Day 8 : dom. 21 agosto 2011


Sempre sulla Dalton: Wiseman (incontro con Jack) - Circolo Polare Artico - Yukon Crossing - Fairbanks

 

Seconda giornata di discesa lungo la Dalton, anche se iniziamo ritornando per un dozzina di miglia verso nord per una visita a WISEMAN, cosa che si rivelerà interessantissima per capire come sia possibile vivere anche in queste condizioni.

Qui incontriamo Jack Reakoff, ha 53 anni ma presenta un aspetto giovanile, uno sguardo di sottile sfida verso i potenti dai quali cerca di tenersi alla larga. Un tono di voce sicuro ma mai arrogante, tranquillo da apparire quasi remissivo mentre in realtà nasconde una dura scorza. Soprattutto dimostra un’intelligenza fine, necessaria a vivere in un ambiente tanto ostico. Da queste parti è essenziale ponderare bene ogni gesto, sapere che un errore fatto oggi può presentare conseguenze letali domani. Si tratta di unire esperienza, resistenza e ragionamento. L’esperienza l’ha acquisita nel corso degli anni grazie agli insegnamenti appresi da chi è vissuto qui, soprattutto dagli ultimi prospectors (pionieri nella ricerca dell’oro) e da abitanti indiani. Ha studiato biologia all’università di Fairbanks, salvo poi tornare qui (dove vive dall’età di 13 anni) per incompatibilità con la civiltà urbana. Parla con la stessa dimestichezza e competenza tanto sulle reazioni chimiche che provocano le aurore boreali, su come cacciare o mettere trappole. Alterna le attività d’intelletto con la costruzione di log cabins piuttosto che manufatti il legno. E’ un concentrato di tutte le abilità umane: forse è l’unico modo per riuscire a cavarsela in questo luogo dove devi partire una volta ogni tre mesi per andare in città a Fairbanks (ca. 300 km di sterrato) a fare rifornimenti. Per fare questo sono necessari 3 giorni, due di viaggio in andata e ritorno e uno per “fare le commissioni”, lasciando eventualmente la vettura o attrezzi per far fare la riparazione in giornata. Recentemente ha dovuto spendere oltre 5.000 $ dal dentista e reputa che a Fairbanks, vista la sua posizione isolata, siano i più cari del mondo. Non replico, ma vorrei dirgli che conosco altri luoghi non altrettanto isolati dove un intervento dentistico può risultare devastante per il conto in banca. La sua vita di sussistenza prevede un’attività agricola molto intensa approfittando delle lunghe giornate estive, tenendo conto di alcuni accorgimenti imparati sulla pelle o appresi da un’anziana signora indiana. Per esempio ci racconta che le patate vanno messe nella terra intere. Un minimo errore e la stagione è persa. Piantarne solo un quarto come si fa da noi non germoglierebbe. Durante la stagione riempie il freezer di cacciagione, facendo attenzione che le scorte non vadano mai al di sotto di un certo limite. La foresta non è un macellaio che ha la carne quando vuoi. Anche cacciare non è poi così semplice: abbattere un alce da 500 kg. nel luogo sbagliato o anche non solo al primo colpo con la conseguenza che questo cada morente in una palude comporta delle enormi difficoltà per tirarlo fuori. Sparare agli animali richiede anche esperienza. Gli orsi vanno colpiti sul naso o nella zona della carotide, altrimenti si rischia solo di ferirli accentuandone l’aggressività. La loro pelle è difficilmente penetrabile, anche da pallottole di grande taglia, dice size 35. Difendersi dalle basse temperature è un’altra attività che richiede attenzione ed esperienza, i -50° sono all’ordine del giorno a Wiseman, ma si tratta di coprirsi adeguatamente prestando attenzione ai dettagli. Ci spiega come a certe temperature, buttando un tazza d’acqua calda all’esterno questa nebulizzi immediatamente e di lì a poco scenda sotto forma di neve. Le buie giornate invernali richiedono una buona preparazione psicologica ed organizzativa per restare attivi e produttivi. Il problema di molti in Alaska è proprio legato alla depressione che il lungo periodo di buio può causare, di conseguenza si viene a creare una triste selezione naturale fatta di suicidi.

