Day 13: 18 agosto 2005 – 630 Km.

Ancora gli stessi panorami di ieri nelle due vallate contigue: Jasper e Banff.

Si riparte da Hinton alle 7 per la visita del parco di Jasper. C’è però una sorpresa: stamattina è necessario sbrinare i vetri. La temperatura è infatti scesa a -2° ed una coltre di brina si è depositata sul parabrezza. Nel gelido ma sereno mattino riprendiamo nuovamente la Hwy 16 in direzione Jasper per rivedere all’alba gli splendidi paesaggi già ammirati ieri sera al tramonto. Di  particolare bellezza sono le basse nebbie (Foto2)che danzano sopra i laghi e si dissolvono verso l’alto, lasciando lo spazio allo scenario delle montagne appena imbiancate dalle precipitazioni di ieri mattina, nonché i due wapiti maschi incontrati ieri sera, mentre fanno colazione. Nella periferia di Jasper una volpe argentata ci fa da guida sulla strada per qualche centinaio di metri, poi lei va per la sua strada e noi per la nostra prendendo la carrozzabile che sale in 14 Km al punto panoramico sul Mt. Edit Cavell (Foto2). Con un sentiero di 1.5 km raggiungiamo il punto in cui il ghiacciaio  termina la sua corsa in un laghetto, sul quale galleggiano diversi piccoli iceberg. Con l’apparire del sole sul ghiacciaio, alcuni blocchi si staccano sopra di noi, nel fragore amplificato dalla montagna. La strada che accede è stretta e richiede cautela nella guida. Per fortuna quando il traffico inizia a farsi sentire noi stiamo già scendendo.
Restiamo incantati dalla meraviglia delle Rockies, che svettano superbe per poi specchiarsi nei laghi sottostanti (Foto2). Riguadagnata la Hwy 93A, una parallela della Icefield Parkway 93, deviamo ancora una volta per 7.5 km su uno sterrato per costeggiare il scintillante fiume Whirpool, nella bella valle omonima. La guide propongono la visita di un lago, il Moab ma la vista (pur bella) non vale la deviazione. Proseguiamo lungo la medesima strada con la vista di laghi, uno più bello dell’altro. Vediamo le Athabaska Falls (Foto2), dove il fiume omonimo compie una salto fra dure rocce, passando roboante in mezzo ad un canyon per aprirsi infine in un ampia zona pianeggiante, come al solito bordata dalla foresta. E’ una delle attrazioni turistiche principali, quindi occorre aggirarsi fra i tanti turisti presenti, che scalfiscono solo leggermente la magicità del luogo. Ammiriamo il paesaggio dal  Goats and Glaciers Viewpoint a picco sul fiume Athabaska (in quel momento si stagliano proprio alcune capre delle nevi, quasi mimetizzate dal bianco colore della roccia). Sostando brevemente ma intensamente ed interessatamente nei vari viewpoint (Mt. Fryatt, Mt. Christie, ecc.), giungiamo alle Sunwapta Falls, da dove prendiamo un bel sentiero di 2 km ci porta alle lower falls, tre salti di roccia che lo spumeggiante Athabasca River salta in scioltezza. Le cascate superiori sono meno alte ma impressionanti per lo stretto canyon, nel quale è costretto a passare il fiume. Di altro genere ma ugualmente spettacolari sono le Tangle Falls, sul lato sinistro. Ancora uno stop sul Sunwapta Canyon ed arriviamo al ghiacciaio dell’Athabasca (un ramo del Columbia Icefield), di impressionante vastità e bellezza, con la possibilità di fare una passeggiata sul ghiacciaio in scarpe da ginnastica. Ovviamente imperversano i vari mezzi meccanizzati (snowcoach) che portano a fare tours sul ghiacciaio ed altre inventive commerciali tese a sfruttare il luogo. Curiosa infine,  la serie di cartelli che denunciano il ritiro del ghiacciaio. Ogni vent’anni, a partire da fine ottocento si avanza di 70-80 mt. Oltrepassiamo il Sunwapta Pass ed entriamo così nel BANFF N.P. Vediamo le Weeping Wall (pareti strapiombanti nel canyon vicino alla pianura alluvionale scavata dal fiume North Saskatchewan). Anche se non previsto dalle guide ci imbattiamo nel fantastico Loach Lake, dipinto a tinte blu pastello. Un’occhiata allo Snowbird Glacier, ornato da una catena di alte e frastagliate vette che superano i 3000 mt. I ghiacciai strapiombano letteralmente sulla valle dove scorre il fiume, quasi a smentire ogni legge di gravità. Arriviamo a vedere il Peyto Lake percorrendo un sentiero di 15 min. che ci porta al Bow Summit. Ancora un lago in forte contrasto con quanto lo circonda, almeno quanto a intensità del colore. Valichiamo quasi senza accorgercene il Bow Pass a 2068 mt., entrando quindi nella valle del Bow River. Arriviamo infine al Crawfort Glacier e al Bow Glacier con l’omonimo Bow Lake  ai suoi piedi. La neve di ieri mattina rende perfetto un panorama altrimenti solo bellissimo. Fiancheggiamo Hector e l’Herbert Lake per raggiungere la Trans Canada Hwy 1, che prendiamo in direzione di Golden. Qui gustiamo un’ottima cena a base di salmone al Turning Point Restaurant e facciamo una passeggiata sul Kicking Horse Pedestrian Bridge, un ponte pedonale in legno degno di nota. Si dorme al Golden Gate Motel.