Day 4 : ven. 24 agosto 2012

Xi'An è anche Pagode, Moschea, Quartiere Musulmano e le Antiche Mura.

Dall’hotel situato in centro usciamo dalle Mura cittadine per recarci a piedi a visitare la Pagoda della Piccola Anatra Selvatica,
All’interno del complesso possiamo vedere una piccola quanto stupefacente mostra su Mao e la sua epoca, nella quale vengono posti in risalto i passi più significativi della Rivoluzione e di conseguenza chiediamo ad una signora che funge da cicerone/venditrice di souvenirs in tema sul perché di tale esposizione in un ambiente sostanzialmente dedicato alla religione: ci risponde che per gli anziani serve a rievocare, se non la nostalgia, almeno un ricordo dei tempi andati. Senza fornire giudizi in merito ci dice che la Cina recente ha avuto tre grandi uomini: Mao, Deng e l’attuale Hu Jintao. Mentre chiediamo cosa ne è delle nuove generazioni ci risponde che i giovani sono solo interessati al culto del denaro e ad altri aspetti commerciali.
In diverse occasioni abbiamo visto sulle bancarelle un libro titolato “Mao: un presidente, non un Dio”. Apprendiamo da altra fonte che in passato esisteva una vera e propria venerazione per il Grande Timoniere, fino ad estremi da giudicare come paradossali. Esiste un aneddoto fondato sulla realtà che ricorda come un contadino spostò temporaneamente la statuetta del Presidente dal luogo più centrale ed in vista della casa per ripulirla: un attento delatore lo aveva denunciato in quanto aveva commesso il gesto antirivoluzionario di allontanare Mao dal luogo che si meritava. Tale genere di terrore e di denunce verso altri per salvare se stessi non è raro nella Cina della Rivoluzione Culturale. Chiedendo in giro cosa si sente dire di Mao se ne ottiene un giudizio salomonico che fa fine e non impegna: è stato positivo fino al 1966 e negativo nel decennio successivo, quando le sue Guardie Rosse hanno seminato il terrore in tutto il Paese. C’è di vero che gli anziani non disdegnano l’epoca di Mao in quanto c’era minor corruzione. Per i politici rimane come un’icona in quanto non può più fare danni e torna utile per mantenere intatto il monolito del sistema. Di Deng non si parla molto ma chi ha veramente rivoluzionato la Cina probabilmente è stato lui. Terminata questa parentesi fuori tema rispetto all’ambiente religioso circostante ci avviciniamo per visitare il Tempio stesso: la laguna che lo contorna ed i relativi ponticelli offrono un’atmosfera tipica dell’Oriente, incontriamo persone che suonano vari strumenti e cantano sedute sulle panchine ombreggiate, mentre attraversiamo alcune costruzioni religiose piene di venditori con la loro merce esposta su tavolini: anche in questo caso si potrebbe tranquillamente parlare di presenza di mercanti nel Tempio. Dopo una serie di passaggi giungiamo finalmente a quella che è la vera pagoda, salendo per i 15 piani che vanno sempre più restringendosi fino a diventare una sola botola che dà sul terrazzino dal quale si hanno delle viste sulla città con tutti i suoi contrasti: industriale, commerciale e storico. Il cielo permane coperto da una coltre che potremmo sostanzialmente identificare con un’origine d’inquinamento. La Pagoda è costruita interamente in legno, tant’è che ha già subito dei terremoti senza evidenziare danni particolari.
Il quartiere musulmano si trova non molto distante e ne approfittiamo per andare a fare un paio di acquisti non senza prima aver mercanteggiato fino a ridurre il prezzo originale di almeno 40%: in un paio di casi ne usciamo con la convinzione che l’affare l’abbia comunque fatto il venditore hui. Nel pomeriggio incontriamo la nostra guida con la quale andiamo a visitare la Grande Moschea ed il quartiere Musulmano (Beiyuanmen). La prima non ha nulla a che vedere con il concetto che ne abbiamo noi, con le volte a semicerchio e lo stile arabo. Salvo un paio d’iscrizioni in arabo, tutto il resto è in stile cinese e la storia ce lo conferma. Vediamo gente uscire dalla moschea con il classico zucchetto bianco, i loro volti denunciano un origine più occidentale. Sono mediamente più alti del cinese medio, meno tozzi e non hanno i caratteristici occhi a