Day 2 : lun. 15 agosto 2011

 

Alla ricerca dell'oro presso l'Hatcher Pass e a volo d'angelo sulle montagne del Denali da Talkeetna.


Non diamo nemmeno il tempo alla sveglia di fare il suo lavoro ed alle 6,30 siamo già in piedi, pronti a scattare. E’ anche vero che ieri sera siamo andati a letto presto. Una frugale colazione in camera sfruttando il fatto di poterci fare il caffè in loco e via sulla Glenn Hwy per vedere dall’esterno la Musk ox farm, un allevamento di buoi muschiati che aprirà solo più tardi. Vediamo comunque da fuori questi strani bovini, abitanti delle terre artiche e capaci di sopravvivere a condizioni estreme grazie al qivut, un pelo tanto fine quanto folto, che viene usato dagli indiani per creare indumenti molto caldi. Costa una fortuna in quanto la resa è bassa e richiede molta lavorazione.

Mentre procediamo ci soffermiamo per ammirare il largo letto del Susitna River da un punto di osservazione in alto, con le Chugach Mountains sullo sfondo. Molti fiumi si sono creati ampi spazi alluvionali nei quali finiscono per scorrere impetuosi all’interno di un alveo ristretto. Probabilmente in primavera danno sfogo alla loro maestosità, occupandone la più parte.

