Day 16: 4 settembre 2007

Ancora in direzione sud lungo belle coste del Pacifico e coltivazioni tropicali, superando Brisbane.

Partiamo alle 6,15, lasciando la città con le sue statue dedicate ai tori e con i suoi molti alberghi, parecchi dei quali mostravano inspiegabilmente il tutto esaurito. Mancano 630 km a Brisbane, il tempo si dimostra presto nuvoloso a discapito della splendida alba che ci ha accompagnati alla partenza. Non c’è molto traffico, ma il limite dei 100 km/h ed alcuni camion impediscono una percorrenza più rapida. Le corsie di sorpasso sono rare e superare i trucks è sempre un’impresa ardua. Il paesaggio non dice molto in virtù del tempo scuro e del bush arido. A proposito di Bush, da alcuni giorni sentiamo dire che Sydney a fine settimana sarà sotto assedio per l’arrivo di numerosi capi di Stato, che si riuniranno per una conferenza internazionale. Attraversiamo Childers, ricca di gradevoli edifici storici, belle case con ampie verande, studiate appositamente per creare zone d’ombra e favorire correnti d’aria nei momenti più caldi. A Gympie, ma non solo, la strada raggiunge il minimo geografico: attraversa la città da cima a fondo con un limite da centro urbano e non può essere diverso. Peccato che ad attraversarla vi siano anche camion rumorosi quanto inquinanti. Stupisce ulteriormente in quanto la strade viene percorsa frequentemente da turisti, i quali per raggiungere le splendide isole della barriera sono costretti a tediarsi lungo la Highway oppure a volare. 30 km a sud di Gympie diventa finalmente a due carreggiate, ma noi dobbiamo presto congedarci per andare a percorrere il tratto da Maleny a Mapleton. Il tratto segue una dorsale molto panoramica, che in altri momenti dev’essere una delle strade fra le più spettacolari della regione. Una pioggia mista a foschia di stampo autunnale ci impedisce una visuale come si dovrebbe. Sono dei bei villaggi, con un fine tocco di stile francese, probabile che molti coloni venissero proprio dalla Francia. Ci rifocilliamo con due brioche fatte in casa ripiene di vaniglia e cioccolato, acquistate in una pasticceria artigianale. Rientriamo sulla Hwy. nr 1 costeggiando alcuni campi coltivati ad ananas, proprio mentre li stanno raccogliendo. Per la prima volta vediamo come avviene il taglio. Con una sorta di machete, il raccoglitore lo deposita su un tapis roulant e il frutto finisce dentro un cassone trainato da un trattore. Il tempo è sempre grigio e di frequente pioviggina. Stante una serie di ragioni decidiamo di non entrare neanche a Brisbane. Già non avevamo individuato grandi attrattive, poi il maltempo ha fatto il resto. Siamo costretti ad un’ora di coda sulla tangenziale a causa d’un incidente. Mentre procediamo lentamente la nostra attenzione cade sui camion che trasportano grandi cisterne d’acqua. Ne abbiamo già visti diversi di questi mezzi, uno dei quali era sul nostro stesso traghetto per Kangaroo Island. Si tratta di enormi cisterne in plastica per contenere acqua, un indice di quanto l’Australia si stia aridificando e si cerchi di conservare il più possibile l’acqua piovana. Anche in zone tropicali, dove in certe stagioni l’acqua è persin troppa, durante l’inverno non vi sono possibilità di reperire acqua dolce. Superata finalmente la metropoli con il suo caos stradale continuiamo su una superstrada col limite dei 110 km/h, mentre il tempo è quasi costantemente votato alla pioggia. Questo rende anche privo di significato vedere Byron Bay, il punto più a est dell’Australia. Ci rifugiamo infine a Ballina, un bel paesino sull’oceano, sotto una pioggia torrenziale. Pur arrivando presto (alle 18 siamo già in camera anche se la giornata è iniziata dodici ore prima) non possiamo vedere molto della città, a causa il buio che già l’avvolge. L’hotel ha la reception stile drive in, una vera manna con questo tempo da diluvio. Ci consoliamo della giornata piovosa con un ristorante di cucina orientata verso i gusti thai. Assaggiamo il pesce del giorno che è rappresentato da un merluzzo fresco grigliato ed un piatto di pesce cucinato su ricetta orientale. Ci incuriosisce che il ristorante sia “not licensed”, cioè non sia abilitato alla vendita di alcolici. Gli avventori entrano pertanto con una bottiglia in mano che consegnano all’ingresso e gli viene riconsegnata al tavolo aperta insieme ai bicchieri. Per un europeo questo sistema è incomprensibile: intanto bisogna decidere cosa bere ed acquistarlo prima di recarsi al ristorante, poi non se ne vede l’utilità: così facendo si può entrare nel locale con un barile di birra ed uscirne fradici, senza peraltro che il gestore ne abbia un profitto, anzi deve ancora lavare i bicchieri! Ad ogni buon conto, non conoscendo gli usi locali, andiamo ad acqua. Buoni anche il muffin e il pudding a coronamento della cena. Altra cosa sarà digerire il tutto dopo una giornata molto sedentaria.

Pernottamento: Ballina - (Homestead Motel)