Day 7: 26 agosto 2007

La traversata del deserto per arrivare al cospetto dell'Ayers Rock nel momento del tramonto.

Per colazione Anne ci prepara dei muffins fatti ad hoc per noi. La sentiamo preparare i dolci almeno mezz’ora prima che suoni la sveglia.  Insieme al resto apprezziamo anche la marmellata di Cuandong, frutti simili a pesche selvatiche che crescono spontanee nelle zone semidesertiche. Per non urtare la suscettibilità degli aborigeni locali che si ritengono i legittimi proprietari anche dei frutti pendenti nel loro territorio, Anne va a raccoglierli ad un’ottantina di km e prepara la marmellata che ci troviamo nel piatto. Il gusto e buono ma non migliore di molti altri, certo che conoscendone la storia diventa più appetibile. Andiamo a fare una passeggiata nel primo mattino della domenica, tutto è silenzioso intorno a noi. Visitiamo un paio di musei (Cave hotel e Umuda) ovviamente dedicati all’opale e vediamo la chiesa cattolica dall’esterno, anch’essa sul modello dugout. Un cartello riporta che è chiusa per restauri, ma sembra che manchi proprio tutto, dai parrocchiani al prete. Ci intratteniamo ancora con Anne per farci raccontare che esiste una regolamentazione molto precisa per ottenere le licenze: queste vengono concesse a singoli individui, i quali possono essere anche in partnership ma il territorio è limitato. Questa regola può essere in qualche modo bypassata intestando una licenza ad un famigliare ma tutto rimane nell’ambito della piccola impresa. Se non viene esercitato per un certo periodo di tempo, la licenza viene revocata ed affidata ad altri. Sebbene su 3000 abitanti la popolazione arrivi da almeno 45 Paesi diversi, sembra che una svolta epocale sia alle porte. Stanno per essere aperte delle grandi miniere nei dintorni e questo potrebbe aumentare notevolmente il numero di residenti, snaturando quel sottile equilibrio che si è venuto a creare col tempo. Si tratta di giacimenti di rame, uranio e d’oro. Il loro sfruttamento non è ancora iniziato ma le varie società si stanno organizzando per poter avviare i lavori quanto prima. In una di queste miniere che si trova a circa cento km di distanza contano d’impiegare circa 400 dipendenti.

E’ curioso sentire come chi abita da queste parti da decenni finisca per temere i luoghi ricchi di foreste o folta vegetazione, quasi che vi si trovasse qualche entità nascosta; è vero che sotto questo aspetto il deserto garantisce la massima trasparenza. Lasciamo questo paese dai tratti somatici molto particolari e ci avviamo sulla Oodnadatta Rd., dietro consiglio di Anne, per le Breakaways. Sono sostanzialmente due le attrattive d’interesse: la prima è la Dog Fence, una recinzione in direzione est-ovest di 5600 km, la più lunga del mondo nel suo genere, creata appositamente per impedire l’ingresso dei Dingo nella parte centro meridionale dell’Australia a protezione dei greggi di pecore. Parte dalla costa a sud e si ferma quando incontra la foresta pluviale, dove non è più territorio per i Dingo. Infatti l’allevamento australiano viene diviso in due aree: quella a nord della Dog Fence viene adibita al pascolo dei bovini, mentre quella a sud è per gli ovini. Si tratta in realtà di una rete a griglia con dei pali in legno, resasi necessaria per impedire che i cani selvatici facessero scempio delle greggi. Svoltando verso nord per 17 km vediamo il secondo motivo della deviazione, si tratta di un deserto collinoso con alcune montagne erose delle Breakaways, dagli splendidi colori che vanno dal bianco, al giallo e al rosso. Intorno a noi vediamo frequenti dune di riporto degli scavi effettuati dai cercatori di opale. I nomi delle colline sono personalizzati e dedicate a varie entità: un capo, due cani, ecc. Ovunque, anche sulle cartoline, vi sono cartelli che avvisano di fare attenzione a non finire dentro i pozzi d’estrazione. Rientriamo dopo una trentina di km sulla Stuart Hwy dopo aver percorso il tratto su strada sterrata ed esserci fatti un discreto massaggio anticellulite. Andiamo in direzione nord verso Marla. Ci sono delle zone aride mentre altre sono maggiormente coperte dalla vegetazione tipica dei luoghi che vedono la pioggia molto di rado. Entriamo nello Stato del Northern Territory con paesaggio abbastanza simile, segnato da alternanza di zone in cui sopravvivono solo alcune specie di spinifex ad altre dove la vegetazione è un po’ più ricca. Svoltiamo sulla Lasseter Hwy in direzione di Uluru. Un episodio curioso ci viene da un anziano aborigeno con l’auto ferma sui bordi della strada. Lo vediamo che si sbraccia per attirare la nostra attenzione, ci fermiamo e con un inglese stentato ed il volto contornato da mosche ci dice che è rimasto senza benzina, chiedendoci infine 10 $. Intuendo un paio di contraddizioni quali il cofano aperto che nulla ha a che vedere col serbatoio vuoto e la notevole distanza dalla prima stazione di servizio, lo congediamo senza commenti e senza concedere l’elemosina al malcapitato, il quale dev’essere restato a secco di alcolici, prima ancora che di benzina. Ne avremo la conferma al nostro ritorno tra un paio di giorni. Purtroppo l’alcolismo è una piaga grave tra la popolazione locale, così come la droga ed il parassitismo.