Saliamo verso l’Hatcher Pass dalla Wasilla-Fishook Rd, una strada di 49 mi. che attraversa i monti di Willow, percorribile fra il disgelo in giugno e le prime nevicate di settembre. Spendiamo un paio d’ore con profitto nella visita della Independence Mine State Historical Park. Vi si trovava una grande miniera d’oro, abbandonata nel 1955. Era la seconda in Alaska per produzione. Il luogo è ormai diventato un museo e con l’aiuto dei cartelli esplicativi si può capire la vita ed il lavoro dei minatori. Condizioni particolarmente difficili in inverno a causa della neve e delle basse temperature. Saliamo quindi all’HATCHER PASS a 1.184 mt e da lì proseguiamo a piedi sull’April Bowl Trail per raggiungere l’Hatch Peak con un dislivello di 300 mt. La quota è sui 1.500 mt. e la vista spazia dalla pianura di Willow a ovest fino a quella del Mat-Su a est. L’Alaska Range ed il Denali sono invece in parte oscurate da nuvole. Sulla punta incontriamo una simpatica coppia di giovani dell’Oregon e da loro apprendiamo che sono stati recentemente nel gruppo del Gran Paradiso, mentre un’aquila reale gira sopra di noi in cerca di prede più piccole della nostra taglia. Scendendo dal passo su strada sterrata ritorniamo a vedere una vegetazione composta sostanzialmente da betulle con fitto sottobosco, il cui limite raggiunge indicativamente la quota degli 850 mt. Oltre c’è spazio solo per arbusti ed infine per muschi e licheni. Il pranzo è di quelli alla buona, in prossimità di un torrente che scende impetuoso, con del prosciutto prefabbricato in chissà quale stabilimento chimico. Lungo la strada vediamo alcune persone intente a setacciare l’oro nei torrenti con le apposite padelle. Ci sono anche molti cartelli che vietano la ricerca dell’oro nei torrenti in quanto sono state concesse delle licenze a privati. Passiamo a WILLOW senza neanche fermarci e prendiamo la George Parks Hwy in direzione nord per risalirla fino a TALKEETNA sotto un cielo sereno. Famosa stazione di trading dei cercatori d’oro tra il 1800 e il 1940, il villaggio è la base per le spedizioni nel Denali ed in particolare al McKinley. Lungo la strada non è difficile trovare la frequenza giusta che sintonizzi la radio su musiche country per fare da colonna sonora all’ambiente circostante. Lo sfondo inizia a costellarsi di vette imbiancate che brillano sotto i raggi del sole ed un forte prurito ci assale: la bella giornata si presterebbe ad un giro aereo intorno alle vette del Denali. Decisi a carpire il diem ci dirigiamo presso una compagnia, la quale ci dice che c’è solo più posto alle 18,30, ma la Air Taxi ha spazio fra mezz’ora: affare fatto e di lì a poco indossiamo i sovrascarponi per poter scendere sul ghiacciaio. In realtà la nostra ambizione si limitava alla vista dall’alto, ma ci è stato offerto un upgrade senza costi aggiuntivi per aggregarci ad un gruppo che aveva scelto anche l’atterraggio sul ghiacciaio. Il tutto per il corrispondente di 120 € ed una durata di un’ora e mezza. Già poco dopo il decollo con il piccolo aereo da 10 posti incominciamo a strabuzzare gli occhi alla vista del suolo da cui ci siamo appena staccati. A poche decine di metri di quota iniziamo a vedere gli ampi alvei di ben tre fiumi che s’incontrano. E’ una zona molto caratteristica e per questo difficile da percorrere in auto. Anche se i fiumi Talkeetna, Susitna e Chulitna hanno una portata considerevole ma non grande, il loro letto ha una larghezza che supera il km. Saliamo al massimo a 3.200 mt. mentre l’atterraggio sul ghiacciaio avviene intorno ad una quota di 2.300 mt. E’ un’esperienza a dir poco esaltante ed a dir poco umiliante: esaltante perché aggirarsi fra quelle vette ricoperte di ghiaccio ed i ghiacciai lunghi decine di km è un’emozione provata rare volte in passato (FotoA - FotoB - FotoC - FotoD - FotoE). Al tempo stesso è umiliante affrontare la montagna in questo modo, come turisti incapaci di affrontarne le asperità ed inclini invece alle comodità offerte dal progresso. In sostanza un gran bel momento, ma non fu vera gloria. E che il McKinley ci perdoni, se siamo scesi a questo compromesso è perché non eravamo in grado di affrontarlo in stile alpinistico. Alle 17,30 siamo di rientro (FotoA - FotoB) alla base di Talkeetna. Passiamo brevemente al cimitero dove si trova la tomba di Sheldon, uno dei più famosi aviatori alaskani e forse anche della stessa America, che si è guadagnato la fama in recuperi di alpinisti feriti ai limiti dell’impossibile. Vi si trova anche la lapide che ricorda tutti gli alpinisti caduti sulle montagne del Denali, elencandone i nomi. Attraversiamo il villaggio di Talkeetna rincorsi dalla fretta di non arrivare troppo tardi all’accomodation di stasera. In realtà è una delusione: ci si aspettava un paese in stile far west, ma è un agglomerato in cui regnano il disordine e le boutiques di pseudo artisti ritiratisi da queste parti. E’ composto da quattro vie, di cui tre non asfaltate ed infangate. Il resto è fatto da cappelloni alternativi che ormai hanno fatto il loro tempo. Varrebbe invece fermarsi in continuazione lungo le 125 mi. di Hwy che ci portano a Carlo Creek. La luce del sole calante rende i colori ancora più caldi ed ogni angolo sarebbe degno di una cartolina. L’alta vegetazione che corre lungo la strada impedisce sovente di vedere oltre, ma le vette del Denali si stagliano nitide verso nord. Costeggiando il DENALI STATE PARK raggiungiamo CANTWELL, da dove si diparte la Denali Hwy. 3 che taglia in direzione est, e il BROAD PASS, in realtà un altopiano a quota 850 mt. che attraversiamo quasi senza accorgercene quando sono ormai le 20. La sagoma degli ultimi pini isolati nel nulla circostante si staglia al sole che sta per tramontare, quando mancano ancora una ventina di miglia a Carlo Creek.

Raggiungiamo il campeggio dove avevamo prenotato una log cabin (bungalows costruiti con tronchi di legno orizzontali sovrapposti). E’ caratteristica in quanto ha il tetto ricoperto di vegetazione e vi si trovano persino alcuni alberelli la cui altezza supera il mt. I servizi si trovano ad una cinquantina di mt. che occorre percorrere prestando attenzione agli alci che di tanto in tanto vi si aggirano, ed hanno già lasciato le loro tracce sul terreno. La notte trascorre nella massima tranquillità dopo una cena gradevole in luogo turistico ma avvincente. Del resto, oltre ai turisti che si avvicinano al Denali, chi vi abita non vi si può incontrare altro di economicamente attraente per viverci.

Rilevata la presenza al ristorante di diversi italiani, i quali hanno prenotato tramite booking in un centro che si trova nelle vicinanze.

 

Gli orsi bruni sono presenti in tutto lo Stato in modo abbastanza uniforme. Quelli neri sono anche presenti in ovunque ad eccezione del North Slope, unica ragione in cui vivono invece gli orsi bianchi. Si può dire in sostanza che in ogni regione vivono almeno due specie di orsi.

Pernottamento:  CARLO CREEK - Carlo Creek Lodge