Day 3 : gio. 23 agosto 2012

L'Esercito di Terracotta continua a incutere rispetto a 2200 anni di distanza.

La notte scorre con lo sferragliare del treno e non è certo come riposare nel proprio letto. Dopo  1200 km con 13 ore di viaggio alle spalle, alle 9.00 siamo finalmente a XI'AN (chiamata in passato Chang’an) dove veniamo accolti dalla guida locale che si chiama Michael. La città conta 8,5 milioni di abitanti. Fu per molti secoli una delle principali metropoli del mondo e per 2000 anni la capitale della Cina. Luogo dal quale iniziava la Via della Seta, attualmente è la capitale della moderna provincia di Shaanxi. Quando gli interessi cinesi si spostarono verso est, anche le maggiori città si svilupparono in quella direzione a detrimento di Xi’An.
L’Esercito di Terracotta (Foto2, Foto3, Foto4, Foto5) si trova 28 km a est del centro, è il luogo di sepoltura dell’imperatore Qin Shi Huangdi morto nel 221 a.C. e primo imperatore a governare la Cina unificata. Il sito, che ha pertanto 2200 anni, venne scoperto casualmente nel 1974 da dei contadini intenti a scavare un pozzo. Un km e mezzo ad est del grande sepolcro venne alla luce una delle meraviglie archeologiche del mondo: un  esercito composto da 7000 statue di guerrieri a grandezza naturale in terracotta disposte in file ordinate in assetto di guerra: i guerrieri sono raffigurati con espressioni posture differenti in formazione di battaglia, con armi e carri trainati da cavalli. I lavori di scavo e restauro continuano ancora oggi. L’ esercito si può vedere in tre enormi hangar, mentre le armi originali in bronzo vennero in massima parte asportate successivamente. Alcune armi e due splendidi carri in bronzo trainati da cavalli si trovano nel museo adiacente. In origine l’esercito era coperto da una struttura in legno, che venne poi incendiata e coperta di terra, a tratti ancora oggi visibile di un colore particolarmente scuro. Ogni guerriero è diverso dall’altro e viene da pensare che chi li costruì si sia ispirato a gente che viveva in quei luoghi. Le statue variano da 1,76 a quasi 2 mt. d’altezza. Sebbene ci venga detto che un tempo gli antenati cinesi erano più alti, riteniamo più verosimile che si tratti di proporzioni volutamente ingrandite per incutere maggior timore. Il padiglione nr. 2 è ancora in gran parte da scavare, ma apprendiamo che una buona parte resterà sommersa sotto la terra per non esporre i guerrieri alla luce e impedire quindi che i pregiati colori scompaiano. Di certo quanto si vede è già largamente sufficiente ad attirare visitatori,  il fatto di non dischiudere tutto crea ulteriore attesa e fascino al sito, oltre a fornire un richiamo quando ci saranno nuove scoperte. In un negozio che vende souvenirs adiacente al museo si trova una persona neanche poi tanto anziana, intenta a firmare i libri dedicati all’Esercito. Viene presentato come uno degli appartenenti al gruppo degli scopritori del sito, erano 5 ma attualmente ne restano in vita solo più tre. Di certo 40 anni fa sarà stato molto giovane: la storia dei contadini che scavavano il pozzo risulta essere autentica, il signore che abbiamo visto potrebbe lasciare qualche dubbio in merito all’originalità: ciò che è sicuro è il fatto che la sua presenza e la firma sui libri, come se ne fosse stato lo scrittore, aiutano le vendite, solo che all’epoca aveva un piccone anziché la penna in mano. Ad essere cinici viene da pensare che almeno uno degli scopritori non morirà mai. Sarebbe inoltre  curioso sapere come venne presa la notizia in origine, dal momento che ci si trovava nel pieno della Rivoluzione Culturale e che l’Esercito di Terracotta non poteva che essere visto come un simbolo imperialista e come tale andava distrutto. Se i rivoluzionari avessero abbattuto l’opera avrebbero fatto un enorme torto, oltre all’archeologia, anche e soprattutto alla fiorente attività turistica odierna. L’area adiacente è stata completamente pavimentata (forse anche coprendo qualche reperto) ed adibita ad ogni genere di attività commerciali e ricreative. I turisti sciamano come orde per farsi fotografare con alle spalle qualsiasi cosa possa apparire degna di nota. Indifferenti all’essenza del vero tesoro che hanno di fronte, dimostrano che la loro rapida evoluzione ha saltato alcuni principi fondamentali di chi viaggia.
Si pranza in un ristorantino dove un abile cuoco prepara i lamian, spaghettini tirati con le mani aprendo interamente le braccia. Un gesto che richiede manualità ed esperienza.
