Day 9: 28 agosto 2007

Kings Canyon: giochi di geologia e colori - Alice Springs: il capoluogo del Red Centre

Ci svegliamo alle 6 approfittando del fatto che siamo in ferie e che tutto sommato possiamo prendercela comoda… Oggi il programma prevede la visita del Kings Canyon. Ci incamminiamo per il Kings Canyon Walk, un circuito di 6 km che si consiglia di percorrere all’alba per cogliere al meglio le variazioni cromatiche e non patire il caldo. Parte subito ripido con una scalinata naturale aggiustata per facilitarne la salita. Ci portiamo così sul margine superiore del canyon, lo costeggiamo lungo il suo versante occidentale facendo una serie di deviazioni per vedere l’appicco che scende esattamente sulla verticale, in particolare il Cotterhill Lookout, dove ci spingiamo sul bordo tenendoci ad un albero temerariamente cresciuto nella roccia per scattare alcune foto. Arrivando verso il fondo del canyon si giunge al Garden of Eden, un’oasi di verde cresciuta grazie ad alcune pozzanghere pressoché perenni e alla posizione riparata dai venti. E’ veramente un pullulare di alberi in una zona dove il rosso del deserto domina su tutto. Alcune passerelle consentono di transitare dall’altra parte dove, sempre in quota, si attraversa quella che viene chiamata Lost City. Queste formazioni rocciose formatesi grazie al taglio verticale in varie sezioni sembrano più a dei nuraghi o a ad enormi ravioli. Trattandosi invece di rocce sedimentarie, formatesi quindi orizzontalmente, sono state erose partendo dall’alto e consumandosi di più nella parte superiore, formando infine dei coni tali da apparire simili a cupole di una città fantasma. Il canyon si è formato circa 400 milioni di anni fa in seguito alla frattura della parte superiore detta sandstone (arenaria), una pietra sabbiosa di colorazione rossastra ed un peso specifico assai leggero. Sotto una crosta pietrosa dura, lo strato sottostante si sbriciola allo sfregamento come sabbia. La parte inferiore che si chiama Carmichael Stone ed è addirittura più friabile, quasi terrosa, così che dopo una prima erosione lungo il Sandstone si è arrivati al Carmichael, il quale è stato eroso anche orizzontalmente andando sotto lo strato superiore e lasciandolo in posizione pensile. Ad un certo punto quest’ultimo si è fratturato in modo netto, creando il canyon come lo vediamo ora. I frammenti della roccia rotta dalla caduta si vedono ancora adesso.

Iniziamo la discesa sul lato opposto rispetto a dove siamo saliti. In questo ambiente desertico e pietroso è curioso notare come in ogni fenditura dove le radici riescano raggiungere la terra o che l’acqua possa in qualche modo ristagnare, sia pure per un breve tempo, lì cresca della vegetazione. Sembra proprio che il terreno le provi tutte per far germogliare quanto cade nel suo grembo. Esistono begli esemplari di palme basse, senza tronco ma con foglie degne delle loro parenti che si trovano lungo le coste. Dove s’incontrano delle cicadee, una sorta di mimosa, l’aria si riempie di un profumo molto tenue ma inconfondibile. Incontriamo anche un lucertolone lungo almeno una quarantina di centimetri, ci fa la lingua e s’insinua in mezzo alle rocce. Ancora un giro a percorrere il fondo del canyon, il King’s Creek Walk di 2,6 km a/r. Molto belle le fioriture che offrono uno spettacolo senza pari. Alle 10,45 la temperatura raggiunge i 31°, riprendiamo la strada in direzione di Alice Springs ripercorrendo la stessa via fino a Erldunda. Tanto il Mereenie Loop che la Giles Rd. sono percorribili solo da fuoristrada, pertanto non adatti ai nostri mezzi. Ad un certo punto lungo la strada vediamo delle sfere, variano dalle dimensioni di una mela a quelle di un melone. Sembrano essere cadute da un camion che le trasportava. Ad un’osservazione più ravvicinata notiamo invece che sono legati ad una pianta simile a quella di un melone, il cui fittone è ormai secco e quasi invisibile. Per questo sembrano buttate lì senza una ragione; non riusciamo però a capire se sono utili in cucina oppure no. Rapida visita al King’s Creek Resort dove incontriamo alcuni dromedari, discendenza di quelli portati qui dagli afgani, quando queste erano le “navi del deserto” ed i cammellieri erano fra i pochi che osavano sfidare queste aspre regioni. Vennero mandati in pensione quando fu costruita la ferrovia del Ghan (vedi oltre). Adesso servono per portare i turisti a fare delle passeggiate.

