Day 9: 14 agosto 2005 – 290 Km.

Sulle tracce dei cercatori col treno che portava nello Yukon. Ricordi della tragica "scala dell'oro" al White Pass.

Poco dopo le 7 facciamo due passi per la città di Skagway. A differenza di Dawson è stata completamente stravolta dalle vetrine che propongono ogni sorta di merce di lusso per i turisti (soprattutto gioielli in argento, ma anche pellicce, souvenirs, ecc.). Chi come noi cerca un supermercato è costretto a farsi tutta la via principale e poi chiedere aiuto a qualcuno del posto. Si trova in una via del tutto secondaria, ben nascosto agli occhi dei più. A Skagway le gioiellerie hanno di gran lunga la priorità sugli alimentari! A parte questo, l’impressione che ne ricaviamo non è molto positiva: tutto è incentrato sul business, ogni angolo è stato modificato ad arte per poter vendere qualcosa, talvolta anche in modo pacchiano. Crediamo che questo rappresenti in qualche modo anche un’offesa  alla storia e a chi Skagway l’ha vissuta in condizioni ben più disagiate, ma il villaggio è meta di crociere estive e dalle grandi navi sbarcano orde di turisti americani affamanti di acquisti. Saliamo sul trenino (Foto2 - Foto3) che in tre ore andata e ritorno ci porta al White Pass, storico avamposto sulle orme degli Stampeder, i cercatori d’oro, che negli ultimi anni dell’ottocento improvvisavano di tutto per raggiungere il Klondike. Pochi km più in la scorre il sentiero che porta al Chilkoot Pass, il famigerato colle le cui foto d’epoca che ritraggono l’ardua salita invernale dei cercatori  campeggiano ovunque. I binari  sono quelli della prima ferrovia, pertanto corrono su massicciate scavate nella roccia e ponti ristrutturati risalenti all’epopea del gold rush. Col trenino, appena usciti dal paese, passiamo accanto al cimitero dove sono sepolti molti cercatori d’oro e famosi banditi.
Un curioso torrentello intriso di acqua torbida e letteralmente brulicante di salmoni.
Incontriamo un paio di signori di Whitehorse, i quali ci informano come la loro città sia anch’essa immersa nella foschia causata dagli incendi.
Riprendiamo l’auto per risalire al White Pass ed uscire definitivamente dall’Alaska. Da qui inizia la Klondike Hwy., già percorsa nei giorni scorsi nel suo tratto centro-nord, per giungere a Carcross nello Yukon ripercorrendo la vecchia pista seguita dai cercatori d’oro, la maggior parte dei quali risalivano dai Lower 48 la costa in battello fino alla tumultuosa Skagway per poi attraversare il pericoloso Chilkoot Pass, giungendo così a Whitehorse. Da qui risalivano il corso dello Yukon. Questo tratto di strada regala stupendi panorami sul solitario paesaggio circostante. Carcross è un tipico villaggio da far-west con un centro visitatori veramente accogliente. L’impiegata ci fa vedere su internet una cartina dove vengono evidenziate in tempo reale in rosso le aree di Alaska e Yukon in fiamme ed in giallo quelle dove esistono solo più dei focolai: impressionante per l’estensione. Ci racconta che nella zona l’estate è stata assai piovosa; non ce n’eravamo accorti vista l’aridità del terreno, legato evidentemente a ragioni intrinseche. In realtà maggio è stato abbastanza bello, sono quindi ripiombati nell’inverno e ne sono venuti fuori quindici giorni fa con temperature assai calde. Costeggiamo il Carcross desert, il più piccolo deserto del mondo, una vecchia miniera abbandonata (la Venus Mine) e restiamo letteralmente abbagliati dalle fantastiche colorazioni dell’Emerald Lake, un autentica gemma incastonata. Riprendiamo la Alaska Hwy a Johnson’s Crossing e gettiamo l’ancora poco dopo Teslin, all’ottimo  Dawson Peaks motel dove il gestore è estremamente cortese. Ceniamo nello stesso luogo a base di halibut bollito e passato rapidamente sulla griglia (con l’immancabile garlic toast), pescato nel Lynn Canal di recente memoria. Le stanze delle cabin danno sul lago di Teslin,  in un atmosfera particolare e ricca di zanzare!