Day 11: mer. 24 agosto 2011

 

Valdez e Glenn Hwy lungo le Chugach Mountains e il Matanuska Galcier fino a Palmer

 

Probabilmente gli abitanti del posto non giudicheranno male il tempo che troviamo all’uscita della Blessing House dopo un’abbondante colazione a self service. C’è sì foschia ma la visibilità è discreta. Peccato che per apprezzare appieno la posizione in cui si trova la cittadina occorrerebbe avere il sole, ma da queste parti sembra essere merce molto rara. Andiamo così a fare due compere e ci dedichiamo alla visita di alcuni luoghi al chiuso nella speranza che una brezza porti via questa bruma autunnale. Vediamo il Valdez Museum ed il Remembering Old Valde Annex. Sono due musei collegati fra loro e trattano i fili conduttori, nonché i temi che maggiormente hanno inciso nella vita locale: la storia dei nativi, la febbre dell’oro, il petrolio con la costruzione della pipeline, il terremoto del 1964 ed il disastro della Exxon Valdez.

Un segno tangibile di quanto possa essere sempre d’attualità il rischio sismico lo si vede dai cartelli che indicano le tsunami evacuations routes, ovvero le vie da seguire in caso di terremoto. Va ricordato che quanto si vede di Valdez risale come massimo al ’64, dal momento che la città è stata spostata di 6 km per essere ricostruita in posizione più sicura. Uscendo dal paese andiamo alla piattaforma per l’osservazione dei salmoni che depongono le uova (Crooked Creek Salmon Spawning Area) sulla Richardson Hwy.  Buttiamo un rapido occhio a Old Valdez, nient’altro che una spianata di erba, tutto è stato smontato e portato in posizione più sicura dopo lo tsunami. Vediamo molti camper parcheggiati in ogni spiazzo disponibile ed intendiamo che il momento coincida con la stagione di punta per la pesca al salmone. Perfettamente organizzati con grosse borse frigo, i pescatori se ne stanno con i piedi a mollo nelle basse acque del fiumi in attesa che qualcosa abbocchi. Quando tirano su una preda si ritrovano col pasto assicurato per qualche giorno. Gli orsi fanno sostanzialmente la stessa cosa, con l’unica differenza che stivano il pescato immediatamente nello stomaco e non lo conservano, mentre alcuni camper dispongono addirittura dell’attrezzatura necessaria per l’affumicatura. Andiamo a vedere il terminal dell’oleodotto sul lato opposto della baia: fra rigorose norme di sicurezza riusciamo a scattare un paio di foto ma purtroppo non si può entrare e salutiamo la pipeline che ci ha fedelmente accompagnati per quasi una settimana. A seguito dell’incidente che ha provocato uno dei peggiori disastri ambientali dovuti a perdite di petrolio, sono state prese delle misure tese a migliorare la sicurezza. Ma non tutte sono state già messe in opera, ad esempio le petroliere a doppio scafo diverranno obbligatorie nel Prince William Sound non prima del 2015. Attualmente sembra che i danni siano stati riparati e che flora e fauna siano tornate padrone dell’area. Restano comunque la moria che la marea nera ha causato e un inquinamento che per quanto mitigato dagli interventi resta latente sotto la sabbia delle spiagge.

La strada che sale al Thompson Pass taglia in diagonale la montagna e presenta poche curve. Sembra studiata appositamente per poter evacuare facilmente la neve ed agevolare il transito in una zona dove le precipitazioni nevose la fanno da padrone per buona parte dell’anno. E’ l’unica via stradale che collega Valdez col resto del mondo e va pertanto manutentata con tutta la cura. Come da copione, superato il passo, la nebbia lascia il posto al cielo sereno. Facciamo un camminata che non risulterà essere nemmeno tanto lunga per raggiungere il Worthington Glacier, con sue numerose fenditure. Visto da vicino perde un po’ dell’imponenza che ha da distante, dove si può vedere l’intero fronte. Risaliamo la Richardson Hwy fino a Glennallen e da qui percorriamo verso ovest la GLENN Hwy. per andare a visitare l’ultimo tassello che manca ancora a questo memorabile mosaico: la Kenai Peninsula. Per intanto ci godiamo una bella giornata con viste indimenticabili lungo la strada, soprattutto verso sud, dove scorre parallela la catena delle Chugach Mountains. Molto panoramico è l’Eureka Pass a 996 mt., con ampia vista sui ghiacciai che scendono formando scie lunghe decine di km. Uno di questi è il Matanuska Glacier, lungo più di 25 mi., con un caratteristico fondo glaciale bianco, mentre di regola i ghiacciai di queste dimensioni si “sporcano” lungo il loro tragitto fino a scomparire sotto alti strati di detriti. Una passeggiata di un mi. ci conduce verso alcuni punti panoramici sul ghiacciaio che pannelli esplicativi aiutano a meglio capire.

Uno di questi spiega come durante l’ultima glaciazione il Matanuska Glacier raggiungesse la zona di Palmer, per cui tutta la piana alluvionale della zona era sede glaciale e si è formata proprio a causa di questo. Pertanto, la fertilità del terreno è merito dei sedimenti lasciati dal ghiaccio, rendendola più favorevole alla coltivazione. Raggiungiamo Palmer (una trentina di mi. prima di Anchorage) per pernottare nello stesso motel della prima notte. E’ un luogo che non conosce il lusso, ma tranquillo e parcheggiare l’auto di fronte alla camera fa molto americano. Questa sera cambiamo ristorante per andare al Rusty’s, dove ci tocca in sorte uno squisito salmone grigliato, creme brulée e pudding con crema di whisky. Il tutto viene suggellato da una particolare birra aromatizzata ai lamponi. Non è un’emozione che cambierà le mie abitudini ma va annoverata fra le esperienza positive.

Faccio anche colpo su una bionda. Peccato che abbia la taglia dei pantaloni il doppio della mia e sia sbronza persa. In questo caso fortunatamente non ci sono pannelli esplicativi a fornire risposte ad eventuali perché.


Pernottamento: PALMER – Pioneer Motel