Day 5 : gio. 18 agosto 2011

 

Ancora verso nord lungo la George Park Hwy.: Nenana e Fairbains, la seconda città dell'Alaska

 

Chiusa la parentesi nel parco del Denali, puntiamo ancora in direzione nord con l’obbiettivo di arrivare a Fairbanks, sempre sulla George Park Hwy. Sulla strada ci fermiamo a NENANA, uno dei tanti villaggi indiani sviluppatisi in seguito alla corsa all’oro, che adesso cerca a stento di sopravvivere fra le numerose case in rovina. Ora che non vi sono più ragioni per cercare minerali auriferi, la popolazione rimasta è fondamentalmente quella indiana e si dedica soprattutto alla pesca di salmoni tramite le cosiddette fishwheels (sistemi galleggianti che la corrente dell’acqua fa ruotare tirando su i pesci, mentre una leggera inclinazione li fa cadere in un cesto sistemato a riva). Probabilmente hanno ragione le guide quando scrivono che l’unica ragione per visitare Nenana è legato alla scommessa famosa in tutti gli USA sul momento in cui si romperà il ghiaccio sul fiume Tanana (cosa che normalmente accade fra aprile e maggio). L’atmosfera è quasi surreale, con nebbie che vanno e vengono come in un film dell’orrore. Visitiamo la zona lungo il fiume, dove si trova anche un’antica stazione ferroviaria oggi adibita a museo. Poco dopo sentiamo l’inconfondibile barrito della locomotiva di colore gialloblu dell’Alaska Railroad che copre la tratta da Anchorage a Fairbank. Il villaggio si trova alla confluenza del Nenana river, che ci ha accompagnato fino dal Broad Pass, scendendo dall’Alaska Range, con il Tanana che invece arriva da est e nasce dalla stessa catena. Il Nenana andrà poi a terminare la sua corsa nel maestoso Yukon e quindi nel mare di Bering. L’acqua che scende a sud del Broad Pass si concentra in gran parte a Talkeetna per poi scorrere verso sud e sfociare nel Pacifico.

Come già riscontrato da altre parti ed avremo ancora modo di apprezzare, i Visitor Centre sono molto ben allestiti (talvolta traboccano persino opulenza) e dispongono di personale estremamente competente e gentile, in grado di fornire informazioni non solo sulla zona dove ci si trova ma di tutto il Paese. Vediamo anche un simpatico album fotografico prestato da qualche abitante della zona dove si vede un alce entrare all’interno di un’abitazione, con la padrona che gli porge gli onori di casa, mentre l’animale pare sentirsi a suo agio tra mura domestiche.

Si prosegue con qualche goccia di pioggia, per poi aprirsi dopo alcune decina di mi., e con il cielo si stagliano di fronte a noi morbide colline ammantate di abeti, inframmezzate da frequenti laghi.

ESTER è una ghost town molto originale consistente in alcuni vecchi edifici. Si sapeva che è una comunità abbastanza atipica scaturita dalla volontà di alcuni mistici di rimanere isolati dal resto del mondo. I più coriacei sembra siano riusciti nell’intento poiché i pochi rimasti si dividono un paese quasi inabitato, con le solite case in legno che iniziano a presentare vistose inclinazioni dovute ai danni provocati dal permafrost. Spicca il Malemute Saloon.

Poco prima di mezzogiorno siamo a FAIRBANKS, seconda città dell’Alaska con 80.000 abitanti a 64° di latitudine nord. Sorta anch’essa in seguito alla corsa all’oro, è la porta verso la last frontier,verso l’artico. Andiamo presso la Northern Alaska Adventures per fare un pre check-in per il giorno dopo e dedichiamo il pomeriggio alla visita di questa interessante cittadina. Iniziamo dal Pioneer Park, percorrendolo in lungo e in largo. E’ un parco cittadino che si potrebbe considerare un contenitore di musei e di storia locale. Con stile ostentatamente americano tutto è fatto in grande, ma non privo di fascino. Di particolare interesse giudichiamo il Native Center, che pubblica un filmato lungo ma chiaro sul passato e sul presente dei nativi, con una marcata vena polemica verso i conquistatori statunitensi e sui metodi coi quali tale conquista è avvenuta. Lo stesso museo di storia locale, incentrato sull’epopea della colonizzazione dell’Alaska è molto istruttivo. Oggetti di ogni genere stanno a testimoniare le difficoltà affrontate dai pionieri che arrivavano in cerca di fortune legate alla ricerca dell’oro. Si visita anche l’interno della motonave Nenana, dove si trovano i plastici dei vari paesi situati lungo i fiumi Nenana e Yukon, che la motonave ha percorso fino a qualche decina di anni fa. Si passa a visitare l’abitazione del primo governatore dell’Alaska. A seguire ci spostiamo in periferia per andare a vedere un allevamento di buoi muschiati e nella zona universitaria il giardino botanico, vicino al quale si trovano alcune renne. Il giardino merita una visione attenta per le qualità di fiori ed ortaggi coltivati, di particolare riguardo tenendo conto che siamo pochi gradi sotto il Circolo Polare. Alcune piante sono comuni con quelle delle nostre montagne, mentre gli ortaggi superano i nostri in quanto a peso e dimensioni (in particolare i cavoli sono enormi, talvolta superano i 30 kg). Andiamo a conoscere John Davis, il proprietario del B&B che ci ospiterà stasera (Ah, Rose Marie). In casa non c’è nessuno ma sulla porta troviamo un biglietto col nostro nome contenente il benvenuto e l’invito ad accomodarci nella stanza indicata con i nostri bagagli, tanto è tutto aperto. Questo ci lascia esterrefatti di come ci si possa fidare a lasciare la porta di una villetta in prossimità del centro completamente aperta senza il timore che venga svaligiata. Se queste sono le terre selvagge viene da domandarsi dove viviamo noi che cosa siano. Ci sistemiamo rapidamente e mentre stiamo per uscire arriva John, il quale con qualche parola in un discreto italiano cerca di farci sentire più confortevolmente a casa. 

