Day 1 : mar. 21 agosto 2012

Pechino: il nuovo ombelico di un mondo lanciato a folle velocità verso l'incognito.

Il volo da Mosca giunge con un'ora di ritardo ma siamo riposati e pertanto pronti ad iniziare l'avventura in Cina. Dopo il disbrigo delle formalità, troviamo la guida pronta all'appuntamento e senz'esitazione andiamo alla scoperta di PECHINO
La prima impressione è quella di trovarci in una città sontuosa ed ordinata, non distante dal centro del Mondo. Traffico intenso su superstrade che penetrano verso il cuore urbano ed un verde sorprendente per la stagione. Anche qui è fine estate ma si è trattato di un periodo molto piovoso. Sono addirittura arrivate in Europa le notizie di alluvioni tali da richiedere il blocco dell'aeroporto di Pechino solo tre settimane fa. Il clima primaverile ci porta nuove energie dopo la nottata trascorsa sul velivolo dell'Aeroflot. Iniziamo con la visita del Tempio del Cielo, 273 ettari di complesso, pari a 3 volte la Città Proibita. La base circolare del tempio e la piazzetta a base quadrata antistante stanno a significare rispettivamente il cielo (o la vita celeste) e la terra: il punto di contatto di solito è associato alla figura dell'Imperatore, ovvero l'intermediario fra le due geometrie. Questo era valido in particolare all'epoca della dinastia Ming, tant'è che la costruzione è iniziata intorno al 1400. A prevalere è il rosso intenso, il colore che porta beneficio. I numeri ricorrenti sono soprattutto quelli dispari in quanto recano bene, in particolare il 9 che rappresenta il massimo fra i dispari. Questa non sarà che la prima di una lunga serie di incontri con la superstiziosità cinese, popolo scaramantico che lega tutto alla buona sorte e alla credenze. Tutti i mancorrenti sono in giada, la pietra nazionale che è usata in gioielleria nella sua versione più preziosa ed in edilizia come un marmo per costituire splendidi pavimenti e decorazioni varie. Anche in pezzi grandi presenta una lucentezza che sembra nascondere dei brillantini al suo interno. La giada di valore ha un colore tendente al verde tenue, è trasparente e lo diventa sempre più col passare del tempo; ha inoltre un suono più rotondo rispetto al cristallo.
Nei pressi del tempio vi si trova inoltre il muro dell'eco: parlando normalmente da un lato, la voce giunge nitidamente a qualche decina di metri di distanza. Lo stesso vale per le tre pietre poste al centro del tempio: restando sulla prima si sente l'eco una volta, sulla seconda risuona due e sulla terza tre volte.
Il pranzo si svolge in un self service assai frequentato da turisti che non intendono dedicare troppo tempo all'attività alimentare. Visitiamo un museo/shopping point dedicato alla seta per meglio comprendere l'origine e la lavorazione di questo tessuto che sarà (è proprio il caso di dirlo) il filo conduttore del nostro viaggio, sulle tracce di Marco Polo e dei mercanti che esportavano la seta in Occidente e fino a Roma. Con un sole caldo e un cielo terso come raramente si vede a Pechino proseguiamo visitando Piazza Tienanmen, lo spazio urbano più grande del mondo nel cuore di Pechino. E qui veniamo a contatto con la vera Cina: ritornano alla mente le immagini che fecero il giro del mondo con il manifestante che fronteggia il carrarmato nel lontano 1989 e per evitare che ciò si ripeta per accedere alla piazza occorre passare macchine foto, bagaglio e sé stessi sotto i metal detector. Ci viene spiegato che sono norme volte alla sicurezza, in quanto la Piazza rappresenta il cuore della Cina moderna e costituisce l'obiettivo politico di eventuali antagonisti al sistema. Ma sappiamo come le manifestazioni che si vogliono impedire siano quelle contro il potere costituito. Questa non è che la prima di una serie di una serie di azioni preventive tese a conservare lo status quo
A guardia di Tienanmen sta inoltre l'immagine di Mao, icona consegnata alla storia così come l'operato dell'ex Timonieriere.
Pur essendo la piazza più grande del mondo sembra più piccola di quanto sia in realtà, interrotta com'è nel mezzo del mausoleo di Mao, costruzione macabra tanto nel contenuto che nell'aspetto. La piazza è contornata da palazzi in stile soviet, grigi e freddi tali da rendere il giudizio poco positivo: sicuramente è stata resa più famosa per la storia che vi è transitata da qui piuttosto che dalla sua bellezza intrinseca.
