Day 6: 11 agosto 2005 – 831 Km.

Yukon Territory: la città di Whitehorse e di nuovo soli sulla Klondike Hwy lungo il fiume Yukon.

Ci svegliamo di buon’ora ma manca la corrente e di conseguenza anche l’acqua. Ci viene detto che stanno facendo delle manutenzioni in zona e che tutta l’area è priva di corrente. Fortuna che abbiamo ancora benzina a sufficienza per raggiungere la Rancheria ad un’ottantina di km, un’area di servizio dove facciamo il pieno, ci laviamo la faccia e beviamo un caffè. Ristorati, riprendiamo la Alaska Hwy 1 in direzione di Teslin in un paesaggio ondulato, ammantato dalla foresta boreale con laghi a specchio che la riflettono. Le cime delle basse montagne circostanti sono coperte di neve. Ad 80 km da Teslin Incontriamo una vasta pineta bruciata di recente. Anche stamane la temperatura era di 10° per poi arrivare a 25-26° nelle ore di punta, la presenza del sole non è in discussione. La Alaska Hwy in questo tratto è bella, il limite è dei 100 km/h, ma la si percorre tranquillamente ai 120 km/h, i panorami sono splendidi. Superato lo Yukon River arriviamo al Hyles Canyon (Foto2), dove il fiume si restringe per effetto di alte pareti rocciose che ne aumentano la corrente in modo considerevole. Ciò ha creato grossi problemi nei tempi in cui le strade non esistevano e lo Yukon rappresentava l’unica via di comunicazione. Entriamo in Whitehorse, la capitale dello Yukon, che con i suoi ventimila abitanti ci sembra una metropoli. A fine secolo era una cittadina tranquilla di 500 persone, oggi è un misto di antico fascino pionieristico e moderno senso urbanistico. Vediamo la storica SS Klondike (battello a vapore in servizio sullo Yukon fino al 1962), il Fish Ladder al Withehorse Rapids Dam. Queste sono delle “scale” utilizzate dai salmoni per risalire la corrente nel luogo dove è stata creata un diga, altrimenti impedirebbe il transito dei pesci. Vediamo inoltre il grattacielo di tronchi che non ci impressiona particolarmente e la Old Log Church (l’unica cattedrale in legno). All’uscita dalla città infiliamo la Klondike Hwy.  2 in direzione nord: il paesaggio muta verso un terreno decisamente più arido. Solo più betulle ed i soliti pini che crescono ovunque, alti e stretti. Costeggiamo il Lago Laberge ed il Fox, per rincontrare lo Yukon river, che si snoda con una serie di anse. I promontori su cui si arrampica la strada sembrano essere fatti apposta per poterle ammirare. La temperatura oscilla tra i 30 e 32°. Nella zona di Carmacks ci sono i cartelli che indicano le annate in cui i boschi circostanti sono stati distrutti dal fuoco, vediamo che vanno dal 1958 al 1998. La stagione appare molto secca, tale che diverse betulle incominciano già a rivestirsi dei colori autunnali. Dove ci sono stati gli incendi sta iniziando lentamente crescere una vegetazione di sottobosco, mentre gli scheletri dei pini bruciati rimangono in piedi ancora per diversi anni. Verso il basso ci appaiono le Five Finger Rapids, che diedero molto filo da torcere ai cercatori d’oro mentre risalivano il fiume.
Nel visitor centre di Whitehorse prenotiamo l’hotel di Skagway (col senno di poi scopriamo che se non lo avessimo fatto l’unica alternativa sarebbe stata quella di pernottare in macchina) ed il “lodge” di stasera. Premesso che i cellulari prendono solo nell’area di Vancouver, questi ultimi non hanno nemmeno il telefono fisso, tant’è che chiamiamo l’operatore al quale comunichiamo un codice alfanumerico e questi ci collega via radio. Il Moose Creek Lodge in effetti non si trova in una zona densamente popolata. Le prime case sono a Stewart Crossing (un’area di servizio), mentre la città di Dawson City è a 160 km. Il camion con le provviste arriva una sola volta alla settimana, ed è proprio stasera. La signora svizzera di Thun che l’ha acquistato nel 2002 (lei è emigrata 8 anni fa) vi si trova bene proprio per questa ragione. Non ci sono problemi coi vicini e si mantiene giovane con le temperature invernali che raggiungono i -50°, ma lei trascorre il periodo a Mayo dal momento che sulla strada non c’è transito turistico e quindi non si fanno affari. Durante quel periodo si limita a confezionare souvenirs artigianali che venderà nella bella stagione. E’ un’autentica amante del grande nord e non disdegna il business condito da buona ospitalità. Lo scorso anno le prime nevicate sono iniziate a settembre, mentre ad ottobre la neve è scesa in abbondanza fino a maggio. Anche le strade sono in buone condizioni: la neve viene tolta con regolarità e non c’è rischio di ghiaccio. Eh sì, perchè per molti mesi la temperatura non sale sopra lo zero, quindi le precipitazioni restano allo stato nevoso e si scivola di meno. Per questa ragione non spargono sale, tutt’al più della sabbia. Si tratta comunque di un freddo secco e ancora sopportabile, almeno per chi ne ha l’abitudine. Ci troviamo nella zona del permafrost, il terreno sotto di noi sgela per circa un paio di metri ma in profondità è ghiacciato tutto l’anno.