Day 4 : mer. 17 agosto 2011

 

La Denali Road con lo shuttle bus


Sveglia alle 4,30 con frugale ma abbondante colazione in camera per andare a prendere la navetta che percorre l’unica strada del DENALI NATIONAL PARK. La Parks Hwy è un’unica strada serpeggiante lunga 91 miglia che attraversa il cuore del parco e vi possono circolare solo autobus ufficiali. Le navette sono degli scuolabus che in estate vengono adibiti a questa funzione, con possibilità di salire e scendere a propria discrezione. Percorrerla interamente significa 13 h fino al fondo della strada, a/r. Noi abbiamo invece prenotato il giro fino alla fermata precedente il capolinea, ovvero a Wonder Lake. Come da indicazione scegliamo i sedili sul pullman che guardano verso sud in quanto la vista è migliore sul quel lato (FotoA - FotoB - FotoC - FotoD). L’autista, Mike, non lo si può considerare una grande simpatia, ma proprio in questo sta il suo interesse. E’ una persona enigmatica quanto spirituale, tipica del far west che qui sarebbe far north. E’ molto istruito ed esercita la sua professione con spirito di attaccamento all’ambiente naturale che ci circonda. Grazie ad un microfono fornisce utili informazioni a quella massa di turisti amorfi, impalpabili e sovente disinteressati, giustamente indegni di tanto paradiso. Lui invece, con una voce calda, che sembra quasi un sussurro per non disturbare l’ambiente nel quale ci stiamo addentrando, spiega con grande passione la vita del parco, fermandosi ogni qual volta ci si trovi di fronte a qualche animale o paesaggio degno di nota. E’ una persona dotata di grande attenzione e cura della vita nel parco, come se si muovesse in punta di piedi. I turisti invece proseguono a mangiare le loro merendine per ispessire ulteriormente la parete delle loro arterie, attenti solo a fotografare gli animali quando se ne presenti l’occasione. A volte sembra di partecipare alla gita in uno zoo safari, con l’unica differenza che l’ambiente che ci attornia è Natura allo stato superlativo e che quanto vediamo intorno a noi gode di tutta la sua libertà. Nel viaggio di ritorno fa addirittura circolare un suo album di fotografie ritratte durante escursioni nella zona, segno di come si trovi a proprio agio nel suo ambiente. La nostra caccia fotografica si concretizza con un bottino di 3 orsi bruni (FotoA - FotoB - FotoC - FotoD - FotoE), 3 alci (FotoA - FotoB), due volpi ed un lupo (FotoA - FotoB). Quest’ultimo ci accompagna, anzi ci guida sulla strada del ritorno per una ventina di minuti in una scena che ha dell’incredibile: ci compare lungo la strada e la percorre davanti a noi al piccolo trotto mentre attoniti osserviamo il fuori programma seguendolo con il pullman, consci che lui ha la precedenza. In lontananza si vedono nitidamente le bianche pecore di Dall (FotoA - FotoB), mentre cercano sale sembrando appese sui dirupi.

La giornata è sostanzialmente bella, di tanto in tanto appaiono nuvole alte che creano qualche disturbo solo agli obiettivi delle macchine fotografiche. Le vette intorno si vedono nitidamente, ad eccezione del McKinley ancora arrabbiato con noi per la scorrettezza giocatagli due giorni fa.

