e mezza di guida paziente. Giunti a Chitina verrebbe da scendere per baciare l’asfalto, invece facciamo ancora qualche centinaio di metri di strada sterrata per vedere meglio le fishwheels (vedi zona di Nenana) sul Copper River. Dopo aver percorso a ritroso la Edgerton Rd. si continua sulla Richardson Hwy. Ci separano ancora 72 mi. da Valdez lungo una strada incredibilmente panoramica. Superiamo la Pump Station No. 12, l’ultima della serie incontrate partendo da Prudhoe Bay, lungo l’oleodotto Trans Alaska. Il tempo non è brutto ma il sole non c’è e questo non contribuisce a dare vivacità al panorama. Quando la stanchezza sembra affiorare, al mi. 28,6 ci troviamo di fronte all’imponenza del Worthington Glacier, che sembra sbarrarci la strada. Fortunatamente poi questa devia e lo evita, ma la mole di ghiacciaio poco prima del Thompson Pass rimane rimarchevole. Se si è ritirato come hanno fatto molti altri negli ultimi anni, viene da chiedersi fin dove arrivasse prima. Sono ormai le 19 ed il meteo ci presenta tutti i caratteri possibili della variabilità. Qui l’oleodotto passa sotto terra sulla traccia scoperta accanto alla strada. Tutt’intorno resistono ancora parecchi nevai, essendo una zona dove nevica molto e dove probabilmente piove anche molto, recependo l’aria umida proveniente dal Prince Williams Sound. Si parla di precipitazioni nevose che si aggirano sui 600-900 pollici per anno (15 – 20 mt.). L’area detiene infatti diversi record mondiali in quanto a nevicate annue, nel corso di una giornata, ecc. Al passo le nuvole sono appena sopra di noi, anzi sul punto sommitale ci troviamo in un tratto di nebbia dove la visibilità scompare del tutto. Si sbuca sull’altro versante, quello che porta al Sound. Macchie di azzurro nel cielo si alternano a tratti nuvolosi e lasciano trasparire un paesaggio idilliaco sotto di noi nella discesa verso Valdez. Quella che potrebbe essere considerata la porta di Valdez è il Keystone Canyon, dove si trovano il Bridal Veil e le Horsetail Falls, due belle cascate che sembrano fare da tendine a cotanta porta. Superata la strettoia al fondo della strada che scende dal Thompson Pass si apre di fronte a noi una piana che degrada verso il mare, dove è incastonata quella gemma che è VALDEZ. Poco prima delle 20 siamo nel B&B che ci ospiterà stasera. Anche qui la signora è assente ma sulla porta ci sono tutte le indicazioni per accedere. Chiamiamo la padrona di casa per segnalare il nostro arrivo e lei ci raggiunge in un paio di minuti. E’ una casa riccamente arredata che divideremo con tre ragazze madrilene, le quali dormono nella stanza adiacente. Si cena al Totem Inn a base di pesce (halibut e salmone), buona la qualità ma cucinato con scarsa fantasia. La cittadina è piccola come ci attendevamo, con un bel porticciolo per imbarcazioni da diporto, ma dispone di una posizione veramente incantevole. In merito al meteo probabilmente non ha la stessa fortuna, condividendo la sorte delle altre cittadine del Prince William Sound (Cordova e Whittier) ricca di pioggia e nebbie. Resta il fatto che le sue sono fra le poche acqua libere dai ghiacci per tutto l’anno anche se in inverno vi cadono in media 9 mt di neve, mentre in estate il termometro raggiunge max i 16°.


Pernottamento:  VALDEZ – Blessing House