Day 7 : lun. 27 agosto 2012

 

Il Monastero di Taer, ancora stile tibetano. Ma l'influenza cinese è più pregnante.

Nella notte inizia a piovere e la pioggia scenderà costante fino a metà mattinata quando lasceremo la zona. La colazione è servita in un salone forse più adatto alle serate di gala. Ciononostante mangiare spaghettini, aglio ed altre amenità del genere non ci sembra il viatico migliore per una giornata di visita ad un nuovo monastero.
Il Monastero Kumbum (Foto2) (Ta’er Si in cinese) si trova a 25 km a sudest di Xining. E’ stato costruito nel luogo di nascita di Tongkhapa, il grande riformatore del Buddhismo tibetano e fondatore della scuola dei Berretti Gialli. Annidato al fondo di una valle, tra cedri e ginepri, il monastero è meta di frequenti e importanti pellegrinaggi. Anche qui è tutto un cantiere per ristrutturare i templi (quando non ricostruirli di sana pianta) e lastricare le vie attualmente ancora in terra battuta. Trattandosi di una zona dove in inverno i -20° non rappresentano un’eccezione, le costruzioni sono realizzate in pietra all’esterno e in legno all’interno. Non vi è riscaldamento, l’unica quanto flebile fonte di calore è data dalle candele che bruciano burro di yak, che ha la caratteristica di bruciare e non fare fumo. Nella parte alta delle pareti vengono inseriti fasci orizzontali di steli di erbe secche dipinte con classico rosso intenso che contraddistingue i templi; queste fascine consentono di mantenere distante l’umidità dall’interno. Nel monastero si trova anche un palazzo per il Panchen Lama (seconda carica del buddhismo lamaista) che vi soggiorna durante la sua presenza, ma solitamente vive in Tibet. In realtà anche questa zona appartiene culturalmente e storicamente al Tibet, ma le autorità di Pechino decisero a suo tempo di creare una regione cuscinetto avulsa da ogni dimensione etnica o culturale. Incontriamo alcuni monaci vestiti di grigio: si tratta di monaci buddhisti ma non della corrente tibetana o lamaista, sono del cosiddetto buddhismo han o cinese. L’icona del Buddha grasso e sorridente appartiene solo a questa corrente. I Buddhisti han non hanno un leader spirituale come il Dalai Lama.
A proposito di Tibet, apprendiamo che prima della cosiddetta “liberazione” ad opera delle truppe maoiste esisteva un regime feudale in base al quale la proprietà delle terre era nelle mani dei monasteri o dei lama più potenti, in quella che si può definire una teocrazia a tutti gli effetti. Con la conquista cinese tutto è passato nelle mani dello Stato e nella sostanza è venuto a cambiare solo il nome dell’oppressore. Recentemente si è vista una limitata liberalizzazione e ciò comporta che buona parte dei tibetani preferisca oggi rimanere sotto il giogo cinese in quanto un ritorno del governo in esilio potrebbe portare a rivendicazioni da parte dei latifondisti precedenti. In ogni caso la società tibetana è per larga parte costituita da contadini poveri ed ignoranti i quali hanno subito soprusi senza soluzione di continuità.
A Ta’Er i monaci sono circa 600 e c’è grande fermento di ricostruzione: un tempio sembra antico, in realtà è stato ricostruito solo due anni fa. In alcuni casi gli edifici perdono una parte del loro fascino: all’interno presentano un arredamento storico ma a ben vedere ci si rende conto di come sia stato ricostruito da poco. In alcuni casi al posto del pavimento in legno ci si trova perfino dinanzi ad un linoleum o piastrelle lisce.
Notiamo la quasi totale assenza di stranieri. Di certo non vediamo occidentali, potrebbe esserci sfuggito qualche giapponese o coreano. A Labrang eravamo forse una quindicina di visi pallidi.
Lasciamo Ta’Er quando sono ormai le 11,15. Si tratta di un luogo molto diverso rispetto a Labrang: come per il precedente i turisti pagano l’ingresso e pertanto contribuiscono alle ristrutturazioni, mentre ai fedeli ovviamente non viene richiesto alcun biglietto. Molti di essi si sono già sobbarcati un lungo viaggio con ogni mezzo possibile e le loro espressioni non rappresentano certo opulenza, semmai una devozione convinta. Non pochi lasciano comunque degli oboli davanti alle divinità. Una caratteristica già rilevata altrove è che le statue di Buddha o di altri eminenti divinità sono sempre ricolme alla base di donazioni e oboli in denaro, cosa che stride assai con la nostra tradizione, almeno per quanto riguarda la forma. Finisce così che l’immagine di Mao stampata su tutta la cartamoneta cinese sia presente ovunque. Ma almeno questo non rappresenta un segno del controllo.
