Day 13 : dom. 2 settembre 2012

A Kashgar il tempo sembra essersi fermato all'epoca della Via della Seta: ma ancora per poco!

Nella prefettura di KASHGAR il 72% della popolazione è uigura, il 4% sono pastori kirghisi o tagiki, il resto sono han. In tutto sono 280.000 abitanti. La città sorge a 1260 mt di altitudine tra i massicci del Tien Shan a nord (che dividono i bacini della Zungaria e del Tarim) Pamir a est e più spostato a sud il Karakorum. Non a caso Kashgar significa “punto d’incontro tra le genti”. Fu un centro carovaniero strategico lungo la Via della Seta all’incrocio delle piste che, contornando a nord e a sud il deserto del Taklamakan, collegavano la Cina all’Asia Centrale. Si può dire che qui iniziava la circumnavigazione del deserto che si apriva o chiudeva a Dunhuang. Nell’epoca in cui i mercanti percorrevano la Via della Seta, il viaggio da Xi’An a Kashgar richiedeva almeno 5 mesi. La prefettura di Kashgar confina con 5 Paesi e questo contribuisce ad aumentarne la strategicità politica. Tre di queste frontiere sono aperte (Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan) mentre quelli con India e Afghanistan sono chiuse.
La maggioranza della popolazione è ancora uigura. In tempi recenti vi è stata un’immigrazione pari al 25% di han. Dopo la presa di potere negli anni ’50 si trattava perlopiù di carcerati mandati in esilio. Vivevano qui in isolamento ed erano costretti a lavori duri, ma potevano comunque spostarsi liberamente nella zona. Altri vennero incentivati e, viste le condizioni di vita ed ambientali, chi poteva ritornava da dov’era venuto. Attualmente, grazie ad un certo benessere che è arrivato fin qui, chi vi arriva riesce a trovare un ambiente più favorevole. Fa sempre molto caldo in estate e freddo in inverno ma nel complesso le condizioni sono accettabili. Il governo centrale ha investito parecchio, facendo arrivare l’autostrada nel 2007 e cercando di industrializzare la zona. L’errore è stato quello di non considerare che questa è un’oasi e che le risorse sono limitate. Innanzitutto l’acqua: a Kashgar scendono 15 mm di pioggia l’anno, pertanto tutta l’acqua deve arrivare via scorrimento dalle montagne oppure dal sottosuolo. Questa può essere molta ma non può sopportare un’industrializzazione sfrenata. In secondo luogo stanno venendo a mancare le risorse alimentari: la conversione di terreni agricoli in industriali crea la riduzione delle già limitate terre fertili con conseguente decremento dei raccolti, nonché l’aumento di prezzo delle derrate, in alcuni casi perfino triplicato.
Vicino al centro, di fronte ad una vasta piazza campeggia la statua di Mao. In Cina ne resistono poche e questa sembra essere quasi una beffa per gli uiguri che si vendicano dicendo che serve per fissare le adunate dei piccioni. Piccioni che lasciano irriverentemente il loro ricordo sul berretto del Grande Timoniere.
