Il viaggio in Alsaka rappresenta la destinazione finale in chi si ritrova a proprio agio con gli spazi liberi e il wilderness in generale. Una vera apologia del maestoso e del selvaggio. E’ quindi difficile stabilire una frequenza sulla quale sintonizzarsi e con la quale relazionarsi, in modo che le attese non vadano deluse o vengano semplicemente sopravvalutate. Mi rendo conto a posteriori di come sia tanto difficile stabilire un rapporto con questo territorio e di come non ci sia alla fine riuscito appieno. Troppo vasto e selvaggio per visitarlo come turista e il tempo a disposizione risulterà infinitesimale per viverne interamente le emozioni. Non credo di essere stato in grado di trovarne un compromesso, mai che ciò fosse stato possibile. Percorrere solo le strade principali ed alcune sterrate non è sufficiente per rendere l’idea di quanto hai di fronte. In alcuni casi è perfino necessario scendere a compromessi con delle organizzazioni turistiche per accedere a certi luoghi (vedi la Dalton Hwy), accettando la condivisione del viaggio con turisti le cui attitudini sono diametralmente diverse dalle nostre. La natura incontaminata non va solo vista, va vissuta. Nel contempo le escursioni devono essere selezionate con criteri di cautela. L’ambiente naturale così imponente richiede una prudenza non necessaria altrove. Innanzitutto per la presenza degli orsi, la cui pericolosità è tutta da accertare, ma resta il fatto che si è soli ed indifesi nei loro confronti. Gente in giro ce n’è poca ed è meglio non trovarsi nella condizione di dover chiedere aiuto. Per contro, non conoscendone la reale pericolosità, si rischia di eccedere nell’atteggiamento di prudenza. A questo si aggiunge che i sentieri sono di regola poco battuti quando addirittura assenti, disperdendo in tal modo gli escursionisti. Cosa che alle nostre latitudini sarebbe un bel vantaggio. Con questo, il rischio di non capirsi con l’Alaska risulta assai elevato. Occorrerebbe viverci un’estate intera e non far dipendere il successo della visita di un luogo dalla giornata di meteo avverso. La sensazione costante è comunque quella di trovarsi proprio nella “last frontier”, come reclama perfino lo slogan scritto sulle targhe delle auto. E qui l’uomo torna ad essere un animale integrato con tutti gli altri, e come tutti deve guadagnarsi la vita con l’intelligenza e la forza. Ma sempre e comunque coi propri mezzi, coscienti che la propria sorte non può dipendere da altri.

Carattere Alaskano: è sicuramente molto diverso dal resto degli americani. Va comunque rimarcato come sia in genere cordiale e rispettoso degli altri, a discapito della rudezza del territorio in cui vive. Forse questo è dovuto anche al fatto che essendo in pochi si finisce per non logorarsi reciprocamente e ne incrementa la solidarietà. O più semplicemente perché sono educati. A prescindere dal fatto che la maggior parte degli abitanti non sia nata in Alaska, quando arrivano qui assumono rapidamente le specificità del luogo, che sono quelle di un carattere nato circa un secolo fa, fatto di capacità a resistere le avversità nella natura. In principio l’emigrazione era costituita da esploratori e probabilmente da gente in cerca di avventura o che non aveva niente da perdere. I lineamenti erano quelli di gente rude, combattiva e pronta a tutto, in tipico stile da far west. Questo atteggiamento si è ridimensionato ed oggi si trovano ad affrontare la natura con altri mezzi, pur conservando una capacità di arrangiarsi non facile da trovare ad altre latitudini. L’autonomia e la mancanza di condizionamenti esterni sono due fra le maggiori caratteristiche per sopravvivere in un ambiente tanto ostile. Proprio qui si può chiarament e apprendere come l’arte di lamentarsi non contribuisca a tirarsi fuori da una situazione difficile.

E’ forte il senso della privacy, la costruzione delle case richiede sempre una minima distanza, non meno di 3-400 mt. una dall’altra. Un ulteriore caratteristica che balza immediatamente agli occhi di un europeo è l’estrema informalità della gente, a prescindere dal ceto sociale, dalla professione o quant’altro. Un modo di proporsi impostato sulla semplicità, sempre amichevole, mai invadente, che tuttavia lascia da parte cerimonie e fronzoli. Viene da pensare che in Alaska il mercato delle cravatte non tiri molto. E’ il regno del casual, tanto nel vestirsi che nell’atteggiarsi. La natura imponente ovunque ci si trovi ed i lunghi inverni fanno sì che il superfluo e l’opulento vengano eliminati fin da subito, ma non a scapito di quello che serve veramente come i potenti fuoristrada. Il contraltare, sempre agli occhi di un europeo, si chiama disordine. Le case non si distinguono per ordine ed neanche per l’igiene, che a volte diventa mania alle nostre latitudini. Gli ampi spazi e le basse temperature fanno sì che si possa anche transigere su qualcosa.