mandorla. Sembra incredibile come a distanza di molti secoli non sia stato possibile mescolare le razze. Grazie o colpa della religione musulmana, la quale richiede regole di vita famigliare assai severe e impedisce che uomini e donne di culti diversi si sposino, a meno che non abbraccino la religione e la cultura islamica per sé e per i loro discendenti. Lo stesso mercato/bazar sembra essere nelle mani degli hui, i quali impiegano però del personale han (a volte anche belle ragazze cinesi) per poter meglio accalappiare i clienti. La visita della Moschea termina poco prima dell’ingresso nella sala di preghiera in quanto l’accesso è autorizzato solo ai musulmani. Nei tempi Ming c’era un dragone all’interno della Moschea cosa non comune persino a nessun’altro luogo di culto islamico in Cina, ma occorre dire che questo è uno dei luoghi di culto più orientali di questa religione. Il muro di divisione fungeva da separatore tra chi stava pregando e altre persone che frequentavano il luogo. Quando è stata creata (nel ‘700) vi andavano circa 20 persone a pregare; intorno al luogo di culto nei tempi successivi si è venuto a creare il quartiere musulmano cosicché adesso sono circa 30.000 i residenti nella zona. Attualmente è la più grande Moschea esistente in Cina.
Il bazar (Foto2)è uno specchio della vita quotidiana ed attira più curiosità di quanto non possano attrarne certi relitti storici. In definitiva è lì che vive la gente, è lì che mangia ed è lì che in tanti casi dorme. Un ritratto di qualcosa che in Cina sta scomparendo: l’originalità della gente. Spiccano di fronte alla nostra attenzione le gelatine di fagioli o di ceci, ogni sorta di spiedini preparati e cotti all’istante e la frutta, in particolare i datteri di dimensioni di poco superiori a quelle di un’oliva. Vi si trovano poi delle noci accoppiate e incredibilmente uguali: più sono grandi ed aumentala similitudine, maggiore è il valore che arrivano ad assumere, fino al corrispondente di parecchie centinaia di euro. Altre vengono vendute a pochi centesimi in quanto non è stato possibile accoppiarle. La Casa tradizionale, è una vecchia abitazione di mercanti attualmente adibita a museo e dipinta con fantasia. Si visita la Torre del Tamburo, sistemata nel mezzo di una fra le rotonde più trafficate del centro urbano. Tanto di giorno che di notte con l’illuminazione reca con sé le fantasie cromatiche dell’arte cinese. Lo sfondo non può che essere rappresentato dal traffico spasmodico e dai palazzi postmoderni, arricchiti di notte da sfavillanti luci al neon. Nonostante in passato fosse vietato, alcuni grattacieli hanno altezze superiori agli edifici storici. Poco distante si trova la Torre della Campana, in legno, la più ampia e ben preservata di questo genere in Cina, alta 36 mt.
A questo punto restano da vedere le Antiche Mura cittadine (Foto2, Foto3, Foto4, Foto5): si tratta delle più ampie e ben conservate mura dell’antica Cina e probabilmente il miglior merlo militare del mondo. Sulle fondamenta delle mura Tang furono costruite le attuali in epoca Ming (1368-1644 d.C.) della città. Dal momento che il perimetro misura 14 km e sarebbe un peccato perderselo, mentre le ombre iniziano ad allungarsi noleggiamo un tandem per 100 minuti. Sono sufficienti per compiere il periplo nonché per scattare foto in un ambiente che per la prima volta ci riporta indietro nel tempo, grazie anche alle casse disposte a distanze regolari che diffondono musiche orientali. In uno dei quattro angoli scopriamo perfino un Tempio Lamaista (Guang Zeng) (Foto2), magnificamente mantenuto, che con i suoi tetti dorati ed i ricchi cortili schiude davanti ai nostri occhi un piccolo scorcio di mondo tibetano.
Si cena nuovamente a buffet nel ristorante di ieri sera. E’ un luogo frequentato da turisti locali e stranieri, con damigelle vestite in abiti tradizionali all’entrata. Tutto è smaccatamente in stile faraonico commercial cinese ma bisogna stare al gioco. Le libagioni in compenso sono buone. Una passeggiata per ammirare i torrioni illuminati ci congeda da questa città ricca di storia.

Pernottamento:  Treno Xi'An – Lanzhou   (K119   22,26 – 06,42)