Con la nostra guida facciamo un giro per il bazar che in parte avevamo già visto da soli ieri sera. In realtà ieri abbiamo accumulato le domande e oggi cerchiamo le risposte. Stupisce vedere molti studi dentistici, che si presentano come dei negozi con accesso immediato alla poltrona. In questo si confondono quasi con gli onnipresenti barbieri. Sebbene il Profeta abbia prescritto di curare l’igiene personale, qui pare che non siano molto ligi e che per conseguenza creino molto lavoro per i dentisti. Vediamo inoltre delle sorte di cateteri intagliati in legno per bambini, i quali vengono fasciati e costretti a mantenere la posizione durante la notte. Una cosa particolare che ci lascia quantomeno perplessi è la vista di bambini col sedere scoperto in braccio ai genitori. Un’alternativa al pannolino. Al mercato sono esposti dei piccoli serpenti essiccati da usare come medicamento, mentre i pipistrelli o tartarughe secche servono solo come attrazione.
Il centro storico è in corso di totale trasformazione: le vecchie case vengono abbattute per lasciare il posto a nuove costruzioni. Prima le abitazioni erano costruita in terra mista a paglia mentre ora sono in cemento o mattoni con un rivestimento che richiama la tradizione uigura. Fortunatamente lo stile rimane quello precedente e l’impatto dovrebbe risultare minimo. Quello che stupisce è la contemporaneità di queste ristrutturazioni: sembra che tutto debba essere abbattuto e riscostruito allo stesso tempo. Ovunque si vedono cantieri e macerie. L’impressione è quella di trovarsi di fronte alla fase successiva a quella di un terremoto. Forse il terremoto c’è stato davvero e il suo epicentro si trova a Pechino. Ancora una volta il governo impone di rifare le case, offrendo degli incentivi che possono raggiungere anche il 60/70%, ma chi non la disponibilità del rimanente non può che vendere ad affamati speculatori. Il prezzo al mq si aggira sui 10/12 Mn/¥. In tema di eccessi costruttivi, avevamo appreso il caso del proprietario di un hutong a Pechino, il quale si è rifiutato di vendere la sua proprietà perché fosse demolita per far posto ai palazzi, facendo innalzare la casa su un altro edificio tra ai grattacieli. Di solito le autorità non esitano a tirare dritto, ma in alcuni casi accondiscendono alle istanze accompagnate da un regalo.
Entriamo in un laboratorio artigianale di violini uiguri e scopriamo il dettaglio delle finiture. Solo per la decorazione esterna sono necessari da 3 a 25 giorni di lavoro in quanto vengono inseriti dei quadratini neri derivanti da corna di bue e altri per il colore bianco in materiale finemente tagliato.
Un’altra perla dell’artigianato di Kashgar è la costruzione dei rinomati coltellini. Il mercato di questi attrezzi è tuttavia in calo a causa del divieto di portarli in aereo (sembra che non possibile nemmeno nel bagaglio da imbarcare). Per contro, a seguito delle difficoltà che si incontrano a visitare Paesi come Pakistan o Afghanistan, i commercianti importano tappeti che vendono in questo luogo più tranquillo.
Su una lato della piazza principale si vedono molti uomini assiepati: sono dei lavoratori che hanno terminato la loro stagione nei campi (soprattutto coltivazioni di cotone) e vengono in città per cercare lavoro a giornata. Questa parte della piazza serve da ufficio di collocamento improvvisato dove se va bene vengono assoldati a fare i muratori per qualche giorno. Essendo in vigore il divieto d’assembramento per evitare i tumulti già vissuti in passato, i poliziotti sono intenti a parlamentare per disperdere il fitto gruppo di persone in attesa. L’elevato tasso di disoccupazione viene addirittura beffato dal divieto di trovarsi in un dato punto nel tentativo di cercare lavoro.

