Day 14: sab. 27 agosto 2011

 

Rientro sulla Sterling Hwy. Incontro con orso a caccia di salmoni. Tramonto sul Turnagain Arm.

 

Ripartiamo percorrendo la Sterling Hwy a ritroso. Lungo la strada vediamo molti fireweeds, sono dei fiori presenti anche da noi e che rappresentano una costante in tutta l’Alaska centro meridionale. Solo che qui sono ancora ben fioriti e rappresentano una macchia tinta rosa fucsia notevole. Se ne fanno anche delle buone marmellate.

Non facciamo grandi fermate dal momento che si tratta della strada di ieri, ma questa volta, riprendendo la Skilak Rd., ci addentriamo in un altro sentiero, il Bear Mountain Trail di 2,5 km a/r, che percorriamo parlando in continuazione per segnalare la nostra presenza ad eventuali orsi che si trovino in zona. Un gran bel paesaggio di si apre sotto di noi, con laghi incastonati nella fitta vegetazione. Continuando sulla Sterling Hwy ci avviciniamo al Russian River, notoriamente ricco di salmoni. In prossimità del traghetto a filo che permette ai numerosi pescatori l’attraversamento del Kenai river, incontriamo un simpatico signore con sigaro in bocca e la barba bianca che sembra appena uscito da un film, al quale chiediamo circa le possibilità d’incontrare non troppo da vicino gli orsi dediti alla pesca. Con la cordialità che è propria alla gente del posto ci indica un’area campeggio, dalla quale si può scendere verso il Russian river e lì con buone probabilità trovare chi cerchiamo. Ma attenzione! Gli orsi non sempre sono gli animali paciocconi raccontati dai fumetti. Seguendo attentamente le sue istruzioni ci ritroviamo su una passerella che costeggia il fiume, in realtà più simile ad un torrente la cui profondità non supera il mezzo metro. L’acqua è letteralmente colorata di rosso dei salmoni, alcuni sbattono la coda nel gesto di depositare le uova, altri accennano solo più qualche movimento, parecchi sono immobili o riversi. Hanno raggiunto la loro meta ed hanno portato a termine la loro missione, quindi giacciono morti dopo tante fatiche e tanti rischi corsi durante il percorso. Un nugolo di gabbiani cerca a sua volta di portare a casa il pasto beccando le carogne di salmoni. Più in basso incontriamo alcuni pescatori, i quali ci avvertono che poco prima hanno visto un grosso orso bruno attraversare la passerella con un bel salmone in bocca. Proprio quello che cercavamo: procediamo con cautela fino a quando, seminascosto dai cespugli ne vediamo uno con le zampe a bagno nell’intento di procurarsi il pranzo. Trovandosi a pochi metri da noi restiamo immobili, presi contemporaneamente dal timore che ci venga incontro ed il piacere di vedere la scena. L’animale è tranquillo e non appare per nulla disturbato dalla nostra presenza. E’ così che iniziamo ad osservarlo ed a scattargli foto. Ad un certo punto va a cercare le prede sull’alto lato del fiume e la cosa non ci dispiace affatto. Lo zoom è stato creato per questo ed anche se non siamo troppo vicini va bene lo stesso. Prova ad afferrare dei salmoni tanto con le zampe che tuffando la testa sott’acqua ma senza successo. Nonostante la mole, la goffaggine che gli è propria gl’impedisce di fare bottino sui pur stanchi ma sempre sfuggenti pesci. Soddisfatti dell’incontro ravvicinato ma non troppo, rientriamo dopo aver impresso la scena classica che non manca in nessun catalogo che illustri le meraviglie dell’Alaska: per la serie quanto i sogni si trasformano in ricordi. Il tempo si guasta ed arriva perfino a piovere. Uno giro per HOPE sotto un mezzo sole, ci consente di fare un salto indietro nel tempo. Pur non essendo una ghost town, sembra che il tempo si sia fermato e con esso si respira un modo di vivere lontano anni luce dalla frenesia occidentale. Rientrando verso l’interno torniamo a trovare la pioggia che avevamo lasciato poco prima ed arriviamo nella zona di PORTAGE, piove di stravento ed andiamo al Begich Boggs Visitor Center. Chiediamo se sono previsti dei miglioramenti che ci consentano di ritrarre questi paesaggi da cartolina, basterebbe uno squarcio di sole fra stasera e domattina. Gentilmente e quasi sorridendo ci dicono che bisognerebbe veramente avere molta fortuna, dal momento che il sole fa la sua apparizione non oltre un paio di giorni al mese. Lo sguardo di compassione testimonia che non stanno mentendo. E che siamo nel regno dell’acqua in ogni suo stato e lo si vede in modo molto evidente. L’acqua dei vasti laghi su cui galleggiano gli iceberg, il ghiaccio dei campi gelati dell’Harding Icefiled che scende fino ai laghi, la pioggia e le nebbie in sospensione. 

