Day 3: 12 agosto 2004 – 670 Km.

La Malbaie, il San Lorenzo in traghetto, attraversamento del New Brunswick e scontro con l'alce.

In nottata è piovuto ma ora è solo più coperto. A colazione assaggiamo per la prima volta lo sciroppo d’acero, servito rispettivamente con del pane abbrustolito e dei pan cake fatti sul momento a 14 $. Tutto squisito! Poco dopo le 8 visitiamo la Basilica di St. Anne de Beaupré, priva a quell’ora del grande flusso turistico. Costruita nel 1920, la troviamo bella e senza esuberi, ma imponente al tempo stesso. Belle anche le cappelle che si trovano nel sotterraneo. Curiose le televisioni poste a lato dei banchi e l’ascensore che dal fondo della basilica porta ai piani superiori. Sembra appena costruita e la sua bellezza viene a malapena intaccata da questi simboli di opulenza americana. Al fondo si trova anche una lunga serie di stampelle appartenute a persone miracolate in seguito ai pellegrinaggi. Visitiamo Mont St. Anne passando a Beaupré, zona turistica invernale per lo sci. Andiamo vicini al canyon di St. Anne ma procediamo subito oltre. Ritorniamo sulla 138 east, passando nella zona di Charlevoix per amene colline, in un ambiente abbastanza di montagna toccando quote fino a 750 mt. Di tanto in tanto si vede il San Lorenzo. La Baie St Paul non ci ha entusiasmati a vederla da fuori, così non andiamo in centro. Giungiamo a La Malbaie dove la giornata si è rasserenata. Dopo aver attraversato la regione osserviamo che l’ambiente circostante è tipico delle zone scandinave, parecchie betulle, vegetazione bassa, ontani classici di dove in inverno la neve la fa da padrona, di conseguenza la finitura e la manutenzione delle case talvolta lascia un po’ a desiderare. Sarebbe del resto difficile mantenere tutto in perfetto stato con un’estate così corta. La Malbaie fu così denominata da Cartier, in quanto dovette fermarsi e attendere miglior fortuna con la marea. Vi giungiamo in un paesaggio di nebbie sfumate a corollario del mare ritiratosi anche oggi per la bassa marea, in un ambiente molto umido per le evaporazioni del San Lorenzo. Ci fermiamo in una formaggeria artigianale per acquistare del formaggio granulare (il cheddar), di consistenza gommosa e dal gusto gradevole che rappresenta il ns. pranzo in attesa del traghetto delle 15.30 a St. Simeon. Siamo infatti arrivati alle 11.10 ma, trattandosi di un periodo di grande richiesta il traghetto delle 12 era già pieno e non ci è rimasto altro che attendere il prossimo nel porticciolo di St. Simeon. Nel frattempo le nuvole hanno dato luogo ad un piovasco. La traversata è durata ca. 1h15”; è stata suggestiva, sebbene il tempo non accompagnasse molto. Giungiamo a Riviere du Loup, bello e curato, e sotto una pioggia talvolta temporalesca ci dirigiamo verso Edmuston sulla 185. Perdiamo un’ora per effetto del fuso orario che nel New Brunswick è più avangti e prenotiamo un motel a Saint John anticipando già che arriveremo tardi. Abbiamo almeno 550 km di strada da fare ed il tempo è dei peggiori. Dobbiamo fare il possibile per arrivare a St. John e prendere il traghetto di domattina per la Nova Scotia. Aspettare quello del tardo pomeriggio significherebbe perdere un giorno prezioso. Dopo Edmuston la pioggia smette, ma ormai sta scendendo la notte. La strada alterna tratti a due carreggiate ad altri di una sola. E’ proprio su un tratto a doppia carreggiata che intorno alle 21.30, appena dopo il sorpasso di un’auto con carrello a traino compare la figura di un animale che ci attraversa la strada. In quel tratto lo spartitraffico è costituito da un bosco largo alcune decine di mt. Si tratta di un alce: trovandoci noi sulla corsia di sinistra l’unica possibilità è quella di sterzare a sinistra dal momento che  l’animale sta attraversando  verso destra, quindi verso il ciglio esterno della strada. Viaggiamo ai 110 km/h (il massimo consentito in quel tratto) e l’istinto è stato sufficiente per evitare che 400 kg di carne ci finissero sul parabrezza con conseguenze che non vogliamo immaginare. Infatti sentiamo forte e chiaro l’urto che il lato destro del nostro paraurti ha contro le sue zampe posteriori. L’auto resiste, così l’alce. Entrambi proseguiamo per la nostra strada. Un forte brivido ha sicuramente percorso anche il mezzo che avevamo appena superato e che sarebbe stato sicuramente coinvolto nell’incidente qualora l’avessimo colpito in pieno, oppure se l’animale fosse caduto sulla sua corsia immediatamente dopo l’urto. Ci fermiamo un istante per realizzare dello scampato pericolo e ripartiamo immediatamente. Come se non bastasse a sud di Fredricton la strada diventa più stretta, è interamente in mezzo alla foresta e gli avvisi di fare attenzione agli alci diventano persino assillanti. Viaggiamo con tutte le prudenze del caso e arriviamo a St. John a mezzanotte. Tesi come dei violini dormiamo qualche ora nel modesto motel che avevamo sapientemente prenotato in precedenza. Non è finita: in tutto quel trambusto, l’ultima cosa che ci passava per la mente era quella di cenare. In camera intratteniamo lo stomaco con qualche cracker, e niente più!
Il paesaggio della valle del fiume Saint John appare molto bello, per quanto vi siano diverse industrie lungo le sue rive. Il fiume serpeggia lungo colline basse e vediamo anche notevoli campi di patate, ancora verdi, e cereali. Case e natura ben amalgamati.