Arriviamo alla Moschea Id Kah. E’ la più grande della Cina, può ospitare 20.000 persone ed è quasi certamente la più attiva nel Paese. Costruita nel 1442 da Saqsiz Mirza nel luogo in cui erano sepolti i suoi genitori. Non potendo raggiungere la Mecca a causa dell’impedimento creato dai Persiani ha usato i soldi per costruire la moschea. Si può anche sentire il richiamo alla preghiera risuonante nel centro cittadino, un suono raro in Cina. Alcuni giorni fa, in occasione della fine del Ramadan si sono radunate di fronte alla Moschea più di 60.000 persone. Attualmente anche qui sono in corso dei lavori e stupisce vedere muratori han in questo luogo dove sarebbe più logico vedere degli uiguri.
L’islamismo che c’è qui è tollerante ed è vero che per le strade si trovano sia donne col burqa che ragazze con la minigonna. Sono di orientamento sunnita di suola sofita, il che li rende meno inclini al fondamentalismo.
Allo stesso tempo la Cina ha l’interesse a mantenere la regione sotto scacco in modo totale senza consentire la benché minima opposizione o dissenso. A parte la geografia che lega il confine meridionale dello Xinjiang con quello settentrionale dei Tibet, un irredentismo uiguro non farebbe altro che innescare il secondo con conseguenze difficili da immaginare. Pur partendo da storie e presupposti diversi con religioni assai distanti fra loro, le due regioni formano un’estensione enorme e contengono nel loro sottosuolo ricchezze alle quali la Cina sta iniziando ad attingere. Non ultimo, pur essendo perlopiù aree impervie rappresentano una valvola di sfogo all’emigrazione per la Cina interna sovrappopolata.  
La domenica la gente di Kashgar aumenta di 50.000 persone provenienti dalle aree circostanti per il Bazar domenicale. Migliaia di contadini con carri e pecore arrivano dalle campagne per il grande appuntamento. Il realtà i mercati sono due: il più interessante è sicuramente quello del bestiame che si tiene intorno ad Aizilaiti Lu, a est del Tuman River.
I pastori o commercianti arrivano verso le 10,30 ora locale. Quando arriviamo il mercato è già allestito secondo gli ordini, ma altri camioncini carichi di bestiame fanno ancora la fila per entrare: lungo il perimetro si allineano i chioschi che cucinano (Foto2), nella zona espositiva si trovano prima i bovini, quindi le pecore e le capre. Verso il fondo gli asini, yak e un solo cammello. E’ particolare vedere le pecore allineate da un lato e dall’altro di una corda. Ci sono tre tipi di agnelli: del nord Xinjiang e quelli di montagna il cui valore si aggira sugli 800 ¥, quelli di città che vengono venduti a 1000/1200 ¥. Si tratta di bestie di circa un anno e tutte quelle acquistate finiscono alla macellazione, fatta eccezione per i piccoli che vengono comprati in primavera e portati a crescere in montagna. Siccome il prezzo è soggetto a fluttuazioni, se gli allevatori non sono contenti tornano le settimane successive nella speranza di realizzare qualcosa in più.
Il mercato che si tiene in città (non quello di tutti i giorni nel centro storico) ha ormai perso parecchio del suo significato a causa dell’invasione di prodotti cinesi. Resta comunque interessante per le dimensioni (una sorta di città nella città) e per la varietà delle merci esposte. I chioschi che vendono stoffe, tappeti e le immancabili spezie sono particolarmente belli in quanto riccamente colorati. Attirano invece l’attenzione i negozi che espongono elettrodomestici, che rappresentano otticamente una vera stonatura rispetto al resto del mercato.
Dopo un frugale pranzo in un splendido ristorane uiguro ci rechiamo all’aeroporto per iniziare la serie di voli che ci riporterà a Milano. Non prima però di aver visto il più grande cimitero uiguro. Si trova lungo la via e costituisce per noi l’occasione per congedarci da questa società. Di solito non vi sono iscrizioni di nomi o date in quanto i famigliari ricordano molto bene dove sono le tombe dei loro cari: dopo la preghiera del venerdì i musulmani devono recarsi al cimitero con una manciata di grano o mais a ricordo dei morti. Un altro elemento che li differenzia dai cinesi è la mancanza di superstizione o scaramanzia e questo ne influenza anche gli aspetti religiosi. Sembra che i cinesi abbiano bisogno di idoli piuttosto che di un Dio.
Sebbene piccolo, l’aeroporto è moderno e funzionale, particolarmente se si tiene in considerazione la posizione periferica che attualmente riveste Kashgar. Ed è proprio da qui, nel cuore dell’Asia Centrale, che ci congediamo da questa cultura tanto antica quanto orgogliosa per rientrare a Pechino via Urumqi in quasi 5 ore nette di volo. Che fossimo distanti dalla capitale l’avevamo avvertito forte e chiaro. Chissà se potrà essere così ancora fra qualche anno?

Volo da Kashgar a Urumqi (CZ6806 - 14:50-16:30) e proseguimento per Pechino (CZ6909 - 20:00-23:25)

Pernottamento: PECHINO – Holiday Inn Express Minzuyuan