Day 5: 14 agosto 2004 - 475 Km.

Nova Scotia e traghetto per Terranova. Il Canada più vicino all'Europa ma più distante dal Canada

Sveglia come al solito alle 6.45. E’ piovuto per buona parte della notte ed anche al mattino non è bello. Facciamo un giro per Halifax, il centro invaso dalla nebbia ci fornisce un’idea alquanto triste della città. A dare un ulteriore senso di solitudine ci pensa il sabato mattina, che evita alla gente di uscire di casa.
Su comode autostrade proseguiamo verso Truro, New Glasgow ed arriviamo a Port Hastings, dove attraversiamo il Canso Causeway, un braccio di mare che collega la Nova Scotia continentale al Cape Breton Island. Piove assai frequentemente ma i paesaggi non sono particolari. Pranziamo sulle rive del Bras d’Or Lake, lago collegato al mare, con scarsa salinità. Visitiamo a distanza i residui di una grande acciaieria con le scorie di coke risucchiati nell’oceano dalle maree. Uno spettacolo desolante nel luogo maggiormente inquinato del Nordamerica. I quartieri intorno presentano case fatiscenti, a causa dell’abbandono dei proprietari. E’ uno dei luoghi con maggior incidenza di tumori in tutto il Canada. Forse gli abitanti di alcune delle case che abbiamo visto vuote non sono riusciti a fuggire in tempo. Arriviamo a North Sidney, dove la partenza era prevista per le 16 ma partiremo con due ore abbondanti di ritardo. All’interno della biglietteria troviamo un fornitissimo centro informazioni. Merita anche in questo caso spendere due parole sulla disponibilità degli addetti e sulla perfetta organizzazione incontrata. Sempre all’interno della biglietteria ammazziamo il tempo osservando le foto dei tempi in cui traghettare a Terranova era cosa ben più difficile, nonché delle difficoltà che s’incontrano d’inverno quando il mare ghiaccia completamente. Prima di partire incontriamo un simpatico signore al quale raccontiamo la nostra avventura di due giorni fa con l’alce. Ci guarda stranito e ci ripete più volte che siamo “very lucky”. Mi tocca addirittura sulla spalla per portargli fortuna, anche se non sembra essere molto sfortunato. Possiede un caravan di dimensioni enormi per le nostre abitudini (normali per quelle canadesi) trainato da un pick-up. E’ in pensione e trascorre l’estate nelle vicinanze di St. John’s (sua zona d’origine) per poi svernare in Alabama. Si cena a bordo, rilevando come i prezzi siano decisamente abbordabili. Il menù prevede merluzzo (pescato del giorno) condito con cipolle e salsa, servito con varie verdure. Durante il viaggio veniamo allietati da un concerto country di due tipi molto in gamba, forniti di chitarre, basi, ecc. Facciamo inoltre conoscenza con Mary Law, un’insegnante sposata con un inglese, originaria di Terranova che vive e lavora a Moncton (NB), di ritorno dai suoi genitori per qualche giorno di ferie. Si sente canadese a tutti gli effetti e non gradisce l’estremismo linguistico dei quebecoises. A tal proposito ci racconta un aneddoto curioso: il pilota Jacques Villeneuve anni fa ha aperto un locale a Montreal e l’ha chiamato “yes”. Il governo ha preteso che sull’insegna venisse posta anche la traduzione, “oui”. Anche la sua cortesia e disponibilità nel darci consigli su cosa vedere sull’isola ci ha lasciati di stucco. E’ vero che di turisti qui ne vedono  meno che da altre parti, ma questa gentilezza deve proprio far parte del loro DNA.
Un'altra curiosità legata al sciovinismo linguistico del Quebec l'abbiamo vista in questi giorni: la catena di fast food americana Kentucky Fried Chicken e pertanto abbreviata KFC, qui riporta sulle insegne PFK: Poulet Frits Kentucky.
L’arrivo a Port aux Basques avviene quando è ormai l’una di mattina in virtù del ritardo accumulato dal traghetto, dopo cinque ore abbondanti di navigazione. Ed è di quelli che non si scordano: in mezzo a fitte nebbie, la nave procede lentamente verso l’attracco. Sembra di vivere un film dell’epoca pionieristica mentre il traghetto scivola sul mare piatto come l’olio. Non si vede nulla, solo le luci del porticciolo che man mano si avvicinano. A parte l’emozione dell’arrivo, è stato un gran peccato non essere arrivati prima, perché l’Heritage B&B che ci ha ospitati si trova in un posto molto bello ed è lui stesso un bellissimo chalet ottimamente arredato e  dotato di tutti i comfort.