Day 1: 20 agosto 2007

Melbourne: una metropoli australe in stile tipicamente british.

Alle 9 siamo pronti per iniziare il giro di Melbourne. Così come ce la descrivono le guide, ci appare subito una città dall’aspetto europeo, quasi vittoriana, con uno stile di vita tranquillo. Pur essendo lunedì non si vede grande traffico o gente intenta a correre per sbrigare i propri affari. I viandanti camminano senza stress, quasi a dire che questa sarebbe la città ideale per viverci.

Scendiamo nella Swanston Str., dove alcuni negozi attirano la nostra attenzione per gli interessanti souvenir. Proseguiamo nella Flinder Str. all’altezza della caratteristica stazione che si trova presso la Federation Square. Pur non avendo un centro vero e proprio, questo pare essere il punto di maggiore attrattiva della città, con la facciata a tinte vivaci della stazione, le costruzioni moderne a fianco e il fiume Yarra che le costeggia. Attraversiamo il Princes Bridge ed andiamo nel Southgate per riprendere alcune immagini della skyline. Rientriamo passando dal ponte pedonale ed andiamo a prendere il Circle Tram, un tram d’epoca che compie il giro del centro cittadino. Scendiamo all’altezza della Parlament House per recarci alla St. Patrik Cathedral. E’ una bella cattedrale gotica con splendide vetrate, illuminata dalle prime luci ancora lunghe in questa mattina d’inizio primavera. Le grandi aiuole che l’attorniano traboccano di camelie fiorite, mentre alte piante attendono le prossime settimane per offrire il meglio dei loro colori. Curiosi i grandi cespugli di rosmarini, i cui fiori vengono considerati come elemento decorativo, oltre a lavande e piante officinali. Rientriamo sulla Springs Street per riprendere il Circle Tram. Ci dirigiamo verso ovest verso il Telstra Stadium, teatro delle gare di football australiano della locale squadra, quindi i Docklands (quartiere malfamato che è stato sapientemente rinnovato negli ultimi anni) e rientriamo sulla Flinders Str. per scendere nel punto in cui eravamo partiti, chiudendo così il giro. Ci incamminiamo nelle viuzze del centro per visitare il dedalo di gallerie che collegano tramite vie pedonali i viali che si dirigono in senso est-ovest: Royal, Block Arcade, the Walk ed il Causeway. Qui si trova tutta una serie di negozietti che rendono la città molto europea. Sotto qualche aspetto rasentano i carugi genovesi. Del resto si sa che questa è la città più europea d’Australia, e lo si rileva in particolare dalle costruzioni vittoriane e dall’atmosfera che si respira del vecchio mondo. Alcune gallerie sono coperte ed abbondano di stucchi e mosaici sul pavimento. Saliamo qualche piano del Manchester Unity Bld. per vedere quanto rimasto della struttura originaria di questo palazzo, caratteristico della Melbourne d’antan, che oggi ospita studi professionali. Le austere Stottish e Baptist Church si trovano una di seguito all’altra, quasi in concorrenza fra di loro, pur essendo entrambe anglicane. Un rapido giro nella Chinatown, peraltro non enorme, e rientriamo nella zona delle gallerie in cerca del pranzo, che espletiamo con un toast ben farcito. Anche in questi dettagli troviamo molto della cultura inglese. Rientriamo all’hotel per ritirare le valige e, a piedi, andiamo a ritirare la Toyota Corolla a noleggio. Attenti per il fatto di guidare a destra, attivando il tergicristalli ogni volta che intendiamo mettere la freccia e con la complicazione del cambio meccanico, andiamo nella St. Kilda Rd. per i Royal Botanic Gardens. Posteggiamo vicino allo Strine of Remembrance, che ricorda i caduti nelle varie guerre a cui ha partecipato l’Australia. I giardini ci offrono subito una panoramica della vegetazione australiana. Purtroppo non mostrano ancora i colori primaverili ma la giornata di sole evidenzia almeno le caratteristiche della vegetazione. Le piante con foglie caduche infatti non hanno ancora ricacciato, pur essendoci una grande varietà di piante tropicali sempreverdi. Un curioso uccello dalla testa spianata sembra quasi chiederci la foto. Non sappiamo ancora che quello è il Kookaboorra, l’uccello simbolo del Paese e per questa ragione non rientrerà nel nostro reportage fotografico, in quanto non ne vedremo più. Facciamo un giro in auto fino a St. Kilda per vedere Melboune dalla baia, in quello che è diventato uno dei quartieri più vivaci. Rientriamo in città dopo aver visto lo Spirit of Tasmania, traghetto pronto a partire per Hobart e andiamo a prendere la M1 in direzione di Geelong e quindi in direzione della Great Ocean Road. Arriviamo ad Anglesea e ci premuriamo di stabilire un primo contatto con i canguri, che incontriamo presso il locale golf club. Sono una ventina, ma invece di giocare a golf si limitano a brucare l’erba dopo il tramonto. Pur essendo solo le 18.30 è ormai buio, quindi ci mettiamo in cerca di una sistemazione.

