Day 12: 31 agosto 2007

Mossmann: foresta tropicale e visita a zuccherificio. Sul Daintree River alla ricerca dei coccodrilli.

Praticamente dopo non aver chiuso occhio, andiamo alla reception per manifestare il nostro disappunto e minacciando di scrivere un rapporto sfavorevole alla Lonely Planet, che invece lo raccomandava, otteniamo il rimborso della seconda notte prenotata in precedenza e puntiamo su Port Douglas. Nel frattempo andiamo a fare colazione ed una passeggiata per scoprire quello che il giro notturno ci ha impedito di vedere.

Giunti a Port Douglas cerchiamo subito una sistemazione per le due notti successive e la troviamo al Port O’Call. Qui prenotiamo anche il tour di domani sulla barriera corallina con la Quicksilver. Alle 11,15 lasciamo questo incantevole porto di pescatori che ha saputo conservare la sua naturalezza o meglio, ha saputo tenere ben separata la parte storica dalla quella moderna, relegata nella zona adibita all’attracco dei catamarani. E’ infatti questo il punto di partenza per visitare quella che tutti sostengono essere la zona più bella della barriera corallina, quella di Angincourt, dove ci recheremo domani. Puntiamo intanto verso nord, un paio di foto dal Belvedere di Flagstaff Hill, per finire a Mossmann. Vediamo che c’è uno zuccherificio in zona e che vengono condotte delle visite. Essendo la prossima alle 13,30 h, ne approfittiamo per fare un salto alla Mossmann Gorge, dove seguiamo un sentiero di 2.7 km che porta a visitare la foresta pluviale e spiccano alcuni fichi di dimensioni mastodontiche. Arriviamo puntuali alla Sugar Mill per la visita guidata e ripercorriamo l’iter di produzione dello zucchero: una volta mietuta, la canna viene caricata su vagoni e portata allo stabilimento. Il percorso consente di vedere dapprima il processo di triturazione, quindi di separazione dello zucchero dalla melassa tramite rotazione centrifuga, infine di asciugatura ed evaporazione per ottenere lo zucchero così come lo vediamo. La canna da zucchero vale attualmente sui 9 $ la tonnellata quando è grezza e 22 $ quando è diventata zucchero. Ha cicli annui e proprio in questo periodo avviene la mietitura. Ovunque si vedono file di vagoni carichi sui binari a scartamento ridotto lungo le strade, in attesa di andare allo zuccherificio. I cicli sono di 5 o 6 anni, dopodichè il terreno viene lasciato respirare. Il lavoro presso lo zuccherificio è stagionale, qui lavorano un centinaio di persone, quando la stagione finisce alcuni gruppi di operai si fermano per fare le manutenzioni mentre altri si cercano diverse occupazioni per la stagione estiva. Il personale è soprattutto addetto ai controlli in quanto la produzione è del tutto automatizzata. Acquistiamo un barattolo di sciroppo di canna per averne il dolce ricordo su qualche pancake.

