Day 9 : mer. 29 agosto 2012

La fortezza di Jiayuguan, terminale occidentale della Grande Muraglia. Mercato serale a Dunhuang

Tanto gustiamo pranzi e cene quanto le colazioni lasciano a desiderare. Abituati a marmellate e brioches non riusciamo a farci piacere le verdure bollite, tagliolini in salsa di soia, bocconcini di pollo o perfino interi vassoi di aglio bollito. Ci si accontenta di un tè con pane cotto al vapore e passiamo oltre con zelo avviandoci verso lo Jiayuguan Pass (Foto2, Foto3, Foto4) In realtà la prima vista ci lascia alquanto perplessi: pensavamo ad una fortezza abbarbicata su chissà quale passo montano, invece il passo va inteso semplicemente come zona di passaggio dei viandanti nel punto più stretto del Corridoio dell’Hexi. Siamo al terminale occidentale della Grande Muraglia e questo luogo rappresentava il punto obbligato di passaggio di tutte le merci in transito fra la Cina e l’Occidente. A sud i monti Qilian che superano i 5.000 mt e a nord la catena Mazong creano in questo punto del corridoio una strettoia che rimane larga almeno una decina di km. il paesaggio è completamente desertico e ci viene da pensare cosa significasse vivere qui in epoche antiche.
Il  Great Wall Museum di per sé è una spettacolare fortezza completata nel 1372, dalla quale si apre un magnifico panorama sul corridoio dell’Hexi, sui monti circostanti e l’ultimo tratto della Grande Muraglia. La veste turistica fa apparire le imponenti mura come una costruzione di Disneyland e sminuendone in fondo la stessa portata storica. Pavimentazioni e venditori di ogni sorta aprono la via verso la fortezza. La costruzione originale dell’epoca Ming ha successivamente perso di significato in quanto anche la parte occidentale era territorio cinese e veniva pertanto meno la ragione principale di difesa per la quale è stata costruita. E’ stata per molti anni un presidio militare di dimensioni ridotte, mentre recentemente è stata ristrutturata com’era ai tempi in cui rappresentava un baluardo quasi insormontabile per le invasioni da ovest. La Grande Muraglia continua per qualche km fino a chiudere completamente il varco. Per la verità in questo tratto sarebbe più proprio parlare di Piccola Muraglia (Foto2) in quanto si tratta essenzialmente di un muro stretto ricoperto di malta fangosa. Lo stesso forte è costruito secondo i medesimi principi e vediamo perfino alcuni operai che trasportano con dei carretti fango misto a paglia per intonacare una zona di nuova ricostruzione. Nei tempi migliori soggiornavano a Jiayuguan circa 2000 persone e qui si era fatta confluire l’acqua in modo che garantisse una certa autonomia idrica alle forze imperiali. Nella fortezza c’erano anche delle donne, traduttori e scrittori. Si narra la storia dell’ambasciatore che era andato a stringere alleanze a ovest, venne imprigionato e vi rimase per dieci anni. Quando fece ritorno era quantomeno riuscito a mappare i territori allora sconosciuti. In prossimità del forte si trova il museo della Grande Muraglia che fornisce anche valide indicazioni per la Via della Seta: spiega la tipologia costruttiva e si riesce con questo a comprendere quanto sia difficile stabilirne la lunghezza complessiva. Buona parte è invasa da vegetazione e risulta invisibile anche ai mezzi aerei, mentre vari tratti sono assai sottili, diversamente dall’immagine tradizionale che ne abbiamo. A seconda del luogo in cui corre cambiano anche i materiali da costruzione: si va dalle pietre squadrate, ai mattoni o a questo genere di fanghiglia indurita dove non si trova altro. Quest’ultima forma risulta comunque essere resistente in quanto veniva testata attraverso prove di tiro con l’arco e l’intonaco non doveva risultare scalfito.
Si torna a Jiayuguan per il pranzo ed a seguire si parte alla volta di Dunhuang: sono 380 km che si coprono in 5 h. L’autostrada C30 è quella che porta a Turfan, quando ad un certo punto una diramazione verso sud che devia verso nostra destinazione la trasforma in una semplice statale. Si prosegue verso sud per parecchi km dapprima in un ambiente stepposo e poi nel deserto più arido, inspiegabilmente interrotto da rare oasi dove si coltivano meloni e girasoli. In questo tratto crescono gli unici alberi che possono germogliare in queste zone: i tralicci dell’alta tensione e le centrali eoliche. Ci viene detto che si tratta della centrale per la produzione di energia eolica più grande dell’Asia e non facciamo fatica a crederlo. La “foresta” prosegue per decine di km senza soluzione di continuità in un susseguirsi di pali eolici piantati come stuzzicadenti nell’arido terreno e cavi sostenuti da tralicci che portano la corrente altrove a sostenere lo sviluppo cinese. Nel tratto finale verso est si estendono montagne basse ed increspate, solcate da canaloni frastagliati, sulle quali non cresce la benché minima vegetazione. Verso ovest si c’è il nulla. Da Pechino a Dunhuang abbiamo ormai percorso 2881 km, a dircelo sono i cartelli autostradali che impeccabili ci forniscono le distanze.
In questo paesaggio spettrale Dunhuang e la sua oasi diventano una gradevole sorpresa. Prima di raggiungere la località sfilano di fianco a noi coltivazioni di cotone e di meloni. Praticamente qui tutta l’acqua viene estratta dal sottosuolo, in quanto le precipitazioni annue arrivano a malapena a 30 mm e l’evaporazione supera i 3000 mm. Anche questa città al calare della sera (cosa che rispetto a Pechino avviene almeno un’ora dopo mantenendo lo stesso fuso orario) si trasforma in una piccola Las Vegas in quanto a neon, le slot machines non ci sono ancora arrivate. Il mercato serale di Shazhou è una delle attrattive più interessanti: a parte gli innumerevoli banchi souvenirs è possibile vedere uno spaccato della quotidianità locale fra le bancarelle che vendono derrate alimentari. La carne, soprattutto maiale e agnello, è esposta su dei tavolacci di legno, il pollame è nelle apposite gabbie, mentre pesci simili a grosse trote si trovano in vasche dove stentano a sopravvivere. Le verdure sono le più varie, tra la frutta spiccano i meloni di produzione locale. I banchi cromaticamente più attraenti sono quelli delle spezie e della frutta secca. Tra le prime si trova ogni genere di polvere o grani per insaporire, con grande predilezione per i peperoncini, stoccati  interi, tagliati o sminuzzati in sacchi di iuta. Le seconde sono un vero e proprio invito tanto per il palato che per l’occhio. Ogni genere di uva secca (probabilmente in arrivo da Turpan) fino ai kiwi secchi che dalle nostre parti non si trovano.
Ceniamo con una specialità locale, tagliolini con carne d’asino.

Pernottamento: DUNHUANG – Yangguan Hotel