Day 6: 25 agosto 2007

Giro nelle Flinder Ranges e si parte verso nord. Coober Pedy: curiosa capitale dell'opale.

Al mattino ci deliziamo con un the fatto in casa (utilizzando il bollitore che si trova appositamente nel corridoio adiacente la nostra stanza) ed un paio di muffins comprati il giorno prima. Partiamo presto per il FLINDERS RANGES N.P., a Parachilna svoltiamo per la Moralana Scenic route. Il traffico non rappresenta un problema, tanto da non vedere mezzi motorizzati fino a metà mattinata. La Moralana è completamente sterrata e si viaggia mantenendo una velocità di crociera sui 50 km/h. Ma non c’è problema, è lo splendore del paesaggio circostante a consigliarci una guida tranquilla. E’ curioso notare come degli eucalipti quasi sradicati dalle piene dei fiumi si aggrappino alle poche radici rimaste e riescano a sopravvivere in questo ambiente tanto ostile. Di tanto in tanto si vedono dei canguri far colazione, pecore allo stato brado e degli emù. La flora è splendida (Foto2), varia dai singoli fiori di colore intenso, ai cespugli o prati interi rivestiti di viola. La primavera è esplosa in una serie di colori che contrastano con la terra arida. Risaliamo un tratto fine a Wilpena, famoso per l’omonimo Wilpena Pound, una conca di 80 kmq che influenza decisamente le precipitazioni nella zona. Rientrando sulla strada che da Hawker porta a Quorn vediamo parecchie fattorie abbandonate. Negli anni 40 dell’ottocento vi si erano stabiliti diversi pionieri attratti dalle abbondanti praterie e avevano costruito delle fattorie portandovi grandi mandrie. Dopo i primi anni floridi sono subentranti periodi di siccità, che sono ciclici e possono durare anche una decina d’anni, costringendo l’abbandono delle farms e all’abbattimento degli allevamenti. A tale scopo è nata una triste industria dedita all’abbattimento del bestiame e al parziale utilizzo del pellame e altro materiale. A memoria di questa storia vi si trovano la Nelson e la Gordon Historic Site.

Di particolare interesse anche il Death Rock, dove gli aborigeni locali andavano a morire.

Prima di arrivare a Stirling North attraversiamo una bella zona collinosa ricca di fioriture, affiancata dal Pichi Richi Railway, che vediamo “sfrecciare” davanti a noi ad un Railway Crossing come se ci stesse aspettando. Questa è una delle ferrovie più classiche dell’epoca pionieristica, oggi rimodernata e riadattata a fini turistici. Port Augusta ci appare come una bella cittadina, tranquilla, con una baia sul mare, verde compatibilmente con quanto possibile. Facciamo il pieno di benzina e prendiamo la strada che punta diritto verso nord, la Stuart Hwy A87 non prima d’aver fotografato la biforcazione che andando a sinistra attraversa l’Australia meridionale fino a Perth mentre a destra si dirige verso il centro e porta a Darwin nel nord. Un cartello avverte che da lì in avanti per centinaia di km saremo “soli con i nostri pensieri”. Il paesaggio è subito quello classico del bush, con arbusti, ginestre e fioriture da sogno, in particolare le Desert Pea Flower, di un rosso intenso che spicca in contrasto coi colori meno vivaci di quanto gli sta attorno. Tra l’altro è anche il simbolo del South Australia. Ci fermiamo sovente per fare delle foto e continuiamo purtroppo a vedere dei canguri uccisi sul lato della strada. Incontriamo qualche lucertola e piccoli iguana. Questa è la regione maggiormente popolata da canguri, in quanto riescono ad abbeverarsi presso vasche dove affluisce acqua pompata in superficie da sistemi azionati eolicamente. Gli abbeveratoi sarebbero per gli animali allo stato brado, ma loro ne approfittano. Così come approfittano anche che la dog fence (vedi oltre) impedisca ai dingo di cacciarli. Sostiamo nel villaggio dei misteri, Woomera, rimasta off limits fino all’inizio degli anni ’90, essendo stata per decenni il centro operativo di esperimenti nucleari effettuati nelle zone circostanti. E’ stato o forse è tutt’ora centro di detenzione di clandestini e potrebbe ospitare in futuro delle scorie radioattive. Un curriculum niente male per un paese che ci appare tranquillo, persin bello, molto occidentale nelle sue aiuole curate e parecchi spazi verdi per lo svago ed il gioco dei bambini, tipico da compound creato nel tentativo di allietare la presenza in un ambiente di per sé estremamente ostile. A ricordo del suo passato resta un’esposizione di arerei militari. Gli ultimi 250 km sono ancora più aridi e con vegetazione bassa. Dal punto di vista estetico sono meno validi di quanto abbiamo percorso in precedenza. Arriviamo a Coober Pedy quando è ormai pomeriggio inoltrato, prendiamo possesso della nostra stanza precedentemente prenotata da Anne B&B, in un dugout, sistemazione atipica quanto confortevole. Si tratta di abitazioni all’interno della roccia, scavate per ricercare l’opale (di cui vanta di gran lunga la maggior estrazione mondiale) e successivamente rese abitabili. Hanno il grosso vantaggio di mantenere la temperatura costante sui 25° in un luogo dove il caldo arriva ad essere soffocante per buona parte dell’anno.

