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Il termine Impero di Mezzo può rappresentare una buona sintesi della Cina odierna: che si tratti di un impero è fuori di dubbio, "di mezzo" anche, a fronte delle sue ambiguità fra ricchezza e povertà, fra industria avanzata e zone rurali arretrate, fra l'opulenza dei neon nei centri urbani e la scarsa qualità di prodotti e servizi. In estrema sintesi, viste anche le limitazioni cui è costretto il popolo cinese, si può dire che la Porta resta ancora per molti aspetti proibita.
Quando quattro anni fa mi chiedevano cosa andavo a vedere in Mongolia, rispondevo: la gente. Anche questa volta mi interessava capire il Paese dal punto di vista sociale e antropologico, senza peraltro trascurare le bellezze storiche e naturali offerte dal tragitto. Così come avevo avuto buone recensioni sui mongoli, non altrettanto era avvenuto per i cinesi. E in qualche modo entrambe le opinioni si sono rivelate sostanzialmente corrette. Ma non sarebbe giusto fare di tutta l’erba un fascio e lo è ancora di meno quando si parla di un miliardo e mezzo di persone.
Visitando il Vietnam governato dal partito comunista si respirava un’aria di libertà vigilata a distanza, in Cina si ha la netta percezione che la vigilanza sia molto più vicina. I dogmi ideologici non si discutono e accanto se ne sono creati altri mutuati dal capitalismo, in un sincretismo politico che solo questo Paese abituato ad assimilare i credi religiosi ha saputo ricomporre in versione moderna. I grandi SUV sfrecciano davanti a dazibao che inneggiano all’uguaglianza, mentre il comunismo di facciata serve solo ad impedire che le classi meno agiate alzino la testa. Incuranti di sfiorare il ridicolo con le loro esternazioni, i politici cinesi mascherano dietro la dittatura del popolo un sistema autoritario che in realtà corrisponde al regime capitalista più bieco, incurante dei diritti più elementari. Questa politica è utile anche per mettere a tacere i benpensanti occidentali, oltre ad offrire il via libera agli imprenditori che in Cina vogliono trovare il sistema più confacente alle loro esigenze produttive (la notizia che per assemblare l’IPhone5 vengano usati operai che devono lavorare fino a 76 ore settimanali serva da esempio e monito). Questo succede nella Cina abitata dagli han, ovvero i cinesi. Un capitolo a parte lo meritano le regioni autonome a rischio di ondate secessioniste: sia il Tibet che lo Xinjiang altro non sono che colonie soggette al dominio di Pechino.
Oltre ai ricercati aspetti sociologici, il viaggio ha portato con sé la visita alle splendide province occidentali dove dominano i deserti e le montagne alte fino a 7500 mt. Dal punto di vista storico non resta che inchinarsi al grande passato di questa Nazione che nell’antichità ha visto fiorire civiltà all’avanguardia. Due esempi di tanta capacità vengono evidenziati nella Grande Muraglia e nell’Esercito di Terracotta. Volendo andare oltre si possono aggiungere i Monasteri Tibetani, le città-oasi, per arrivare alle Grotte di Dunhuang. Immagini che restano indelebili nella memoria, basta però non voltarsi a vedere la massa di turisti che le calpestano e il veloce trasformarsi dei dintorni in meccanismi dove ogni cosa è messa in vendita.
La Via della Seta ormai è battuta da ben altri mercanti, ma il Nordovest riesce ancora a rendere l'idea di cosa significasse il viaggio ai tempi di Marco Polo: un'avventura, talvolta una pazzia. Di certo la scoperta di un Mondo Nuovo.

NOTA: alcune informazioni ottenute durante il viaggio sono state omesse al fine di non compromettere ulteriormente la già limitata libertà di cui godono i cittadini cinesi. Non si tratta di segreti, sono solo alcuni dettagli di vita quotidiana: misti di paradosso e burocrazia. Del resto se la Cina conta ben 30.000 persone impiegate a monitorare internet, è un dovere proteggere chi in quel Paese ci vive.