Quella che è invece una vera e propria opera d'arte è la Città Proibita,(Foto2Foto3Foto4, Foto5) che copre una superficie di 720.000 mq. Ospita rari tesori e curiosità dopo essere stata il Palazzo Imperiale per 500 anni. Tra le sue mura racchiude ben 9999 edifici. Superate le prime porte e procedendo verso il cuore (dove viveva l'imperatore) si dischiude un mondo che solo l'immaginazione può rappresentare. In particolare se si pensa che per almeno mezzo millennio questa cittadella è stata veramente proibita all'accesso popolare.
A dimostranza di quanto i regnanti temessero già all'epoca gli attentati, il lastricato di pavimentazione esterna è costituito da uno spessore di 15 strati, per impedire ai malintenzionati di scavare dei tunnel sotterranei ed entrare all'interno della Città. La stessa ala dedicata alle stanze da letto dell'imperatore consta di 27 vani: ne veniva sempre usato uno diverso per sviare eventuali attentati. Il luogo è molto popolato di visitatori, in stragrande maggioranza cinesi che ci dicono provenire da altre città, a testimonianza di come il turismo interno sia ormai una realtà consolidata e importante nell'economia nazionale. E' chiaro che il centro di Pechino rappresenta la meta ideale per la totalità dei cinesi e la stagione estiva sia quella in cui si vedono più turisti, ma resta il fatto che muoversi all'interno della Città Proibita risulta veramente difficile. Usciamo dal lato nord sotto la collina di Jingshan Park, un'elevazione artificiale ottenuta scavando lo stagno che contorna la zona imperiale. Quello degli incendi rappresentava un vero e proprio problema: c'erano più di 300 contenitori in rame destinati a contenere l'acqua piovana, nonché alcuni stagni interni da cui prelevare l'acqua in caso d'incendio: i contenitori erano rivestiti d'oro e si vedono ancora gli sfregi operati dagli invasori d'inizio secolo scorso che hanno raschiato via il prezioso metallo.
Ripercorriamo i numerosi viali alberati con tanto di aiuole fiorite alla volta di un centro per la lavorazione delle perle. Ci viene mostrato come si ricavano dalle ostriche, alcune delle quali producono perle di colori presenti solo in Cina grazie al tipo di fondale in cui vivono. Si va a cena in un locale caratteristico dove assaggiamo l'anatra alla pechinese, con la quale si viene subito a creare un feeling coi nostri palati.
Finalmente vediamo anche il nostro hotel situato nella zona olimpica, dove possiamo andare a depositare le valigie, per ripartire subito dopo da soli verso una zona più interna a vedere dall'esterno il Tempio Lamaista, quello dedicato a Confucio e gli hutong di Ochao. Parlare con i taxisti non serve a nulla e a ben poco serve mostrargli la cartina di dove dobbiamo andare: non sanno leggere i nostri caratteri ed evidentemente conoscono la città più nella pratica che per visione sulle cartine. Alla fine riusciamo a farci capire e visitiamo quello che rimane della Pechino d'antan. I viottoli contornati da piccole case con cortile antistante recintato da muri (hutong) ci raccontano di un tempo ormai lontano. Le luci sono scarse, perlopiù lasciate all'iniziativa di venditori che si attardano lungo le stradine. Peccato che tutto questo venga distrutto per lasciare il posto ai grattacieli. Fossimo da un'altra parte ci sarebbe da temere, qui ci sentiamo tranquilli ed immaginiamo come doveva scorrere la vita in epoca Ming, nonché in quella più recente dove le modeste abitazioni venivano considerate una proprietà capitalista e dovevano essere compartite fra più famiglie. Finiamo il giro alla Torre del Tamburo che con i suoi suoni annunciava il calare del sole. Rientriamo con un taxi che quasi ci porta a perdere, ma alla fine si rientra stanchi e soddisfatti nei nostri appartamenti.
E' fuori di dubbio che la città abbia avuto un'evoluzione a stento controllata, tale da apparire un'involuzione per certi aspetti: palazzi che crescono con rapidità sensazionale a scapito dei tradizionali hutong e addirittura delle prime mura cittadine. C’è di positivo che neanche nelle periferie si vedono le bidonvilles classiche delle città in espansione, ma questo non vuol dire che i contrasti non esistano o che non esistano lavoratori sfruttati piuttosto che povertà. Solo che tutto viene chiuso condomini alveari, i quali possono anche rivelarsi soluzioni accettabile dal momento che il nord della Cina deve affrontare inverni particolarmente rigidi. Accanto ad un’alta densità di fuoriserie sfilano dei miserabili piegati dalle fatiche del lavoro. Chi è sulla cresta dell’onda vive con i cliché e lo stile dell’arricchito, chi si trova sotto la cresta lavora per arricchire gli altri: questo è il comunismo in versione cinese. L’euforia si manifesta con le costruzioni avveniristiche dove a dominare sono il vetro e l’acciaio.

 Pernottamento: PECHINO – Holiday Inn Express Minzuyuan