Day 2: 21 agosto 2007

Great Ocean Road e Dodici Apostoli: grandi opere di architettura naturale.

Al mattino ci autocuciniamo un paio di toasts col bacon e alle 8.30 via, si parte per la GREAT OCEAN ROAD (B100). Arriviamo a Lorne, assolutamente niente di particolare a discapito della fama di cui gode. La stessa tristezza troviamo ad Apollo Bay , dove un vento freddo aggiunge asprezza alla località. “Il mare d’inverno” potrebbe essere la canzone adatta ad un luogo simile. La vegetazione costiera è essenzialmente di eucalipti, ci sono rari pini, nessuna palma o ulivi che contraddistinguono la nostra idea di paesaggio costiero. Il bosco di eucalipti (almeno quelli presenti in questa zona) dà l’idea di essere abbastanza sporco. Gli alberi lasciano cadere la corteccia che sovente non si stacca completamente dal tronco e rimane penzolante. Il sottobosco cresce disordinatamente, disturbato dallo stillicidio di cortecce. Sovente le strade ne sono letteralmente bordate. Le case sono di solito poco ristrutturate, spiccano invece delle grandi verande, segno evidente di come l’estate richieda ombra e ventilazione. Facciamo una deviazione di 12 km in direzione del faro di Cape Otway, che peraltro non andiamo nemmeno a vedere, ritenendo tropo esosa la richiesta di 13.50 $ per vedere un faro come ne avremo già visti tanti finora. C’è di bello che lungo la strada incontriamo alcuni koala tranquillamente abbarbicati su un intrico di rami, intenti a dormire. E’ difficile trovarli a fare altro visto che riescono dormire fino 19 ore al giorno. Ne osserviamo uno, che di tanto intanto apre pigramente un occhio per capire cosa stia succedendo sotto di lui, dove si sono assembrate alcune persone in silenzio. Non si sa se colto dall’emozione per essere al centro dell’attenzione o per lo sdegno d’essere importunato, ma mentre è assopito inizia a defecare. Scopriamo così quest’ennesimo miracolo di Madre Natura! I koala dormono a braccia e gambe conserte mantenendo una posizione verticale che gli consente di espletare i loro bisogni senza nemmeno doversi svegliare… In effetti questo animale è quanto di più simpatico ed al tempo stesso di più stupido esista sulla terra. Ha l’espressione di un perfetto idiota ma nel contempo ispira simpatia per quel muso da orsacchiotto di peluche, tanto da sembrare un personaggio immaginario. Invece esiste veramente ed ha le sue peculiarità: si nutre solo foglie con d’eucalipto e, delle 265 specie di esistenti, ne mangia solo dodici. Le foglie sono però nocive e lo sono anche per lui, quindi deve usare degli acidi gastrici particolari per poterle digerire. Sembra che tale digestione lenta e complessa abbia impedito all’animale di evolvere pienamente, dovendo usare a tale scopo gran parte delle sue energie.

La strada corre ora verso l’interno attraversando l’Otway N.P. ed è disseminata di mimose, che in questa stagione rendono il meglio dei loro profumati colori; a volte sono presenti anche solo come cespugli. E’ curioso notare come sia uno dei tanti alberi selvatici che popolano il bosco. Proseguiamo per quello che è il tratto più interessante della Great Ocean Rd., quello dove costeggia Port Campbell N.P. con i Twelve Apostles (Foto2 - Foto3, Foto4), che incontriamo in splendida forma. Qualche nuvola va e viene, contribuendo a dare un’immagine surreale a questi enormi faraglioni che escono dal mare come delle lame. I cartelli ci informano che queste rocce si sono formate per sedimentazione di scheletri d’animali marini quando erano sommerse. Con l’innalzarsi del suolo il mare ha incominciato ad infrangersi contro, erodendo e facendo cadere poco per volta i punti più fragili, creando questi appicchi che precipitano verticalmente nell’acqua. E’ solo questione di tempo ed il mare avrà la meglio anche su di loro. Un caso recente si è avuto una decina d’anni fa pochi km più avanti, quando il London Bridge, un promontorio che entra nel mare per qualche decina di metri e formava due ponti separati, è crollato all’altezza del primo ponte ed ha così formato un’isola dove si trova ancora il secondo. Al momento del crollo si trovavano sulla neonata isola due turisti che sono stati poi vericellati dall’elicottero, attoniti ma indenni. Oltre ai Dodici Apostoli ci sono infatti altri punti dove si possono osservare queste particolari formazioni rocciose: London Bridge, Sentinel Rock, Loch Ard Gorge e The Arch. Alcune sembrano degli enormi coltelli che affondano le loro lame nel mare. E’ impressionante vedere il paziente lavoro eseguito dalla marea e dalle onde nel giro di qualche milione di anni.