In inverno fa il trapper, ovvero il cacciatore di animali da pelliccia. Ha tre percorsi che partono dal villaggio che mantiene sempre aperti, con i quali una volta alla settimana va a controllare se le trappole hanno dato dei frutti. Vende poi le pellicce per procurarsi il denaro necessario per comprare ciò che la natura non può fornire. Altra fonte economica sono le visite dei turisti, ai quali vende oggetti in legno da lui fabbricati durante il lungo e buio inverno. In primavera guida alcuni turisti a vedere le migliori aurore boreali del mondo. Collabora anche con l’Università di Fairbanks, la quale gli affida dei test da fare (soprattutto in ambito agricolo) per vedere il comportamento di determinati prodotti in condizioni estreme al di sopra del Circolo Polare Artico. Trovandosi poco a sud dell’Atigun Pass, Wiseman rappresenta il limite settentrionale per fare degli esperimenti. In mezzo a tutta questa attività ha fatto quattro figli, ormai adulti e che vivono o studiano altrove, ai quali ha saputo trasmettere la sua filosofia di vita, preservandoli dall’inquinamento culturale e dalle tentazioni urbane. Una figlia vive persino a Galena, un villaggio non raggiunto da strade sulle sponde dello Yukon. In estate la moglie lavora al Visitor Centre di Coldfoot.

La sua casa è un museo, probabilmente non rappresenta un esempio per gli igienisti occidentali che in questi luoghi avrebbero comunque vita breve, privi come sono di anticorpi ma soprattutto d’istinti. Il frigo è naturale: tramite una botola nel pavimento della cucina si accede ad un buca scavata nella terra, dove in inverno fa filtrare del calore per mantenere la temperatura al di sopra dello zero. Il soffitto è molto basso per evidenti ragioni termiche e vi si trovano appese diverse cartine, otre a foto e fogli vari. Insomma una grande scrivania rovesciata.

Oltre alla propria casa, ne ha costruita un’altra che fungeva da camera da letto per i figli. Ora è stata trasformata in essiccatoio di piante medicinali ed è tenuta ad una temperatura costante sui 25° tramite una stufa. Ha un profondo senso religioso, tant’è che una cabin è adibita a luogo di culto, una vera e propria chiesetta con tanto di altare e crocifisso intagliato in un corno di alce. L’ex General Store viene adibito a museo di cose antiche, mentre un’altra casetta di tronchi ha un’ampia serie di oggetti appesi oltre ad un tavolo dove sono appoggiate fotografie che ritraggono i dintorni nei momenti invernali, così come animali o scene di caccia. I suoi genitori vivono in altre cabins, mentre la sorella gestisce un piccolo bar nel quale si vende anche oggettistica e regali per turisti. Un compromesso necessario per superare l’inverno. Vicino al paese scorre un torrente, il quale impedisce la formazione di permafrost nel raggio di un centinaio di metri ma oltre, sotto poche decine di cm., anche in estate si incontra uno stato di gelo permanente. Il terreno ghiacciato si trova da 20 a 2000 ft. di profondità. In qualche modo si può dire che la vita di Wiseman gravita intorno a lui e alla sua famiglia. Per vivere qui occorre non essere degli sprovveduti e torna alla mente la vicenda del giovane McCandless, cittadino privo di esperienza andato a cercare l’avventura in luoghi a lui ostili. L’impreparazione gli è stata fatale.

Il discorso scivola poi sulle compagnie petrolifere e sul progetto di nuove trivellazioni nel nordest, in un’area protetta, che richiederebbe anche il raddoppio della pipeline o di un gasdotto. Jack è assai critico nei confronti dei governanti, ai quali attribuisce buona parte delle colpe nella gestione speculativa della risorsa. Non è contro lo sviluppo ma ci tiene a preservare l’Alaska da contaminazioni industriali. Sembra che di petrolio ce ne sia in abbondanza e lo si voglia centellinare per mantenerne alti i prezzi. I sistemi per farlo non mancano: uno di essi è rappresentato dalla diminuzione della velocità di flusso all’interno dell’oleodotto. Questo è spiegato con ragioni tecniche, una maggiore pressione all’interno del tubo comporterebbe una più rapida erosione delle pareti e 1300 km di tubi non si possono sostituire facilmente.

