Day 13: ven. 26 agosto 2011

 

 A Kenai ed a Homer lungo la Sterling Hwy, la via dei salmoni. 

 

Sebbene le previsioni non lascino grandi speranze per un miglioramento, scopriamo che anche i meteorologi locali possono sbagliare. Si va a vedere l’Exit Glacier poco distante da Seward, che ieri abbiamo tralasciato causa pioggia. Dal centro visitatori prendiamo un sentiero lungo il quale ci sono dei cartelli indicanti delle date. Sono gli anni che segnano il termine del ghiacciaio e stanno ad indicare come il suo ritiro sia stato rimarchevole. Ancora negli ultimi dieci anni si è assistito ad un pesante ridimensionamento. Facciamo il giro per vederlo dall’alto e sul lato inferiore. Risulta ancora imponente e viene da chiedersi come poteva essere anche solo all’inizio del secolo scorso quando il fronte si trovava alcuni km più avanti. Ci fermiamo a MOOSE PASS, un grazioso paesino impreziosito dal verde circostante. In un piccolo ufficio postale consegniamo le cartoline ad un’impiegata che esercita la sua professione con il sorriso sulle labbra. Riprendiamo la Seward Hwy in direzione nord seguendo parallelamente le rotaie dell’Alaska Railroad lungo il Kenai Lake per raggiungere la Tern Lake Jct. Un bel lago con il cielo che vi si specchia dentro invoca una fermata prima d’imboccare in direzione ovest la Sterling Hwy. Raggiungiamo subito una zona molto trafficata: è la stagione della pesca dei salmoni ed arriva gente da tutte le parti per partecipare all’evento. Uno sport che riempie i freezer per l’inverno. E’ tutto un proliferare di camper e auto parcheggiate o in movimento con un unico obiettivo. C’è anche un traffico commerciale da e verso Homer, ma soprattutto nella zona di Soldotna e Kenai City, cuore dell’industria petrolifera. Sotto un bel sole ci riempiamo gli occhi (e ce ne sarebbe anche per il palato) della vista dei torrenti che scendono ricchi di salmoni. Casomai non avessimo accumulato sufficienti ore di guida su sterrato facciamo una deviazione per la Skilak Rd., un bypass di 19 mi. dal quale si dipartono bei sentieri. Prendiamo lo Skilak Loop Rd, non tanto lungo, per andare a vedere le strette del fiume Kenai, un canyon al fondo del qualche scorre turbolento il corso d’acqua. Poco più avanti si apre e si tornano a vedere i pescatori in attesa delle ambite prede. Premesso che esistono 5 diversi tipi di salmone, ogni periodo della stagione estiva ha il suo momento adatto per la pesca di un tipo o dell’altro. Questo è il momento buono per il silver salmon, di colore rosso e dimensioni notevoli, e dura per 5-6 settimane. Attraversiamo SOLDOTNA, un centro già relativamente grande ma che non presenta attrazioni degne di nota e ci dirigiamo verso il lato meridionale del Turnagain Arm per giungere a KENAI CITY, la quale ci appare più bella di quanto non riportassero le relazioni.

Kenai vive sui conservifici per l’inscatolamento del salmone e soprattutto sull’industria petrolifera. Nel Cook Inlet vi si trovano 15 piattaforme ed alcune superpetroliere. Poco distante dalla costa vi sono grandi stabilimenti petroliferi della Conoco Phillips, una delle ex “sette sorelle” di cui al giorno d’oggi si è perso il conto. Nel tranquillo paesino dove il tempo sembra essersi fermato ai tempi in cui si poteva ancora fare a meno del petrolio spicca la bianca chiesa ortodossa, segno del passato russo e di una religione ancora attiva in tutta la penisola. Anche qui il Visitor Centre ha dimensioni sproporzionate. Costeggiando l’Inlet scendiamo in direzione sud sulla Kalifornsky Rd. per arrivare a KASILOF, riconducendoci sulla Sterling Hwy senza dover riattraversare la trafficata Soldotna. Nel trasferimento verso Homer il cielo resta sereno, breve stop a NINILCHIK, antica comunità fondata nel 1820, continua ad avere una forte influenza russa nella sua popolazione. Sulla collina sovrastante spicca una chiesa ortodossa russa con le caratteristiche cupole a cipolla. Non ci sarebbe comunque materia per trascorrerci molto tempo. Non ci fermiamo a CLAM GULCH, regno del clamming, attività di estrazione dei cannolicchi dalla sabbia. Per alcuni uno sport, per altri un’attività economica. Arriviamo infine a HOMER, dalla quale avevamo grandi aspettative ma della quale restiamo un pò delusi. E’ un villaggio che vorrebbe essere turistico, ma risulta informe, tanto che facciamo difficoltà ad orientarci per trovare il filo conduttore anche solo per cercare un ristorante. L’attrattiva di maggior interesse è certamente l’Homer Spit, una caratteristica striscia di sabbia lunga 7 km che penetra nella baia e larga qualche centinaio di mt.  

Dopo cena andremo a farci un giro senza trovare altro che campeggi, ristoranti ed un porto per la pesca. L’unico monumento è dedicato a coloro i quali hanno perso la vita in mare. La sistemazione è invece il meglio che ci potesse capitare. Si trova sulla collina che domina Homer, con vista ineguagliabile sulla baia che penetra in quest’ultimo lembo di terra della Kenai Peninsula. Sull’altro lato vi si trovano montagne i cui ghiacciai scendono fin quasi a lambire il fiordo. Il B&B è infatti una villetta signorile sull’East Hill Rd gestita da una coppia hawaiana. Anche qui, quando arriviamo troviamo tutto aperto e seguiamo le istruzioni lasciateci con dei foglietti appesi all’ingresso, le quali ci conducono alla camera. Del resto chi affitta delle camere se non è in pensione, durante il giorno ha un’attività e non rientra che alla sera. Usciamo per cena ed al nostro rientro conosceremo Star, la fortunata proprietaria della sistemazione. La coppia ha due figli ed hanno una serie di attività che sembrano rendere bene. Accanto a quella di B&B in casa loro, ne hanno un’altra più in basso in paese dove affittano anche alloggi, mentre lei gestisce una autolavaggio. Il marito si occupa di servizi legati alla pesca del salmone: affumicano e spediscono ovunque il pescato di chi giunge da queste parti in aereo, noleggiando tutta l’attrezzatura, e pescano loro stessi vendendo il prodotto finito. Tutto questo in estate: nelle altre stagioni quando i turisti se ne vanno, emigrano anche loro per andare nel loro Stato d’origine, le Hawaii, dove gestiscono delle attività immobiliari. Parlando con Star, ci dice che la gente del posto lavora intensamente durante la stagione estiva per ricavare il denaro necessario per vivere gli altri mesi dell’anno. I locali sono molto spartani e non sono interessati al lusso, pertanto non necessitano di molto denaro. Il rimanente se lo procurano con la caccia, la pesca ed il taglio di legna per il riscaldamento e per fare dei lavoretti di artigianato. Il superfluo non appartiene al carattere alaskano, in un Paese dove è già difficile provvedere all’essenziale. Del resto i locali amano godersi il loro paesino quando questo si svuota di turisti, tornando ad essere una piccola e tranquilla comunità fino alla prossima estate. Pur essendo, con tutti i limiti che il paragone può avere, una Riviera dell’Alaska, il business del turismo non si è ancora impossessato di Homer e forse quanto a prima vista si poteva giudicare negativamente potrebbe essere rivalutato in quest’ottica.

 

Pernottamento:  HOMER – ALHOA B&B