Facciamo due chiacchiere: ci spiega come la stanza dove dormiremo sia stata scavata come ampliamento, giacchè esisteva un pozzo esplorativo per la ricerca delle pietre preziose. Tutto l’ampio alloggio è ricavato sotto terra ed esistono due camere per gli ospiti. Il paese ci appare strano, meno trasandato di altri visitati finora, ma cela qualcosa di misterioso.

A parte la strada principale, tanto le strade che i marciapiedi sono sterrati in terra rossa. Queste diventano un ammasso di fanghiglia nel momento in cui piove. Infatti le precipitazioni si aggirano sui 10 mm. mensili in inverno e 20/25 in estate, ma hanno sempre carattere temporalesco e le strade si trasformano in torrenti di fango. Sembra l’ironia della sorte che quel poco di pioggia che scende debba abbattersi in questo modo. La vegetazione è molto scarsa, il paese sembra nudo, non solo per le scarse piogge ma anche per il terreno infertile. Arriviamo giusto in tempo per vedere il tramonto, ceniamo in un ristorante gestito da greci (è il meglio che passa la località, ma è di livello più che apprezzabile) con garfish e barramundi (il pesce nazionale australiano). E’ sabato sera ed in giro c’è vita: ragazze scorrazzano con un’euforia probabilmente causata dalla droga, mentre alcuni aborigeni si aggirano in evidente stato d’ebbrezza. A parte questo, tutto tranquillo. Rientriamo che è ancora abbastanza presto ed abbiamo l’occasione di fare una lunga chiacchierata con Anne. A parte lo scambio di alcuni punti di vista di carattere generale, ci racconta degli aneddoti sulla sua interessante vita e sul paese che la ospita ormai da qualche decennio. E’ nata nell’Oregon ed è arrivata all’inizio degli anni settanta quando Coober Pedy viveva ancora in un’epoca pionieristica. Appena giunta dall’America, è andata in una “station” come si chiamano le farms che si trovano nell’outback più isolato, questo a dimostrare di un personaggio che fin dall’inizio aveva le idee chiare su come evitare i luoghi affollati. Quando arrivava in paese le sembrava di trovarsi in una metropoli. All’epoca fare una passeggiata nell’outback poteva anche risultare fatale, perdersi era facilissimo. La cartellonistica è poi venuta in aiuto, ma ci narra come da giovane, quando andava in giro, avvisava sempre qualcuno del percorso che intendeva intraprendere. E’ una persona assai particolare, convintamente ecologista, uno spirito libero legato a questa terra, che pur non essendo sua, l’ha accolta e di cui si è innamorata, scrivendo perfino un libro sulla storia ed i costumi del paese, in costante mutamento. Si è sposata con Joe, un bosniaco che ha anche fatto il minatore, come quasi tutti gli altri componenti maschili di questa comunità. Cinque anni fa è stata in Liguria (a Cipressa) per un mese ed ha visitato il paese natale del marito.