Casomai si rendesse necessario confermare che Jack non è un selvaggio in un ambiente che invece lo è, apprendiamo che è anche in grado di pilotare aerei. Alla fine esco dall’incontro convinto di avere incontrato per la prima volta un uomo libero. Per avere ulteriori informazioni su questo interessante soggetto vedere anche http://jukebox.uaf.edu/haul_road/htm/int_reakoff.htm

Arricchito da questa esperienza ed in qualche modo conscio di avere sprecato molti anni di vita, si riparte verso sud. I nostri compagni di gita prestano ovviamente la massima attenzione ai particolari più insignificanti trascurando del tutto la lezione che quel libro vivente di esperienza di nome Jack ci ha appena impartito. Un ritorno alle origini accompagnato dall’intelligenza di cui è dotato il genere umano, quando vuole usarla.

Nelle vicinanze di Wiseman si trovano delle miniere d’oro attualmente chiuse. I prospectors avevano trovato dei filoni interessanti. Purtroppo in zona non c’è l’abbondanza d’acqua necessaria per setacciare il minerale, pertanto le difficoltà sono parse fin da subito insormontabili pur con i mezzi a disposizione.

Torniamo a Visitor Centre di Coldfoot per vederne le interessanti fonti informative. Ne approfittiamo anche per andare a vedere il vecchio cimitero, ormai invaso dagli alberi, difficilmente distinguibile dal resto della foresta circostante.

Ci fermiamo al Circolo Polare Artico, dove finalmente riusciamo a trovare qualcosa che suscita il vero interesse dei nostri compagni di viaggio. Il cartello che segna della linea immaginaria dei 66°66” di latitudine nord è letteralmente preso d’assalto dai turisti che vogliono tramandare a casa e forse alle future generazioni un gesto tanto importante (financo eroico) di cui sono stati protagonisti. Varcare il Circolo facendosi immortalare nelle posizioni più idiote diventa oggetto di una lunga fermata e di una perdita di tempo che pagheremo in serata. Il cielo si copre di basse nuvole grigie che contribuiscono ad intristire e raffreddare il momento. Le morbide colline sono ricoperte da abeti neri, simbolo che sotto si trova il permafrost. Ne approfittiamo per fare quattro passi in un bosco pieno di funghi e quando il cartello del Circolo è ormai libero da figure umane lo ritraiamo anche noi in una foto ricordo, consci che superare il limite fino al quale scende il sole di mezzanotte non rappresenti in sé alcun merito o emozione particolare.

Quando il meteo dà il peggio di sé con nebbie basse che finiscono per ridurre la visibilità raggiungiamo la Finger Mountain, un vero e proprio enorme dito di roccia che in passato nelle giornate di sole serviva agli aviatori ad indicare la rotta verso Fairbanks.

Al mile 56 siamo al Yukon River Camp, dove la Dalton e l’oleodotto attraversano il mitico fiume nordamericano. La costruzione del ponte ha significato il definitivo completamento della Dalton, in precedenza si usavano dei traghetti in estate, mentre in inverno lo si attraversava grazie allo spesso strato di ghiaccio presente. Il problema era rappresentato dalle stagioni intermedie. Ha richiesto un anno e mezzo di lavori ed ha un fondo stradale in legno.

Andiamo ad attingere alcune informazioni presso il locale Visitor Centre. C’è un locale bar/ristorante che vende un po’ di tutto, basta riuscire ad arrivarci in mezzo ad uno strato di fango che si avvinghia alle scarpe. All’interno c’è un album fotografico che testimonia l’incursione invernale di un orso bruno quando il Camp era vuoto. E’ riuscito ad entrare facendo scempio di tutto quello che incontrava sul suo cammino, fino ad addormentarsi in un letargo ritardato. Questo è avvenuto nel 2005 quando gli immani incendi che hanno devastato la zona hanno creato degli scompensi ai plantigradi, i quali non sono riusciti ad incamerare sufficienti provviste per l’inverno ed hanno così girato senza meta oltre il tempo consueto. Al Camp si fermano frequentemente anche i camion per un momento di ristoro.

Il luogo è anche un punto di scambio di mezzi di trasporto. Molta gente che vive nei villaggi prospicenti allo Yukon non raggiunti dalla strada, si sposta in barca (o in motoslitta in inverno) sul fiume e da questo punto procede su mezzi gommati.