Fortuna che la guida ci avverte della presenza di Mt. Conner ed evitiamo di riconoscerlo erroneamente anzitempo per Uluru, è comunque una bella “mesa”, altopiano roccioso stile Monument Valley nel piatto assoluto che lo circonda. Ci riforniamo di benzina a Curtain Springs, un piccolo villaggio ben tenuto “in the middle of nothing”, come dicono da queste parti. La benzinaia si stupisce quando aggettivo come piccolo il suo paese e semiseria mi chiede se mi sembra piccolo un paese che ha un’estensione di un milione di acri. Lungo i frequenti parcheggi ci sono dei punti pic-nic all’ombra (sovente corredati di barbecue) e serbatoi d’acqua per potersi dissetare in caso di necessità, segno evidente della pericolosità del caldo nel periodo estivo. Proseguiamo mantenendo i 110 km/h per non incorrere nei severi controlli della polizia ed arriviamo al Sunset Point, al cospetto dell’Ayers Rock/Uluru proprio 10 minuti prima che il sole per oggi si congedi da queste terre. Siamo finalmente davanti al più grande monolite del mondo, ritratto in ogni dettaglio su tutte le pubblicazioni che parlano dell’Australia e, vestito con l’abito da sera, risulta veramente degno della sua notorietà. Il suo aspetto è caratteristico fin da distante e i colori cangianti man mano che il sole si abbassa fino a raggiungere il violaceo, gli conferisce una suggestività magica. Riconosciamo il Sunset Point per il nugolo di persone appostate con ogni genere di obiettivi e macchine foto in attesa del momento del tramonto. Forse sarebbe persino più divertente mettersi dall’altra parte e fotografare questa folla di astanti, alla quale ben presto ci aggreghiamo anche noi. Rientriamo soddisfatti all’Outback Pioneer Resort, disposto in blocchi di quattro stanze comunicanti con il resto del resort tramite marciapiedi illuminati da una luce fioca. Andare in bagno di notte significa orientarsi e fare qualche decina di metri in mezzo alla vegetazione tropicale. Chi riesce a trovare il centro … servizi incontra poi anche la lavanderia con tanto di asse e ferro da stiro a beneficio di coloro i quali decidono di risciacquarsi interamente dopo le esperienze nell’outback. Anche i ristoranti sono in sostanza delle tettoie aperte, in particolare dove andiamo noi si passa dal banco del macellaio e ci si cuoce la carne a piacimento. Prendiamo un mix composto da uno spiedino di coccodrillo, uno di canguro, würstel di emù e di carne bovina. Si fa cuocere il tutto sulla piastra, con le cipolle a parte. Cerchiamo uno spazio disponibile su uno dei tanti tavoli disposti tipo birreria, nelle cui vicinanze si esibisce un cantante country. Il tutto può sembrare un inno alla rusticità, ma in un posto così non poteva essere più simpatico. Qui il self service della ristorazione australiana si fonde bene con la qualità dei prodotti e l’ambiente circostante. Self service anche per le bevande all’apposito banco del bar. Una peculiarità è data proprio da questo servizio che prima di somministrare una semplice birra chiede di vedere la chiave della stanza, un modo come un altro per evitare intrusioni di polverosi aborigeni. Così facendo si salvaguarda la loro salute, nonché quella della fiorente industria turistica che ben attecchisce in questo deserto.

Pernottamento: Yulara - (Outback Pioneer Lodge)