Qui l’acqua è un bene estremamente prezioso: devono cercarla a grandi profondità, pomparla e dissalarla, in quanto tutta l’acqua che riescono a far emergere è salata. Del resto un milione d’anni fa qui c’era il mare e a tal proposito ci mostra alcune conchiglie che ha trovato nel circondario. Quando hanno scavato la stanza hanno trovato alcuni pezzi di giornale al fondo del pozzo, che ha provveduto ad inquadrare.

A Coober Pedy si estrae il 90% dell’opale australiano, che corrisponde a sua volta al 70% di quello estratto nel mondo. La vita dev’essere abbastanza difficile proprio per l’assenza di paesi vicini, quindi è la limitatezza di contatti ed attività che si possono svolgere a pesare sul carattere. A nostra richiesta su come la gente possa incontrarsi, anche tra ragazzi e ragazze, ci narra di come ogni anno in diversi momenti vengano organizzati dei rodei o corse di cavalli ai quali partecipa tutta la popolazione, almeno come spettatori e fungono da momento di incontro e socializzazione. E’ una delle poche occasioni che servono anche per favorire incontri fra esseri di sesso opposto. Quando gli abitanti delle “stations” arrivano in città vengono chiamati “la gente del bush”. Racconta anche del tizio che era con lei nella station, il quale saputo di una maestra che di tanto in tanto andava a tenere lezioni in una farm isolata, dove c’erano bambini che apprendevano via telegrafo (la cosiddetta School of the Air) si è messo in macchina ed ha guidato per un paio d’ore solo per andarla a conoscere. Lo sforzo è stato proficuo in quanto oggi formano una coppia felice. Questo insegna che nell’outback non bisogna lasciar sfuggire nessuna occasione. Dopo qualche anno la nostra sinora si è trasferita in “città” dove ha incontrato una vita decisamente più moderna. Adesso, essendo in pensione, trascorre l’estate sulle Adelaide Hills, dove attualmente si trova suo marito. Sembra che goda di una discreta salute finanziaria, sebbene Joe non pare aver fatto una grande fortuna come minatore. Pochi si sono arricchiti con l’opale, e quei pochi hanno bruciato i soldi in alcol, gioco e pessimi investimenti. Esiste purtroppo un fiorente mercato della droga che trova dei facili clienti negli aborigeni. Secondo lei questa è la ragione perché sono emersi problemi di ordine pubblico, come le due auto della polizia fatte saltare in aria. La guida dice inotre che è stata fatta esplodere la stazione della polizia. Lei cerca di minimizzare quanto accaduto, negando alcuni fatti e sostenendo che l’accessibilità all’esplosivo usato negli scavi abbinata ad alcune teste calde venute in cerca d’avventura hanno creato qualche problema in passato, ma ora tutto è sotto controllo e Coober Pedy è un paese vivibile. Senza dubbio è stata una città di frontiera dove animi temerari e poco affidabili l’hanno resa come un far west. Può anche darsi che le cose siano migliorate ma il passato di certo non depone a favore di un ritrovo per santi, il che la rende ulteriormente affascinante e intrigante. Attualmente si ha proprio l’impressione di trovarsi “in the middle of nothing”, con un paesaggio molto simile quello che le immagini ci riportano di Marte, con in più i serpenti più velenosi del mondo nei dintorni.

Pernottamento: Coober Pedy – (Anne’s Dugout)