Arriviamo a Port Campbell, dove un tranquillo bar di pescatori ci sembra il punto più appropriato per una pausa con capuccino e muffins. Mentre il primo tratto di strada ci è parso al di sotto delle aspettative, quello che giunge a Port Campbell e oltre, riserva delle belle sorprese visive ad ogni curva. Questo è lo scorcio più valido anche da un punto di vista storico: qui infatti si arenarono molte navi nel corso del XIX sec., le cui storie vengono narrate sulla cartellonistica appositamente predisposta. In un punto troviamo addirittura la tomba di un naufrago. Le alte rocce che scendono ripide sono sotto il costante attacco del mare e anche l’entroterra è più gradevole da vedere, nonostante qualche tratto di bush sia stato devastato dagli incendi, mentre la roccia man mano che procediamo tende a cangiare dal giallastro al rossiccio. La vegetazione sembra abituata a dover sopportare forti venti e non supera i 120-130 cm d’altezza. Andando oltre, l’interno ospita delle praterie con relativi allevamenti bovini (dal pelo lungo simile a quello dei bisonti), equini e ovini (anch’esse col manto assai ricco di lana), in particolare fra Warrnambool, Port Fairy e Portland. Il mare in questi punti ci sembra lontano, ma è appena dietro le basse colline che scorrono sulla nostra sinistra. Vediamo anche diversi mulini a vento, a conferma delle intuizioni precedenti. La vegetazione di eucalipti prosegue, ma in un ambiente più mite, mista a pini assai caratteristici con la cima appiattita. Quasi come se fosse loro proibito di salire oltre una certa quota, quando sono arrivati al top, si sono estendono in larghezza, dando così origine alla tipica formazione ad ombrello. Alle 17 imbocchiamo una provinciale che da Portland conduce verso Nelson e Mt. Gambier. Nel cielo compaiono alcune nuvole, il tramonto è ormai imminente. Iniziano a comparire i canguri sul bordo della strada: hanno l’aria tranquilla di chi è in quel luogo per fare una passeggiata. Purtroppo un paio giacciono sul lato, uccisi nei giorni scorsi dalle auto mentre attraversavano. Scopriremo successivamente che non si tratta di casi isolati e che quella di non rimuovere le carcasse è un’abitudine comune in Australia. Vediamo anche un parafanghi in un prato e questo ci suggerisce che, anche se i canguri di solito hanno la peggio, è bene cercare di evitare impatti per tutta una serie di ragioni. Incontriamo anche diversi emù, che scappano non appena arrestiamo l’auto per osservarli meglio. Ci accasiamo a Nelson presso l’Hotel Nelson. Una stanza all’insegna della tranquillità e dell’essenzialità. Facciamo due parole col gestore del locale il quale ci conferma la pericolosità di certi incontri notturni soprattutto in questa zona così ricca di canguri (sembra che in Australia il loro numero superi il milione d’esemplari). Una vettura fuori dal bar mostra ancora i segni dello scontro. Anche un animale di piccole dimensioni può già arrecare seri danni alla macchina. L’hotel è del 1855: tipico, storico, senza i fronzoli che talvolta si usano per antichizzare un locale. Qui sembra che il tempo si sia fermato, perfino le ristrutturazioni o le manutenzioni sono state lasciate da parte! Impariamo ad avere a che fare con alcune particolarità della ristorazione rustica australiana: si ordina al bancone, ci si siede, e quando è ora, si viene chiamati per ritirare il proprio piatto.

Il meteo della giornata è stato assai variabile, con alcune piogge fini, quasi una bruma, alternate a momenti di sole. L’unica costante è il fresco pungente.

Pernottamento: Nelson – (Nelson Hotel))