Visitiamo il Wildlife Conservation Centre, un’istituzione no profit che si trova ad una decina di km da Portage, in una zona più asciutta nel luogo in cui termina il Turnagain Arm. Qui vengono allevati o curati animali selvatici abbandonati (ci sono due piccoli alci ancora nutriti col biberon) oppure trovati feriti. E’ l’occasione per rivedere gli animali incontrati durante il viaggio ed al tempo stesso incontrarne alcuni non visti finora (bisonti, linci, ecc.). Vi si trovano molti bisonti in quanto è in corso un progetto per reintrodurre questo animale, pertanto una mandria in semilibertà che conta circa una cinquantina di capi verrà liberata entro il 2013.Visitiamo il Wildlife Conservation Centre, un’istituzione no profit che si trova ad una decina di km da Portage, in una zona più asciutta nel luogo in cui termina il Turnagain Arm. Qui vengono allevati o curati animali selvatici abbandonati (ci sono due piccoli alci ancora nutriti col biberon) oppure trovati feriti. E’ l’occasione per rivedere gli animali incontrati durante il viaggio ed al tempo stesso incontrarne alcuni non visti finora (bisonti, linci, ecc.). Vi si trovano molti bisonti in quanto è in corso un progetto per reintrodurre questo animale, pertanto una mandria in semilibertà che conta circa una cinquantina di capi verrà liberata entro il 2013.

Per quanto in genere tutti dispongano di molto spazio e non siano rinchiusi in gabbie anguste, si capisce che non sono in libertà soltanto a guardarli. Hanno un’espressione dimessa, verrebbe da dire triste. Ben diversa da quella dei loro “parenti” visti nei giorni scorsi.

 

Il cielo torna a schiarirsi e ci permette di vedere l’ultimo tramonto sul fiordo in una moltitudine cromatica che non ha eguali. Il sole traspare da ovest dietro le strisce di nuvole rimaste e getta i suoi raggi sull’acqua ottenendone un brillante riflesso.

 

Raggiungiamo la sistemazione che si trova poco distante dalla baia, il Brown Bear Motel. E’ la più spartana che abbiamo incontrato finora, ma non priva di un fascino antico che secondo un’altra interpretazione potrebbe anche definirsi vecchio. Ulteriore sorpresa al momento della cena. E’ sabato sera e nel ristorante/saloon poco distante c’è un gruppo country che suona. A metà serata vediamo tutti i presenti, cantanti per primi, farsi fare la foto con una bella ragazza che si trova fra lo sparuto pubblico. Scopriremo poi che è una truck driver divenuta famosa in tutti gli USA grazie ad una serie televisiva che va ad indagare fra i vari mestieri, e quello della signora non è sicuramente fra i più semplici. Guidare camion in Alaska richiede molte doti alle quali lei aggiunge anche un discreto fascino personale. Ad un certo punto abbiamo l’imbarazzo della scelta: da un lato il Turnagain Arm col suo tramonto, dall’altro il complesso che canta e suona un country blues, sotto i denti l’ultimo halibut grigliato di questa felice storia alaskana. Quando sono ormai le 23 decidiamo che per oggi può bastare. Dobbiamo rifare la valigia dal momento che domani è l’ultimo giorno. E poltrire sarebbe un reato.

 

Pernottamento:  ANCHORAGE - Brown Bear Motel

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