Il percorso si snoda con frequenti scollinamenti, al fondo dei quali si trovano di solito fiumi dai vasti alvei che scorrono impetuosi. Lo sfondo è costellato da ghiacciai ed alte vette. Si passa dal Sable Pass, per arrivare al mi. 47 al Polychrome Pass Overlook (FotoA - FotoB - FotoC), dove una grande varietà di colori data dai minerali delle rocce. Si gode di un vasto panorama sull’Alaska Range. Al mi. 66 si trova l’Eielson Visitor Center (FotoA - FotoB - FotoC), dal quale si gode di una bella vista sul McKinley (a 33 mi) ma, come detto, ci viene concesso di vedere solo la metà inferiore. Il Centre è stato costruito recentemente, sfruttando tutti gli accorgimenti ecologico ambientali che la tecnologia possa offrire. Vi si trova un bel plastico che consente di localizzare i vari punti visitati e le distese che portano al McKinley. Approfittiamo della sosta per sgranchirci le gambe e salire ad un punto di osservazione panoramico distante circa un mi. Per non perdere la navetta di Mike e doverne attendere un'altra facciamo una corsa rapida tanto a salire che a scendere. Si prosegue per quello che sarà il nostro capolinea e luogo deputato ad un frugale spuntino, il Wonder Lake al mi. 84 ed a solo 5 mi. da dove termina la strada presso Kantishna. La vista del lago è di sicuro interesse ma non riveste una priorità rispetto ad altre delizie della natura viste finora. Nel complesso è impressionante il trovarsi di fronte a così ampi spazi in successione, vallate enormi che scendono da montagne incombenti e ricche di ghiacciai sinuosi, fino a perdersi in rigogliosi fiumi dal colore grigio per lo scioglimento glaciale. Non hanno ancora una grande portata ma è l’impeto a renderli maestosi. A tal proposito notiamo anche il Muldrow Glacier lungo oltre 30 mi., la cui parte terminale è talmente ricoperta di terra e detriti da portare sopra di sé e con sé uno folto strato di vegetazione ricca di conifere in movimento sul ghiacciaio. Nel tardo pomeriggio scendono alcuni scrosci che si alternano a sprazzi di sole e lasciano lo spazio per ottime inquadrature. Non siamo ancora abbastanza stanchi quando rientriamo poco prima delle 18 ed andiamo a vedere un interessante filmato di 20 minuti sulla costruzione della Denali Road.

Stasera si cena nel villaggio che serve come centro di servizi per il parco, Gitter Gulch. Vi si trovano infatti ristoranti, noleggiatori di ogni genere di mezzi (kayak, quad, aerei, ecc.) e negozi che offrono paccottaglia a ricordo del parco per i visitatori sbadati che non hanno saputo apprezzare i veri souvenir lasciati nella mente da quanto ci circonda. Le libagioni sono di natura ittica, in particolare si tratta di un salmone grigliato al Salmon on the Bake, il nome del ristorante la dice già lunga su quali siano le specialità del posto. Mentre rientriamo verso Healy vediamo il rottame di un vecchio bus urbano che ci pare di riconoscere. In effetti è proprio quello che si trova sulla copertina del libro Into the Wild (Nelle Terre Selvagge). (FotoA - FotoB - FotoC)  

Incomincia a piovere quando rientriamo nella nostra log cabin sul Ridgetop. Parlando con la signora che ci ospita apprendiamo ulteriori dettagli sulla loro quotidianità isolata ma non desolata. Venendo sul discorso degli alci ci parla della femmina che abita in zona quasi in termini di vicinato, pare che quando ha partorito si sia andata vicino a casa loro quasi a presentargli le nuove creature. Tiene comunque a sottolineare comunque la pericolosità dell’animale in certe condizioni e come essi difendano il loro territorio. Curiosamente la zona è sempre stata abitata da femmine. Hanno un bell’orto protetto dalle intrusioni di animali tramite steccati, dove crescono lamponi, patate, cavoli e altre verdure.

Non sapeva che lo scuolabus che ha reso famosa Healy era stato riportato in paese ed è convita che sia stata una cosa giusta. Lo scorso anno aveva avuto degli ospiti che volevano a tutti i costi fare una “gita” suo luogo con un il figlio diciassettenne, senza conoscere i rischi a cui sarebbero andati incontro. Segno evidente di come i mass media sappiano condizionare le menti deboli. Parla in termini abbastanza positivi dello sfortunato ragazzo, anche se la gente del paese lo riteneva un mezzo matto che voleva sfidare un ambiente senza l’esperienza e la preparazione necessarie. Probabilmente entrambe le tesi contengono molte verità.


Pernottamento:  HEALY – Ridgetop Cabins