Incontriamo spesso delle zone completamente bruciate dai grandi incendi del 2004 e 2005. Le cause sono del tutto naturali e secondo gli esperti rientrano nel normale processo biologico che regna sulle foreste. Servono per rigenerare il bosco dalle ceneri di quello vecchio, tant’è che in Alaska il ciclo medio è di 80 anni, che in alcune aree scende addirittura a 26. Gli abeti neri sono ricchi di resina e diventano facile preda del fuoco. Le prime piante pioniere a colonizzare la zona bruciata sono i fireweed, a cui seguono arbusti ed infine alberi ad alto fusto. E’ sorprendente come la pipeline che porta in sé un carico altamente infiammabile sia del tutto immune da incendi e, anche se avvolta, non ne viene minimamente intaccata. A volte capita che l’essere umano ne azzecchi qualcuna.

Nonostante i frequenti scrosci, il cielo rimane sovente sereno, in una mutevolezza molto caratteristica e che favorisce la formazione dell’arcobaleno. La strada ogni tanto è particolarmente terrosa e diventa un unico pantano al passaggio dei mezzi. Queste frequenti alternanze metereologiche favoriscono la creazione di paesaggi particolari ed estremamente fotografici.

La Dalton Hwy è stata creata e quindi concepita assai rapidamente, pertanto alcuni tratti sono risultati migliorabili. Per progettarla erano state prese delle immagini provenienti dai satelliti. Purtroppo la zona a sud dello Yukon all’epoca dei rilevamenti era interessata da grandi incendi che avevano impedito di ottenere risultati nitidi. In una certa zona la strada venne tracciata in modo assai approssimativo e pertanto molto impegnativa per gli autisti che la percorrevano, tanto che una vallata venne denominata Happy Man. Chi la percorreva indenne poteva considerarsi un uomo felice. Negli anni ’90 è stata migliorata con la creazione di un bypass che rende più agevole il percorso. E’ interessante notare come nel frattempo la vegetazione si sia nuovamente impossessata del tratto inutilizzato.

Arriviamo ad un ulteriore punto di sosta mentre il tempo passa e la sera inizia a scendere. Ci fermiamo presso una famiglia di pionieri che ha acquistato un ampio territorio ed attualmente vive tagliando legname, intagliandolo e vendendone gadgets turistici in estate. La famiglia si è ingrandita parecchio ed attualmente consta di 37 membri. Il cortile è un ammasso di vecchie auto e di ogni genere di rottami. 

Durante il viaggio, parlando con Emma, veniamo a sapere che solo l’1% del territorio alaskano è di proprietà privata, mentre tutto il resto tra boschi, parchi e riserve appartiene allo Stato oppure è di pertinenza federale. Questo stupisce particolarmente dal momento che ci troviamo in una nazione che ha fatto della proprietà privata una bandiera di cui andare orgogliosa. Per questa ragione il terreno ha un costo assai elevato. Nessuno crederebbe che una proprietà fondiaria a Wiseman possa costa cara, anche se sembra impensabile che ci sia una domanda elevata. Anche a Fairbanks gli immobili sono inaccessibili, così che molta gente vive in log cabins tutto l’anno. Per un alloggio medio piccolo l’affitto si aggira sui 1200-1500 $. Al tempo stesso circa il 30% degli abitanti di Fairbanks non possiede acqua corrente in casa in quanto il servizio non esiste. A tal proposito nei laundromat si trovano delle docce pubbliche.

La Dalton ha termine quando s’immette nella Elliot Hwy che dopo poche decine di miglia cede il passo alla Steese Hwy. Alle 22 siamo finalmente di ritorno all’East Ramp di Fairbanks, dal quale siamo partiti due giorni prima. Due ore per salire e due giorni per scendere. Francamente il viaggio di ritorno è stato perfino ridondante ed anticipare il rientro di un paio d’ore avrebbe consentito di vedere tutto lo stesso e sarebbe risultato più gradito a tutti. E’ comunque un’esperienza consigliabile in luoghi che avremmo appena potuto immaginare. Ad accoglierci troviamo un tramonto che suggella meravigliosamente il week end nordico appena concluso. 

Ormai è tardi anche per far cena. Rientriamo da John nel B&B dove siamo stati ospiti giovedì sera e “ceniamo” con alcuni biscotti, che vanno ad aggiungersi ai panini del pranzo. Per i piatti di salmone avremo tempo più avanti.


Pernottamento: FAIRBANKS – Ah, Rose Marie B&B