Day 10: 19 agosto 2004 – km 849

Lungo la penisola della Gaspesie, ormai rientrati nel Quebec. Tramonto indimenticabile sul San Lorenzo.

Colazione con squisite marmellate di mirtilli, mele, rabarbaro e fragole confezionate dalla padrona di casa. Il tutto condito con l’immancabile sciroppo d’acero. Chiacchierando, ci raccontano che nei mesi di gennaio e febbraio le temperature scendono senza problemi a -30/32°, con medie che si aggirano sui -20°. Il municipio tiene comunque aperte tutte le strade facendo abbondante uso di sale. Saliamo ai 582 mt. di Cap Ferret,  da dove godiamo di una magnifica veduta su tutta la baie de Chaleur, appena intaccata da una foschia di fondo che non aiuta a rendere nitida la costa opposta del New Brunswick. Sotto un bel sole partiamo in direzione di Percè. A differenza di Terranova e della Nova Scotia iniziano a vedersi alcuni turisti europei, prima erano solo canadesi o americani, i quali arrivano dal Maine con comodi collegamenti di traghetto. Alle 11 giungiamo sotto il faraglione di Percè (Foto1) che si erge dal mare con un tunnel nel parte più al largo. Notiamo con curiosità come nella zona i cartelli indichino le distanze usando le misure imperiali e non quelle metriche, come invece si usa nel resto del Canada. Anche il marito di Marie Claire parlava usando unità di misura imperiale. Visitiamo il parco di Forillion, dove percorriamo un sentierino di un’ora che si snoda tra belle cascate, il cui suolo è ricoperto di muschio. Anche i tronchi caduti vengono presto ricoperti di un muschio peloso e fitto. Scopriamo che esistono tre varietà di acero, di cui una sola è quella dalla quale si estrae la linfa per fare lo sciroppo e la cui foglia campeggia sulla bandiera canadese. Un altro ha la foglia con angoli quasi retti, mentre l’ultimo ha la base della foglia tondeggiante ed è detto acero della Pennsylvania. Il sottobosco è mantenuto pulito dalle conifere e dagli aceri. Un altro albero interessante quanto frequente è il cedro, il quale emana il classico profumo quando si sfregano le foglie. Appena usciti dal parco di Forillon, a Cap de Rosieres, incontriamo una bella serie di case esposte ai quattro venti e la vegetazione stenta a prosperare. Ci sfugge la necessità di fondare un paese proprio su quel promontorio, ma una ragione ci sarà stata di sicuro. Le case più belle sono quelle più in alto e quindi più esposte agli agenti atmosferici, evidentemente più la casa prende vento e più ha prestigio. Resta comunque il fatto che le due file di case lungo la strada principale è la disposizione più frequente in tutti i villaggi del Canada orientale. Probabilmente anche per una ragione di sgombero neve, riesce più comodo uscire dal garage o dal cortile. Nei paesi di piccole dimensioni le vie laterali sono quasi assenti. La struttura delle case è di solito in legno ben coibentato. Queste, anche se costruite intermente in legno, presentano un camino che parte sin dalla base ed è rivestito di pietra. Alcuni edifici pubblici e molte chiese sono invece interamente in pietra. Le chiese spesso sono di colore bianco, bordate di nero o blu scuro, sono immerse in prati verdi e poste in punti panoramici, su elevazioni oppure in prossimità del mare. Anche i cimiteri sono in posizione panoramica e danno direttamente sulla strada, comunque in posizione rilevante rispetto al villaggio. La costa nord della Gaspesie ci rende un’impressione meno maestosa di quanto non fosse decantato dalle guide, complice il cielo annuvolatosi nel frattempo ed i superbi paesaggi visti nei giorni scorsi, per esempio a Cape Breton. Soltanto in prossimità di Gros Morne si elevano alte falesie che scendono a perpendicolo sulla strada. Dall’altro lato il San Lorenzo. St. Louis e Mont St. Pierre, così come altri villaggi vicini, sono caratteristici: sorgono tutti uguali in fondo ad una baia dove sfocia un fiume e si apre la vallata. Prima e dopo si trovano alti roccioni che precipitano a picco sulla costa, dove è stata ricavata la strada. Gli abitanti sembrano persino imbranati a vedere da come guidano lentamente. Si riesce invece a capirli quando parlano francese, a differenza dei quebequoises dell’altra riva, dove riusciamo a tradurre con non poche difficoltà. Visto il tempo che diventa sempre più inclemente ed il paesaggio che non merita lunghe fermate, decidiamo di tirare dritto fino a Riviere du Loup. Nei pressi di Trois Pistoles veniamo avvolti da una nebbia strana, molto scura e fitta ma che nel contempo concede una visibilità accettabile. Dopo qualche chilometro, come per magia lo scenario si apre e si presenta un tramonto sul San Lorenzo (Foto1) che da solo meriterebbe il viaggio. Incuranti delle zanzare che banchettano col nostro sangue, scattiamo alcune foto per immortalare un momento che la nostra mente non avrebbe comunque scordato. A Riviere du Loup pernottiamo in un hotel che se da un lato non ci dispiace, dall’altro ci fa pensare con nostalgia all’accuratezza dei B&B precedenti. Ceniamo con insalata di gamberetti e salmone grigliato.