Day 12: gio. 25 agosto 2011

 

Il litorale del Turnagain Arm, la triste Whittier e Seward sotto la pioggia.

 

Di prima mattina, dopo aver fatto la solita “colazione in camera”, facciamo una digressione fino a Wasilla, dove dobbiamo comprare alcuni gadgets all’Iditarod Centre. La mattinata si presenta abbastanza nuvolosa, attraversiamo Anchorage per i rifornimenti del caso e proseguiamo verso la Kenai Peninsula. Per quanto sia ancora una città vivibile, dopo dieci giorni di country life, l’idea di vedere dei semafori ed il traffico urbano ci portano subito a rimpiangere le lande desolate dell’Interior che abbiamo lasciato. Le Hwy sono sempre a tre se non quattro corsie anche nella zona centrale. Il downtown sarà anche ridotto, ma le dimensioni della città sono enormi in raffronto alla popolazione che ci vive. Un concetto di città tipicamente americano ma arricchito dall’amore tutto alaskano di non pestarsi i piedi tra vicini. Imbocchiamo la Seward Hwy per uscire dalla città e costeggiare il Turnagain Arm sul lato nord. Qui abbiamo tutta una serie di punti in cui effettuare delle soste, dal momento che risulta essere una zona in cui braccio di mare che vi penetra per qualche decina di km. crea splendidi paesaggi. Il primo fra essi lo incontriamo al Potter Marsh, una palude a 16 km da Anchorage dove vivono folte colonie di uccelli acquatici, ben visitabile tramite centinaia di metri di passerelle. Un pannello esplicativo ci spiega come le rane che vivono negli stagni sono state in grado di modificare la loro struttura interna.

Lungo la litoranea ci fermiamo brevemente al Chugach State Park Headquartes, dove si trova un treno spazzaneve che veniva usato durante le rigide stagioni invernali per mantenere sgombra la sede ferroviaria fra Seward e Anchorage. Facciamo ancora un paio di fermate sul Turnagain Arm. Non c’è molto da vedere in quanto più ci inoltriamo verso l’interno, più scuro diventa il cielo. Si riesce solo ad intuire la magnificenza di quanto ci sta di fronte. Abbiamo comunque un’altra carta da giocarci fra due giorni quando saremo di ritorno da questo percorso obbligato. Trascuriamo, almeno per il momento la deviazione che porta al Kenai, per meglio vedere i ghiacciai di Portage che scendono fin quasi a livello del mare o restano pensili come fossero su un trespolo. Riusciamo a malapena ad immaginare come potrebbe apparire il tutto sotto una giornata di sole. Decidiamo di fare una visita a WHITTIER, attirati più dalla sua stranezza che non dalle bellezze che vi si potranno ammirare. In realtà non è poi così male come potrebbe sembrare, certo che la costruzione di un paesino in un luogo simile non poteva che dover attendere alle esigenze di segretezza militare. Si trova a 18 km dalla Seward Hwy. Forse il villaggio con peggior meteo in Alaska e non si smentisce dal momento che oggi peggiora fino a sconfinare in una pioggia intensa, tanto che per la prima volta dobbiamo sfoderare gli ombrelli rimasti finora all’asciutto. Ed è probabilmente per le sue frequenti nebbie che l’esercito americano pose in questa baia una sua importante base durante la seconda guerra mondiale. La posizione protetta dalle montagne e il Prince William Sound libero dai ghiacci durante tutto l’anno fecero il resto. E’ collegata al resto del Paese via terra da un lungo tunnel di 2,7 mi., l’Anton Anderson Tunnel, ricavato sul tracciato ferroviario. Infatti sulla stessa via passano i treni e le auto a senso alternato. Quando arriviamo noi l’attesa è di mezz’ora, ma non ci demoralizziamo né per l’attesa né per la pioggia. Si da il caso che in mattinata in un supermercato di Anchorage abbiamo pescato un trancio di salmone e l’occasione ci è propizia per ammazzare il tempo creando gustosi tramezzini. Quando alle 12,30 ci danno il via libera il pranzo è ormai finito e siamo pronti per andarci a prendere un caffè nel “centro” di Whittier. Il passaggio nel tunnel costa 12$ per a/r e non è molto adatto per chi soffre di claustrofobia. Era stato costruito per farci passare il treno e le dimensioni non sono mutate da quando è stato aperto anche al traffico veicolistico. 