Alle 15,30 consumiamo alcuni pezzi di cioccolata e pane mentre procediamo in direzione nord, questo è il lauto pranzo che ci viene concesso. Lungo la Captain Cook Hwy è tutta una piantagione di canna da zucchero. Con una deviazione di 10 km arriviamo al Daintree Village, dove saliamo a bordo di una piccola imbarcazione e per 20$ effettuiamo un tour di un’ora sul Daintree River. Di per sé il fiume, seppure interessante al tramonto con una ricca vegetazione di foreste a mangrovia che lo costeggia, non varrebbe il giro. Quello che attrae infatti è la popolazione di coccodrilli che lo abita. Sono i temibili estuarini, i coccodrilli che assalgono anche l’uomo non per difesa ma per nutrirsi. Il nostro cicerone è anche il conduttore del piccolo natante a motore, ha l’aria di chi è vecchio del mestiere e conosce bene tanto il fiume quanto gli animali che lo abitano ed i turisti. Ci racconta di come allo stato selvatico per un coccodrillo sia difficile raggiungere l’età adulta. Normalmente le uova vengono mangiate da animali o quando sono piccoli trovano nemici fra i pesci ed i loro stessi parenti. Infatti il coccodrillo è una delle poche specie cannibali. Narra queste storie con un misto di ribrezzo ed ironia nei confronti dei rettili, i quali in fondo gli procurano anche il pane quotidiano. La nostra caccia fotografica produce effetti positivi: ne avvistiamo quattro, di cui uno un po’ nascosto ed uno piccolo, che dobbiamo avvicinare molto poiché perfettamente mimetizzato, aderente su radici grigiastre che escono dall’acqua. Uno dei grandi riusciamo ad avvicinarlo ed è immobile con la bocca aperta per riscaldarsi. Arrivano a raggiungere una lunghezza di 6 mt., quello che abbiamo visto più da vicino raggiungeva i 4 mt e ci sembrava già enorme. Vivono su un territorio tutto loro, a distanza non inferiore ad un km. Infatti se ne avvistiamo uno sarà ben difficile incontrarne un altro nelle vicinanze. Cosa che invece ci accade, trovandosi un maschio ed una femmina a pochi metri di distanza, probabilmente per ragioni d’accoppiamento. La cosa è comunque strana in quanto l’accoppiamento avviene verso dicembre. Si nutrono essenzialmente di pesci o animali che vanno a bere nel fiume come canguri, uccelli e bovini. Ci viene riferito che solo lo scorso anno nella zona hanno ucciso dodici mucche. In effetti, oltre la cintura di alberi che contorna il fiume si trovano dei pascoli. L’appostamento avviene di solito restando sott’acqua, dove riescono a stare fino a 4 ore senza riemergere, riuscendo a ridurre il battito cardiaco ad una sola pulsazione al minuto. Quando la preda si avvicina le balzano addosso uscendo dall’acqua con grande determinazione. Hanno un’ottima resistenza a restare lunghi periodi senza mangiare.

Si è trattato di una visita ben narrata dalla guida, il quale gestisce quest’attività con la moglie. Quando i “cacciatori di coccodrilli” s’incontrano fra di loro si scambiano informazioni per facilitare l’avvistamento, oltre ad essere dotati di un istinto affinato per intravedere i rettili in mezzo alle fronde. Per accontentare i visitatori cercano di far avvistare alcuni coccodrilli, ma stanno molto attenti a non disturbarli nel loro habitat. Una sensibilità dettata anche dal fatto che se i coccodrilli dovessero sparire il loro mestiere verrebbe meno. Avvistiamo anche un paio di uccelli notturni durante il loro riposo sugli alberi.

Rientriamo sulla Captain Cook Hwy per puntare ancora verso nord, nonostante sia ormai pomeriggio inoltrato. Attraversiamo su un ferry (18 $ a/r) il Daintree River, giunto in quel tratto ormai alla sua foce. Proseguiamo sulla Hwy verso Cape Tribulation, dove arriviamo circa tre quarti d’ora dopo non senza esserci prima fermati all’Alexandra Lookout. La strada sembra più scura di quanto non dica l’ora. E’ una sorta di galleria scavata fra gli alberi che la ricoprono interamente, in più le massicce nuvole tropicali contribuiscono ad eliminare luce. Non ci sono incombenze di pioggia, ma solo le classiche formazioni che si trovano sui rilievi prossimi all’oceano. Incontriamo molti cartelli che invitano a prestare particolare attenzione ai casuari. Questi splendidi pennuti presentano una formazione ossea sulla testa simile ad un’accetta, quasi un corno, con la quale si aprono la strada nelle fitte foreste tropicali. Bisogna stare attenti perchè se si sentono in pericolo possono attaccare l’uomo con conseguenze anche fatali. Sono molto simili agli emù ma presentano una colorazione più variopinta. Quando rientriamo è già notte e traghettiamo alle 19 h. Cape Tribulation, il cui nome gli è stato dato da Cook, incagliatosi più volte nelle formazioni coralline che si trovano al largo e dove ha dovuto sostare per le necessarie riparazioni. Il villaggio altro non è che un paio di resort e campeggi. Dalla strada non si vede nemmeno la spiaggia ma il percorso è molto valido con frequenti saliscendi su terreno collinoso. Ceniamo nel ristorantino esotico del centro vacanziero che ci ospita.

Pernottamento: Port Douglas – (Port O’Call)