Usciamo per fare un giro in centro passando per la Golden Hearth Plaza, in quello che è stato il nucleo originario della città, sorta anch’essa come centro di servizi per gli stampede (avventurieri i cerca d’oro) in modo assai casuale. Un enorme sviluppo è stato poi creato dalla scoperta dei bacini petroliferi del nord ed ancora oggi trabocca ricchezza legata all’oro nero. Essendo sede di un’università legata agli esperimenti in climi rigidi con oltre 8.000 studenti mantiene anche un’immagine di rilassatezza che si va ad affiancare a quella del business, creata dalle frequenti banche e società legate all’industria estrattiva. Sulla piazza si trova la statua in onore dei primi colonizzatori provenienti dalla Siberia 20.000 anni fa, i cosiddetti indiani o eschimesi se in riferimento alle regioni nordiche. Lungo il fiume Chena si trova anche il Visitor Centre, di mole sproporzionata che custodisce all’interno ogni genere d’informazioni che si possano desiderare. Vi si trova anche una galleria museo in cui vedere la storia della regione, che poi è anche quella dell’Alaska e di conseguenza il filo conduttore di quasi tutti i musei: la vita nativi – corsa all’oro e conquista del territorio a scapito dei primi abitanti – sviluppo conseguente alla seconda guerra mondiale – petrolio. In mezzo a tutto questo ci può stare qualche animale imbalsamato ed informazioni sull’ambiente. Di certo il downtown è la perfetta rappresentazione di quali agi si possano ottenere con gli introiti legati al petrolio, dal momento che il turismo da solo non potrebbe in alcun modo supportare tali investimenti. In generale tutta l’Alaska deve il suo benessere a questa risorsa, che se non ci fosse ne farebbe uno stato economicamente dipendente dal resto degli USA. Soprattutto le strutture pubbliche e quelle legate alla promozione del turismo ostentano un benessere da apparire perfino smisurato nel contesto alaskano.

Visitiamo dall’esterno anche la bianca Immaculate Conception Church che si trova dall’altro lato del fiume. L’edificio è stato spostato nel 1911 facendolo scorrere sul fiume durante l’inverno, portandolo così in avanti di qualche centinaio di mt. e sulla sponda opposta. Questo caso (così come lo scuolabus di Chris McCandless) offre lo spunto per accennare come paradossalmente sia più semplice muoversi durante l’inverno che non in estate. Il gelo trasforma i fiumi in una corsia libera da alberi e permette il transito anche dei mezzi pesanti, oltre a sopperire alla mancanza di ponti. Nel nord tanto i cani che le motoslitte possono spaziare ovunque e vi sono paesi che possono essere raggiunti dai mezzi motorizzati solo in inverno.

Si cena in un bel ristorantino nel centro di Fairbanks, il Soapy Smith’s. Stile d’antan molto caratteristico con belle foto d’epoca appese alle pareti. Tono molto informale ed esuberante da parte del cameriere, a tratti quasi smodato. Il salmone è nella media, ovvero buono. Manca forse di qualche guarnitura ma il gusto è il suo. Va ricordato che per mantenere alto lo standard qualitativo, l’allevamento dei salmoni in Alaska è vietato.

Dal momento che nei prossimi giorni lasceremo la “civiltà” per immergerci nel vuoto nordico, andiamo a fare qualche spesa approfittando del fatto che i supermercati chiudono a tarda ora o non chiudono affatto. Rientriamo con la visione di un tramonto incandescente. Il sole calante delle 22,30 riveste di rosa le poche nuvole che passeggiano nel cielo. Sole che ci ha tenuto compagnia per tutto il pomeriggio, in certi momenti abbiamo perfino aperto leggermente i finestrini e siamo andati vicini ad accendere il condizionatore.  

Pernottamento: FAIRBANKS – Ah, Rose Marie B&B