Day 4: 23 agosto 2007

Kanagaroo Island: un paradiso terrestre di bellezze naturali e animali

Dormiamo bene, anche se le coperte di cui disponiamo non risulteranno affatto superflue. Per colazione prepariamo un the nella cucina dell’ostello, accompagnato da due biscotti e alle 7,45 h. siamo pronti per andare alla scoperta di KANGAROO ISLAND. In una giornata che appare fin da subito molto bella, prendiamo la via di Emu Bay. Bella, ma niente di trascendentale. Su una strada sterrata procediamo per Stokes Bay. Curioso il cunicolo naturale in mezzo alle rocce che conduce su un’altra spiaggia tropicale, più ampia ed isolata. Anche qui, bello ma non indimenticabile. Andiamo alla Paul Farm (una riserva di animali semi selvatici) senza grandi speranze, infatti è chiusa ed apre alle 13 h. Proseguiamo sempre sulle strade sterrate di un intenso colore rosso per andare al Flinders Chase National Park, prendiamo il permesso per 9,5 $. Andiamo a vedere il Fur Seal Lookout al Cape du Couedic, un ritrovo di foche neozelandesi, un tempo a rischio d’estinzione, ora più di 11.000 in tutto. Sguazzano nelle piscine naturali dando proprio l’impressione di divertirsi. A seguire visitiamo l’Admiral’s Arch, un arco naturale sotto il quale le foche giocano con i loro piccoli. Ci spostiamo ai Remarkable Rocks, caratteristiche formazioni rocciose che poggiano sulla roccia adiacente alla costa. La storia vuole che si tratti di rocce con diversa consistenza spaccatesi e modellatesi nel corso delle ere. Il cielo talvolta si vela facendo perdere un po’ di luminosità a quanto ci stà intorno, salvo poi ricomparire il sole costringendoci a rifare tutte le foto. Torniamo indietro alla sede del parco per fare un giro deludente di un quarto d’ora: ci attendevamo di vedere chissà quali animali invece ci dobbiamo accontentare della foresta lussureggiante. Prendiamo la strada verso l’Hanson Bay Sanctuary, dove si dovrebbero ammirare dei koala nel loro habitat naturale. In realtà vediamo solo dei begli esemplari di canguro che pascolano in compagnia delle mucche. Andiamo al Little Sahara, risalendo a piedi varie dune. Un’esperienza interessante, pochi passi e ci si trova immersi nel deserto sabbioso increspato dal vento. Il poco pubblico lo rende ancora più accattivante. Andando oltre incontriamo sul bordo della strada un echidna, riccio dalla colorazione biondiccia, intento a cercare del cibo ed un tiger snake, il serpente tipico dell’isola che è finito sotto le ruote di una vettura e si muove con le ultime forze rimastegli a disposizione. Apprenderemo poi che può raggiungere una lunghezza di due mt. quando arriva all’età di 80 anni. Restiamo molto stupiti degli incidenti con animali che avvengono soprattutto sull’isola. Per di più non vengono nemmeno rimossi, così che a poche centinaia di metri una dall’altra vediamo una triste raccolta di canguri, wallabies ed in generale tutti gli animali che popolano i boschi locali, distesa ai bordi della strada. Si va da quelli appena uccisi a poche ossa ancora disposte a formare uno scheletro. Gli abitanti ci dicono che non vale la pena rimuoverli, tanto sono frequenti gli incidenti, ma è un’opinione poco convincente. Sicuramente costa meno lasciarli dove sono, a monito degli altri autisti e per il lauto banchetto di ogni specie di corvi. Di certo non è uno spettacolo gradevole. Saltiamo i leoni marini di Seal Bay, già visti abbondantemente in altre occasioni, ma andiamo a scattare alcune foto alla splendida spiaggia di Vivonne Bay. Andiamo al Prospect Hill, che costa una salita di 500 scalini per raggiungere la cima di una collina in posizione dominante. Da qui assistiamo ad uno splendido tramonto che ci congeda da questa meravigliosa isola. Per la verità il congedo definitivo lo prendiamo in un ristorante di Penneshaw dove, nell’attesa che venga l’ora dell’imbarco, ceniamo con Whiting Fish e una bella steak al cospetto di un camino acceso. Ci imbarchiamo alle 19.30 h. per essere a destinazione alle 20.15 h. Reincontriamo i ragazzi di Genova coi quali ci intratteniamo fino all’attracco. Non abbiamo visto nessun albero d’ulivo mentre di terreni adibiti a vitigno ne abbiamo osservati pochi, ma i negozi pullulano di bottiglie d’olio e vino spacciati come specialità della Kangaroo Island. Andiamo dal nostro furbo nonnino della Cape Jervis Station, dove per 80$ godiamo di un cottage molto carino, dove nessun particolare viene trascurato. C’è perfino una bottiglia di cherry messa lì per gli ospiti: brindiamo alla sua salute.

Pernottamento: Cape Jervis – (Cape Jervis Station)