Day 8: 17 agosto 2004 – Km. 316

Navigazione verso Nova Scotia e Cape Breton Island, in realtà una penosola.

Alle 7 di mattina ci svegliamo. Colazione rapida ed approfittiamo del fatto che fuori piove e che siamo in mare aperto per sederci ad un tavolo, riordinare i depliants e le idee per la seconda metà del viaggio. La meticolosità in queste occasioni può essere fondamentale! Pranzo alla caffetteria della nave. Circa un’ora prima dell’arrivo il traghetto si ferma nel tentativo di soccorrere una barca a vela in preda delle onde. Una vela è stata strappata e gli occupanti hanno lanciato l’SOS. Dopo vari tentativi di recupero finalmente i marinai del traghetto riescono ad agganciare i naufraghi con una corda, che tuttavia si stacca di lì a poco, con un coro di sgomento dei passeggeri accorsi a vedere lo spettacolo fuori programma. Di certo gli attori involontari non hanno passato un  bel momento fino a quando è arrivata una barca del soccorso, che ha avuto vita più facile nell’agganciare i disperati prima che le onde li inghiottissero. Raggiungiamo così North Sidney con mezz’ora di ritardo, alle 14.30. Sebbene la pioggia non cessi affrontiamo il Cabot Trail (Foto1) sull’estremo nord della Cape Breton Island. Nella seconda parte verso Cheticamp, dapprima smette di piovere, quindi si rasserena del tutto, lasciando spazio ad un paesaggio molto verde. A Cheticamp, villaggio orgogliosamente acadiano, con belle casette in legno che risaltano particolarmente sotto il sole e con le nubi sullo sfondo delle montagne interne. La strada passa in mezzo alle due file di case, dall’aspetto ordinato e fiorite in ogni dove. Ci fermiamo a Mabou in una fattoria, la Clayton Farm B&B, che trae le sue origini nel ‘600. La stanza è splendida, mentre il padrone, Isaac Smith, pronipote del fondatore, un certo McKeen, è un tipo molto calmo e ci racconta la storia della fattoria e della sua famiglia. Sembra d’essere in una fattoria dell’800: arredamento e foto alle pareti sembrano raccontare dell’epopea pionieristica. Il flemmatico Isaac è di certo un buon albergatore, la professione del farmer sembra essere più una cornice sentimentale.