La Tomba di Qin Shi Huangdi è situata circa 30 km da Xi’An nelle vicinanze dell’Esercito. Qin fu il primo imperatore che governò la Cina unificata sotto una spietata tirannia e avviò la costruzione della Grande Muraglia. La tomba rimane un simbolo del potere infinito e del suo ego. Si presenta come un  tumulo, ricoperto fin da subito di terra per apparire una semplice collina e i suoi tesori celati all’interno non sono ancora stati svelati.
E’ la stagione dei melograni e fuori città si vedono i frutti coperti da una campana di plastica per impedire che vengano attaccati dagli insetti. Sembra incredibile come si sia coperto ogni singolo frutto per evitare che venga rovinato. In mezzo ad un traffico che si fa sempre più caotico ci rechiamo in città, alla Pagoda della Grande Oca Selvatica (Dacien Si), che unitamente a quella della Piccola Oca Selvatica fu costruita per conservare i sutra buddhisti. Costituisce il tempio più grande di Xi’An, innestata in un viale simmetrico con stradine che s’intersecano con fontane e aiuole sui lati. E’ un edificio antico ben preservato e luogo sacro al Buddhismo.
Pare che il nome derivi dal fatto che, mentre la costruivano non sapevano come battezzarla. Quando in cielo passò un nugolo di anatre, una delle quali si staccò per posarsi a terra. Questo gesto, simbolo di buon auspicio, richiama il Buddha, che ha avuto una vita terrena per convertire gli uomini. A proposito del “portar bene”, occorre ricordare la superstizione cinese, la quale porta ad identificare ogni cosa ed a vedere ogni gesto come un simbolo legato alla sorte, specialmente quando si tratta di vendere qualcosa.
All’ingresso della Pagoda si trovano due pannelli raffiguranti il monaco Xuan Zang, al quale si deve la divulgazione del buddhismo in Cina; fu lui che partì per andare in India alla ricerca di sutra ed altri testi sacri sul buddhismo. La sua opera, insieme alla traduzione dei testi eseguita nella pagoda, consentì ai cinesi di avere le linee guida per una massiccia introduzione di questa religione. Il tutto venne poi integrato con le altre due religioni già esistenti in Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo.  La Pagoda custodisce dei dipinti raffiguranti la vita del Buddha, una statua con Avalokiteshvara ed una sala con il Buddha Shakyamuni: nel tempio vivono attualmente 60 monaci. La costruzione ha 7 piani, quota dispari porta fortuna e si può salire fino all’ultimo, godendo di un’ampia vista sulla città circostante.
Xi’an ci appare subito come una città caotica, meno ben tenuta di Pechino (come è logico che sia). Ci sono palazzi enormi in buona parte ancora in costruzione: pare ci sia bisogno di abitazioni anche per la gente di Xi’An. L’industria più fiorente in questa città è costituita dall’high tech.
Pur con un cielo coperto da una velatura giallastra che si stenta a capire se costituita da nuvole o smog, il tempo viene considerato bello anche se caldo umido. Il traffico è insopportabile: ci sono semafori agli incroci principali ed ogni automobilista guida in un modo che non esiteremmo a definire incivile. Tutti cercano di ricavarsi un varco per passare contemporaneamente. Quello che c’è di civile è che nessuno si lamenta e tutti suonano il clacson più per segnalare la propria presenza; questa abitudine ha assunto un significato molto diverso che da noi ed è così che l’inquinamento acustico non risulta essere da meno rispetto a quello dell’aria. Le moto sono quasi tutte elettriche e non producono rumori, aumentando così il rischio di non percepirne il sopraggiungere ed essere investiti. Il caldo tiene la gente fuori casa e tutti si fermano a mangiare nello sterminato numero di locali lungo la strada: per noi cena a buffet dove primeggiano maiale caramellato in agrodolce, varietà di anatra, pollo, una verdura che sembra appartenere alla famiglia degli spinaci ed altri piatti dove abbondano sedano, cipolle e porri. La frutta che va per la maggiore sono le angurie.
Dopo cena andiamo anche noi nel quartiere musulmano dove si vede ogni genere di cibarie (Foto2), ma perlopiù con un aspetto appetitoso. I musulmani che vivono in Cina (a parte gli uiguri e pochi altri) si chiamano hui e sono originari di migrazioni (non si sa se spontanee o forzate) avvenute almeno 700 anni fa. La religione gli ha consentito di mantenere una propria identità sposandosi fra di loro ed abitando nello stesso quartiere dove conservano le loro tradizioni. Sono circa 30.000 e professano il credo sunnita.
Vediamo dall’esterno la Torre del Tamburo, ben illuminata, che serviva per annunciare il tramonto e quindi la chiusura delle porte d’ingresso in città. Quella della campana annunciava invece l’alba.

Pernottamento: XI’AN – Day Inn City Center