Day 2 : mer. 22 agosto 2012

Tombe dei Ming e Grande Muraglia: al cospetto della storia imperiale.

Veniamo prelevati alle 8 per recarci a visitare le Tombe dei Ming. Si tratta delle tombe di 15 imperatori della dinastia Ming situate alla base del pendio del Monte Taishou (originariamente Monte Huangtu). Quella che visitiamo appartiene ad un imperatore salito al potere intorno ai 10 anni e morto a 59: non era molto amato in quanto si disinteressava dell’amministrazione dello Stato per dedicarsi all’alcolismo e ad altri passatempi. Aveva fatto iniziare la costruzione della tomba in giovane età affinché fosse pronta al momento opportuno. Il luogo si trova a nord-ovest di Pechino ed è considerato particolarmente adatto al “riposo degli imperatori” in virtù di tutta una serie di calcoli geomantici ed al fatto che l’area si trova fra una zona montana e il fiume. Lo stesso ragionamento vale anche per l’imperatore Qin Shi Huangdi a Xi’An. Lungo la strada vediamo coltivazioni di frutta, soprattutto pesche coperte con reti antigrandine. Le pesche sono solitamente bianche e stupiscono per le loro dimensioni quasi a sembrare dei meloni.
Delle tombe non resta molto da vedere in quanto la prima e la seconda casa d’entrata sono state distrutte dai rivoluzionari culturali e se ne vedono solo più i basamenti, mentre per raggiungere la parte dove venne inumato l’imperatore si scende per 27 mt. fino a raggiungere la tomba vera e propria dove sono sepolte anche la principessa e la concubina favorita, poiché spesso l’imperatore aveva una moglie imposta dalla corte e dall’ambiente politico, ma aveva anche delle concubine, una delle quali di solito assurgeva al ruolo di prediletta, posizione che le portava valenza anche dal punto di vista politico.  Una volta scese le scale che portano al luogo dell’inumazione si scopre che resta ben poco da vedere in quanto l’oro e la giada sono stati trafugati dalle Guardie Rosse, mentre ciò che non aveva valore è stato disperso: ciò che rimane del complesso è sicuramente interessante ma è solo una piccola parte di quanto doveva esserci.
Per uscire c’è una porta in stile cinese che simboleggia il passaggio tra il regno dei morti e quello della vita. Va attraversata pronunciando la frase “ritorno nel regno della realtà”. Le donne devono attraversare la porta avanzando con il piede destro, mentre gli uomini devono usare il sinistro. Le coppie possono tenersi per mano. Da quel punto verso la tomba inizia un perimetro circolare a richiamare il cielo, mentre la parte precedente è quadrata, a rappresentanza della terra e pertanto della vita terrena.
In un’oretta di auto fra colline verdeggianti si giunge alla Grande Muraglia,(Foto2, Foto3), a Mutianyu, 90 km a nordest della capitale, in zona più distante dalla capitale e meno battuta dalle frotte di turisti cinesi. Poco prima di giungere alla Muraglia pranziamo in un locale che rivende anche trote, le quali possono essere simili alle nostre o di colore biancastro tendente al giallo. Sulla Muraglia saliamo alla torre 8 per andare alla 6 che rappresenta il limite del tratto ristrutturato: proseguiamo oltre in una zona sulla quale è cresciuta ormai  la vegetazione e sul camminamento si riesce a malapena ad individuare un sentiero. Ritorniamo per andare fino alla torre 14 e riconvergere alla 8 dove riprendiamo il sentiero che conduce al parcheggio dell’ingresso sud, dove pullulano rivenditori di souvenir ma spicca anche una ricca varietà di frutta secca, tra cui i kiwi. Lungo tutto il percorso si sente il sibilo delle cicale, una costante che accompagna l’intera escursione, tanto da sembrare prodotto da uno strumento elettronico. In città si sente invece il canto dei grilli, altri animali destinati a portare fortuna:  da noi è ormai diventato un verso che si stenta a sentire anche in campagna. Alcuni negozi li vendono dentro apposite gabbiette.
Rientrando la strada serpeggia fra la vegetazione e colture varie. Spicca il granoturco e stupisce come anche i terrazzini ricavati in pochi metri quadri possano venire sfruttati per la coltivazione. I muri che li delimitano sono costituiti da splendidi mattoncini rossi che ben si sposano con il verde del periodo.
Ritornati a Pechino ceniamo nel ristorante della stazione Xi Zhan (il terminal ferroviario più grande dell’Asia) dove attendiamo il treno delle 20,02 che in nottata ci porterà a Xi’An. Prendere il treno in Cina richiede delle misure di sicurezza non presenti da noi, in quanto occorre far passare il bagaglio ai raggi X e mostrare biglietto e passaporto, il cui numero è riportato sul biglietto. Condividiamo la cuccetta con due cinesi, coi quali non possiamo dialogare in assenza di una lingua comune. Uno è comunque simpatico e riusciamo in qualche modo ad esprimerci a gesti.


Pernottamento: Treno Pechino – Xian (Z53   20,03 - 08,15)