Zhangye dista circa 350 km. e lungo la strada per raggiungere questa città siamo colpiti dall’intenso sfruttamento idroelettrico. Il percorso (Foto2, Foto3) si mantiene sui 3000 mt per scollinare di tanto in tanto su dei passi che variano dai 3650 ai 3792 (Dapan Pass) o ai 3767 (Ching/Qilian Mountain Yang Pass) mt. All’altezza di quest’ultimo facciamo due passi in salita per vedere una variopinta kermesse di bandierine di preghiera e ci rendiamo subito conto di quanto la quota incida sul nostro respiro. I bordi della strada costituiscono un un’unica lunga discarica di rifiuti quasi in ogni zona che visitiamo: proprio sul passo più alto osserviamo diverse automobili di alta gamma i cui passeggeri scendono giusto per il tempo necessario a buttare lungo la strada bottiglie vuote ogni sorta di altro rifiuto per poi ripartire a tutta velocità. Lungo la strada vediamo frequenti tende di apicoltori che trascorrono la stagione in prossimità delle arnie per poi ricavarne il miele, potremmo chiamarli i pastori delle api. Man mano che si sale i pascoli di altri animali lasciano il posto alle pecore, nei posti più impervi alle capre, e più in alto agli yak. Non si vedono cani per la guardia dei greggi. Attraversiamo un tratto dove le recenti piogge hanno portato con sé la strada ed alcune case che si trovavano in prossimità. Con una piccola deviazione risolviamo il problema, il problema vero resta il modo di guidare dei cinesi. A parte le difficoltà strutturali quali la mancanza di tombini e la presenza di buche spaventose non segnalate, è proprio il sistema di condurre che lascia esterrefatti: tutti cercano di convergere contemporaneamente nelle stesso punto di passaggio senza fermarsi o dare precedenze, tanto in città che fuori. Ne consegue che le strisciate siano all’ordine del giorno anche se raramente succedono incidenti gravi grazie alla moderata velocità. Quanto vediamo è un’ulteriore conferma del perché guidare in Cina sia proibito agli stranieri non residenti. In sintesi si può dire che tutti vanno piano ma nessuno si ferma mai. Nel più classico degli stili napoletani, tutti cercano di inserirsi colmando gli spazi vuoti. Dove non passa una macchina ci pensano i motorini. Per limitare il rischio si stanno costruendo molte autostrade ma visto che sono a pagamento e che gli spostamenti avvengono sostanzialmente su tratte brevi, queste vengono usate soprattutto dai camion. Chi lavora nei cantieri di autostrade, ferrovie o semplicemente è addetto alla manutenzione dorme in tende montate nelle vicinanze, a volte in pieno deserto, distante centinaia di km dal primo centro abitato.
Il luogo natale dell’attuale Dalai Lama è a circa 70 km da Xining. Gli stranieri che intendono visitare il villaggio, che di per sé non ha caratteristiche particolari, vengono schedati e controllati nel loro background per assicurarsi che non siano pericolosi. Esistono inoltre buone possibilità che il loro bagaglio venga perquisito, ciò in alcuni casi può costituire un problema.
I pastori che vediamo in montagna sono tibetani, mentre nei paesi si vedono parecchi zucchetti islamici. Dalle ger esce il camino che diffonde un odore acre nell’aria. Non essendoci legno a disposizione si brucia sterco (soprattutto di yak) fatto previamente essiccare. Nei villaggi per accelerare il processo lo sterco viene messo contro i muri. Scopriamo come in questa zona i pastori siano nomadi per tutto l’anno e non facciano quindi ritorno ai villaggi in inverno come accade sulle montagne oltre Xiahé: il governo sta cercando di sedentarizzarli con delle politiche di aiuto alla costruzione di case permanenti, almeno durante l’inverno. E’ il periodo della raccolta delle patate e poco prima di Zhangye vediamo una lunga fila di camion carichi di patate in attesa di poter entrare in uno stabilimento per la produzione di derivati da questo tubero.
Per quanto riguarda i funerali esistono fondamentalmente quattro possibilità:
- cremazione: necessaria nelle città per ragione di spazio
- interramento: soluzione preferita dagli han e dai musulmani.
- essere mangiati dagli uccelli dopo essere stati sezionati per facilitare il compito dei rapaci: questa forma che a prima vista può sembrare terrificante avviene soprattutto in Tibet e anche a Labrang esiste una piattaforma per questo tipo di sepoltura. E’ classica dei luoghi dove la terra è gelata per lungo tempo e non esiste combustibile per poter bruciare.
- Dispersione delle ceneri in fiumi o laghi
In Tibet non mangiano pesci in quanto si ritiene che da essi derivi l’origine della razza umana. Una tesi che in qualche modo richiama l’origine delle teoria darwiniane.
Scesi dalla montagne della catena del Qilian, dopo aver attraversato per 200 km. una zona pianeggiante e arida ma resa coltivabile grazie ad una fitta rete di canali, giungiamo a Zhangye.
Durante un giro di ricognizione rendiamo omaggio alla statua di Marco Polo che campeggia in mezzo ad una rotonda il cui traffico non fa eccezione rispetto ad altre città. Il viaggiatore veneziano non avrebbe mai immaginato che il prezzo da pagare alla notorietà fosse così inquinante.
Si cena in un ristorantino frequentato da locali. La cucina (così come in tutto il nordovest) risulta piccante in molti suoi piatti in quanto si fa ampio uso di peperoncino e altre spezie. Si resta comunque nei limiti del tollerabile. Oggi spiccano i fried noodles, sorta di gnocchetti di pasta ben cotti, conditi con salsa di soia, qualche foglia d’insalata e pezzetti di carne, nel complesso è molto buono. La birra che va per la maggiore è la Snow, non è male ma risulta essere leggera. Un litro spegne la sete e non crea disturbi. L’alternativa valida è il tè verde nel quale non viene messo né zucchero, né limone o altri ingredienti che vengono considerati alla stregua di impurità.

Pernottamento: ZHANGYE – Ganzhou Hotel