Day 14: 19 agosto 2005 – 453 Km.

L'apoteosi: Lake Louise e Moraine di un blu pastello. Yoho N.P. ancora paesaggi d'incanto.

Da Golden ritorniamo verso il Kicking Horse Pass e Lake Louise. Ci affrettiamo in quanto le guide lo danno bello nelle prime ore del mattino. Probabilmente è vero in quanto a fascino, non ci sono ancora tanti turisti e si può goderne l’atmosfera. Peccato che sia per buona parte ancora in ombra e sia necessario aspettare metà mattinata. Lo stesso succede al Lake Moraine. Ritorniamo al Lake Louise che intanto si è “svegliato” ed è uscito dall’ombra, per regalarci un paesaggio maestoso, con il ghiaccio del Monte Victoria che incombe su di esso. Fermo restando la bellezza del luogo, ci pare comunque persin troppo pubblicizzato. Guardandoci alle spalle scopriamo il perché. Il grande Fairmont Hotel sta proprio sopra di noi e su quanto è lì attorno. Incuranti di ogni sensibilità verso un angolo di paradiso che ha pochi eguali nel mondo, hanno costruito prima ed ampliato ancora di recente questo fabbricato, che molti decantano come perfettamente integrato grazie al suo stile chateau. E’ vero crederlo solo se si hanno gli occhi foderati di dollari, i castelli forse si integrano bene in città. Qualunque struttura affiancata a queste espressioni del creato non sarebbe in grado di competere. Ma tant’è: l’hotel è uno di quei posti che fa fine dire a molti “io ci sono stato”.  Facciamo una passeggiata di 20 minuti in direzione del Mirror Lake per vedere il Lake Louise dall’alto. Torniamo di nuovo al Lake Moraine (Foto2 -Foto3), che anche lui nel frattempo ha preso le sue sembianze migliori e si rivela come il lago più bello in assoluto. Il bel tempo fa il resto. Tutti coloro i quali lo vedono per la prima volta non possono che restare estasiati di fronte ad una simile perla della Natura. Il tutto viene ulteriormente amplificato dai ghiacciai e dalle famose Wenchemntka Peaks, dieci cime alte oltre 3000 mt.  Lo straordinario colore dell’acqua di questo e altri laghi del parco è provocato dai depositi di limo glaciale, o farina di roccia, sospeso appena sotto la superficie. Tutti i colori vengono filtrati, tranne l’azzurro che viene riflesso. Siamo concordi nel definire questo come il Top del nostro giro. Per apprezzarne al meglio i colori risaliamo la pietraia che si innalza al fondo del lago. Dopo tale apparizione un giro per il villaggio di Lake Louise è talmente insignificante da non renderci conto che ci siamo passati. Non esiste un centro o qualcosa che non siano freddi residence . Rientriamo verso Golden per visitare il YOHO N.P.
Ad un viewpoint vediamo gli Spiral Tunnels, gallerie  create per guadagnare dislivello sulla strada ferrata che nella seconda metà dell’ottocento collegava l’est con l’ovest del Canada.        
Deviamo poco dopo per una stretta carrozzabile, la Yoho Valley Rd., per raggiungere  le Takakkaw Falls. Per un’altra strada secondaria si arriva al Natural Bridge e quindi seguire allEmerald Lake (Foto2), dalle splendenti acque verdi smeraldo. Rientriamo a Golden e proseguiamo per la 95 in direzione sud verso Radium Hot Springs. Il paesaggio è curioso: sulla sinistra si stagliano maestose le Rockies, sulla destra un ampio vallone pieno di paludi, oltre ancora delle montagne ma decisamente più livellate. Troviamo l’accomodation nel Siesta Motel. Nel tardo pomeriggio ci portiamo avanti coi lavori imboccando la strada del KOOTENAY N.P. Visitiamo l’Olive Lake, in un’atmosfera tranquilla, ed andiamo al viewpoint sulla vallata del Kootenay. Non essendo possibile fare inversione di marcia proseguiamo per alcuni km e ci imbattiamo di diversi cervi mulo al pascolo lungo la strada. Ma alla fine ecco un giovane alce che bruca mentre le ombre si stanno ormai allungando. Andiamo anche noi a far cena a Radium Hot Springs all’Elna’s Stube (gestito da una signora austriaca di Linz). Si mangia molto bene (bistecca di maiale coi funghetti) e facciamo conoscenza con due simpatici vicini di tavolo: lui è di Dawson City ma abita a 50 km da Radium e ci danno preziosi consigli su quanto resta ancora da vedere nella zona. Sam, il gestore del motel, che ci ha ospitato con una cordialità tipicamente mediterranea, ci racconta dell’astio che gli indiani continuano a nutrire nei confronti dei bianchi. Stando a quanto dice, è meglio non addentrarsi nelle riserve ad ora tarda onde conservare lo scalpo.