Notiamo come, pur essendoci tutto lo spazio a disposizione, molte case sono vicine fra di loro e nonostante siano indipendenti hanno un giardino assai limitato. Questo è un particolare assai diverso dallo stile americano, orgoglioso della sua peculiarità e che ben poco vuole condivide con la vecchia madrepatria. Un’altra divergenza è lo spirito d’emulazione verso l’Inghilterra. Parecchi dettagli stanno a ricordarcelo: dai colori sulle indicazioni stradali alle monete che ricalcano nello stile quelle inglesi (oltre a portare anch’esse l’effige della regina). Ci viene da pensare che in realtà questo Paese non voglia e soprattutto non possa ancora permettersi un totale indipendenza. Troppo giovane e troppo sterminato per crescere senza la tutela della più esperta Inghilterra. Gli australiani non mancano occasione per marchiare un prodotto con scritte tipo “proudly made in Australia”, ma forse proprio questo lascia pensare che in realtà dipendano psicologicamente da altri Paesi. Gli Stati Uniti, che nella natura dell’Ovest hanno parecchie similitudini con l’Australia, hanno qui un buon mercato, agevolati dalla lingua e da molti prodotti con clientela in comune da queste parti (in primis i camion american style), mentre l’Estremo Oriente ha trovato terreno fertile per colonizzarla con le auto e la manodopera, tanto per portare un esempio giapponese e uno cinese.

Nella zona di Anglesea vediamo poca gente in giro. La notte cala presto e per le attività balneari siamo fuori stagione. Incontriamo casualmente una signora, proprietaria del Fruit Tree Cottage, un villino sito sulla collina dietro il centro abitato. Mentre ci porta a destinazione un canguro le attraversa la strada: la velocità moderata e l’abitudine a certi incontri evitano lo scontro. Per 150 $ abbiamo un cottage intero: ci accendono il camino (non pensavamo che esistessero in questo Paese ma sono indubbiamente utili!) e ci riforniscono di alcuni alimenti quali pomodori e vettovaglie per la colazione. Iniziamo ad essere stanchi e l’idea di non uscire in cerca di un ristorante ci alletta. Lo Chef cucina quanto abbiamo a disposizione. Dopo cena sfogliamo dei libri che narrano vicende di navi, sovente tristi, colate a picco lungo queste coste dal fondale irto di scogli. Scopriamo infine come le coperte termiche siano più frequenti in Australia che in altri Paesi nordici visitati finora. Sovente la loro presenza sarà gradita per intiepidire le fresche notti del sud australe. Abbiamo assorbito bene il fuso orario ma la giornata è stata intensa, non abbiamo quindi grossi problemi ad imboccare la via che conduce ad una profonda dormita.

 Pernottamento: Anglesea – (Fruit Tree Cottage)