In questi giorni di esperienze desertiche abbiamo osservato come gli alberi abbiano delle foglie talvolta di verde intenso ma sempre molto sottile e dalle quali, schiacciandole, non esce linfa. Al tatto sembrano secche pur essendo verdi. Questo vale anche per gli eucalipti, specie simili agli oleandri, mimose o conifere. Esistono invece dei fiori che sembrano secchi, come quelli che da noi vengono messi ad essiccare per ragioni ornamentali. Sono invece vivi e vegeti, solo che la Natura li ha adattati al minimo consumo idrico. Alcune piante hanno invece le foglie come salvia ed un colore che si potrebbe accostare all’assenzio, molte di esse presentano una certa pelosità. Lungo la Lasseter Hwy rincontriamo il nostro aborigeno di qualche giorno prima, in un altro posto ma sempre senza benzina. Dev’essere proprio uno sbadato… Questa volta riesce a beccare un equipaggio con fuoristrada e caravan. Non riusciamo a capire se gli sia andata bene o male: anziché i contanti gli hanno rifilato un po’ di benzina, anche se non era questo il suo obiettivo! Alle 15.30 siamo ad Alice Springs per vedere ancora il museo della Royal Flying Doctor Service, sito a fianco dell’ospedale. Questo centro è stato creato da Flynn per offrire un supporto sanitario alla popolazione dell’outback. La gentile signora che ci spiega la storia e la struttura del servizio ci racconta come nella zona le piogge siano molto incostanti, a distanza di pochi metri si può passare dall’alluvione alla siccità. Le air strip (piste d’atterraggio) vengono costruite a fianco dei paesi o delle stations per consentire l’atterraggio di piccoli velivoli, dal momento che le strade sono sterrate ed il primo centro abitato può distare diverse centinaia di km. Alcune air strips si trovano addirittura sulle strade asfaltate e vengono utilizzate assai di rado; ne abbiamo vista una nei giorni scorsi andando ad Hawker. Sono infatti più frequenti nel South Australia. Esistono delle normative molto ristrette per il loro utilizzo. Le strade vengono bloccate dalla polizia almeno un’ora o un’ora e mezza prima che l’aereo debba atterrare.

Raggiungiamo il Todd Tavern, un hotel centrale con servizi in comune. Estremamente funzionale e tranquillo come interessa a noi. Il rapporto qualità prezzo è senz’altro migliore del Resort di Yulara, solo che questo costa 50 $ mentre l’altro 180 $ la stanza. Passeggiata per la via centrale ricca di negozi che vendono souvenirs, ma anche di giardini e alberi, tale da dare l’idea di una città vivibile, anche se ci consigliano di parcheggiare l’auto in una zona videosorvegliata adiacente all’hotel. Sembra che i dintorni non siano sempre raccomandabili, ma il centro è tranquillo ed ospitale. I cartelli che indicano in ogni punto il divieto di consumare alcolici ed alcuni aborigeni che ciondolano inermi non scalfiscono l’opinione positiva, pur mantenendo gli occhi aperti. Ceniamo nel ristorante dell’hotel con un piatto di canguro ed una rib-eye. Ancora due passi per vedere la città by night. Il Todd Mall, la via principale corre poche decine di metri parallela al Todd River, quasi sempre in secca, anche lui ricco di eucalipti lungo le sue rive. Di quella specie capace di conservare serbatoi sotterranei d’acqua nella parte superiore delle sue profonde radici, utilizzati durante i periodi secchi. Si racconta che gli aborigeni sopravvivessero proprio conoscendo questo segreto, che venne successivamente carpito dai primi pionieri. Le foto del Todd River durante le piogge mostrano come assuma un carattere torrentizio ed invada sovente i ponti che l’attraversano.

Pernottamento: Alice Springs - (Todd Tavern)