C’è comunque un porticciolo gradevole in una zona dove si assiepano alcuni negozi, detta Triangle, e c’è almeno qualcosa da vedere. L’hinterland è invece veramente squallido: vi si trova un casermone dove attualmente vive circa l’80% dei locali, il Begich Tower, un edificio di 14 piani. Forse l’unico palazzo abitativo che abbiamo visto in tutto il viaggio. Quando era una cittadella militare la popolazione di Whittier viveva in un unico edificio, il Buckner Building, oggi abbandonato. Il resto sono dei magazzini o piccoli stabilimenti per la lavorazione del pesce, il tutto in mezzo ai rottami di veicoli abbandonati. Probabilmente c’è più da vedere come curiosità che non come attrazioni turistiche vere e proprie. Se la giornata fosse bella si potrebbero invece ammirare le cascate che scendono dai ghiacciai incombenti sopra il paese. Il tutto immerso in un verde profondo, e non potrebbe essere diversamente, viste le abbondanti precipitazioni che si susseguono durante tutto l’anno.

Nei dintorni si ergono centinaia di alberi morti. E’ un fenomeno che si vede spesso e ricorda sempre il terremoto del 1964, quando grandi superfici boscose furono inondate dall’acqua salata dello tsunami.

Sotto una pioggia battente rientriamo sulla Seward Hwy per iniziare l’umida esplorazione della penisola del Kenai. Trascuriamo la deviazione per Hope che visiteremo dopodomani e puntiamo verso sud. Andiamo direttamente a destinazione con due brevi fermate in punti dove nonostante la pioggia il paesaggio è splendido. Alle 16,30 siamo alla nostra meta di SEWARD e ci attiviamo per procurarci una sistemazione alberghiera. A seguire si visita l’Alaska Sealife Centre, il quale ci aiuta a capire le vita di fauna e flora che abitano del coste del Sound. Anche qui le informazioni sono per un pubblico non scientifico e tendono a dare una spiegazione ai semplici perché di ognuno, dischiudendo in tal modo una mole di nozioni finora sconosciute. Per meglio comprendere quanto abbiamo appena visto, a continuazione affrontiamo la cena con un misto di pesce. Passeggiata finale allo Small Boat Harbour, il porticciolo nel quale sono anche attraccati i pescherecci. Intorno vi si trovano gli stabilimenti per la lavorazione del pesce.

Il Mt. Marathon ce lo dovremo riservare per una prossima occasione, infatti sulla montagna che domina Seward è piovuto tutto il giorno e pensare di raggiungerla con una camminata non era molto salutare. Lungo il tracciato più ripido, ogni anno a luglio si svolge una corsa con un percorso circolare di 3 mi. nella quale a causa dell’asperità del terreno accompagnata all’enfasi dei concorrenti sembra che il centro di primo medicamento abbia parecchio lavoro.

Seward è forse il più bel villaggio incontrato finora. Possiede un’urbanistica, ha una bella passeggiata in legno che guarda verso il mare e dispone di un museo marittimo di prim’ordine. E’ anche punto d’attracco delle navi da crociera che partono dagli USA, risalgono la costa del Pacifico nell’Inside Passage e sbarcano qui per condurre i facoltosi clienti sul treno che li porterà verso nord, volendo fino a Fairbanks passando per Anchorage e per il Denali.


Pernottamento:  SEWARD – Sea Trasures Inn