Day 5: 24 agosto 2007

Visita di Adelaide e si comincia l'avventura nelle zone remote del countryside.

Sveglia alle 7 e partenza alle 7.45. La strada per Adelaide è bella, attraversiamo alcuni paesini nei quali s’intravedono i colori della primavera. Pur essendo solo all’inizio, la latitudine la rende più avanzata rispetto ai nostri luoghi. Gli alberi ad alto fusto stanno appena germogliando, mentre è tutto un fiorire di peschi, ciliegi, ecc. Ci immettiamo nella periferia sud di Adelaide. E’ abbastanza trafficata, per quanto l’urbanistica sia ben organizzata; forse è la città ideale da questo punto di vista. Andiamo sulla North Terrace per puntare al Light’s Vision, un parco che domina dall’alto di una collina, nel punto in cui il governatore Light intuì che quello sarebbe stato il luogo adatto per fondare Adelaide, in dissidio con altre autorità che la volevano far sorgere più a sud, in corrispondenza della foce del fiume Murray. Light ebbe invece una visione brillante in quanto il luogo godeva di caratteristiche eccezionali e prova ne è che la città si sviluppò fino a diventare la quarta metropoli d’Australia. Effettuiamo il giro intorno al parco con l’auto e scendiamo sull’altro lato della North Terrace, dove si trova tutta una serie di edifici pubblici risalenti all’ottocento. Andiamo in centro a vedere la Victoria Square, niente di particolare. Alberi ancora senza foglie, lavori in corso e alti quanto moderni palazzi non contribuiscono a crearne il fascino. Un giro nel mercato coperto, variopinto come ogni mercato rionale, dove facciamo le scorte alimentari per i prossimi giorni, che ci vedranno impegnati nell’outback. Da Adelaide usciamo su grandi Hwy. attraversando delle sterminate periferie, poiché sono città che si sviluppano essenzialmente in orizzontale, visto lo spazio a disposizione e la loro recente costruzione. Pur avendo un milione di abitanti, la superficie cittadina ricopre almeno il territorio di una grande metropoli europea. Poco per volta finiamo in zone sempre più desertiche. Incontriamo alcuni laghi, caratteristici per la parte costiera azzurra, mentre verso il centro hanno il colore violetto già riscontrato altrove in questi giorni. Vediamo anche l’alternarsi di colture intensive a fiori e verdure (incluso i carciofi) con zone brulle e pianeggianti, quindi dolci colline con colture più estensive. All’inizio l’autostrada è la M1, che successivamente diventa ad una carreggiata, conservando il limite di 110 km/h. Il paesaggio intorno a Port Pirie continua ad essere fondamentalmente prativo. Dalla Hwy diretta a Port Augusta svoltiamo verso l’interno in direzione di Wilmington. Ma poco prima, con una deviazione di 7 km su uno sterrato veramente degno di questo nome, andiamo a vedere l’Hancocks Lookout che si apre su Port Augusta e tutto lo Spencer Gulf, sconfinando con lo sguardo nella Eyre Peninsula. Per raggiungere Haricocks Lookout risaliamo una strada erta ed abbastanza stretta, con a lato pareti rocciose tipo dolomite, molto accattivanti. Lungo la strada sterrata ci imbattiamo in una fattoria, alquanto isolata e brulicante di animali al pascolo. Il bello di vedere poca gente sparsa su un territorio vasto! Incontriamo un paio di canguri a passeggio. Da Wilmington in 39 km raggiungiamo la cittadina di Quorn, che sembra essersi fermata all’epoca pionieristica. Facciamo benzina e compriamo da bere in uno spaccio che vende un po’ di tutto, in particolare abbigliamento stile cow-boy. Dove se non qui! Da qui inizia il vero Outback.

In corrispondenza dei fiumi si trovano degli avvallamenti che la strada segue con marcate cunette. In rare occasioni si vedono ponti costituiti da tubi, per consentire il passaggio dell’acqua in condizioni di piogge normali. In caso di alluvioni occorre verificare la profondità dell’acqua per capire se si può passare o meno. A supporto esistono degli indicatori di profondità. In effetti i fiumi dell’Australia Centrale non vanno da nessuna parte. Piove poco e quelle poche volte diluvia, creando alluvioni in un terreno non abituato a ricevere pioggia e dove non esiste una rete idrica di torrenti che confluiscono nei fiumi. Essendo tutti normalmente in secca, quando c’è acqua i fiumi vagano a seconda dell’inclinazione del terreno, inabissandosi o finendo prosciugati dal sole. Nel letto dei fiumi e soprattutto sui bordi c’è una vegetazione assai ricca, in particolare prosperano gli eucalipti, da sembrare veri e propri viali alberati lungo le sponde, appena percettibili. Il rovescio della medaglia rispetto alla maggior idratazione sta nel fatto che le inondazioni particolarmente violente possono sradicarli; per questo sopravvivono maggiormente quelli che si trovano sulle sponde. Vista la frequenza delle cunette, rileviamo che è letteralmente impossibile costruire dei ponti ovunque, pertanto si è preferito seguire il letto del fiume e, nelle rare occasioni in cui piove, bisogna stare attenti ai cartelli che indicano “floodway”. Questi segnali ci accompagneranno per tutto l’Outback e anche sulla costa orientale.

La prateria è il classico bush australiano con rari alberi e pascoli assai magri. All’arrivo ad Hawker andiamo rapidamente a compiere il sentiero del Jarvis Hill per raggiungere l’apposito Lookout da cui osservare il tramonto. Facciamo anche un breve tratto del Jensen Trail. Purtroppo non riusciamo ad avvistare i famosi quanto rari Wallaby dalle zampe gialle (yellow feet). Pernottiamo al Hawker Hotel e ceniamo con due belle bistecche nel ristorante omonimo. I tipi che lo frequentano non sono tutti raccomandabili, mentre i cartelli che invitano a non esagerare nel bere e nel giocare d’azzardo ci inducono a pensare che esista qualche problema sociale.

Pernottamento: Hawker – (Hawker Hotel)