Day 15. - 28 ago 08


Tsagaan Suvarga: lande desolate per raggiungere un paesaggio marziano

Imponiamo di partire alle 7,30, dal momento che oggi abbiamo in programma la tappa con più km. e scopriremo che partire presto non è mai abbastanza. Si passa da Dalanzadgad, il capoluogo dell’aimag di Ömnögov, e si va verso N a Tsagaan Suvarga (stupa bianco): è una formazione rocciosa di calce, situata sul territorio di Ulziit sum, alta 30 metri ed ha una forma stranissima a causa dell'opera di erosione da parte di acqua e vento. Da distante sembra di essere nelle rovine di una antica città. Dal colore rossastro sfumato del terreno pare invece di essere su Marte. La zona è molto ricca di fossili marini.

Proseguendo, il passaggio in zone dove c’è stato solo chi si è perso ci porta a vedere una volpe e diverse gazzelle che sfrecciano via a velocità ragguardevoli. Ci imbattiamo di tanto in tanto in carcasse d’animali o scheletri. Non capiamo se siano stati uccisi dal freddo dell’ultimo inverno o piuttosto da predatori, peraltro non molto frequenti nella zona.

I prati da distante appaiono com distese verdeggianti, ma a ben vedere, ci sono pochi fili d’erba e stentiamo a credere come possano nutrirsi le greggi.

L’inevitabile istinto che ci porta a percorrere vie alternative ci costringe a girovagare qualche tempo prima di arrivare P.N. Baga Gazryn Chuluu nel Gobi Centrale. Queste sono formazioni di roccia granitica con pitture rupestri. Sembrano dei massi accatastati l’uno sull’altro. Durante il trasferimento incontriamo ancora infiniti paesaggi fatti di steppe, di deserti e di sorprendenti colori. Senza cercarlo ci troviamo di fronte al Süm Khöhk Burd, un tempio in rovina carico di storia ma con un presente assai triste di abbandono.

Quando raggiungiamo il ger camp sono passate le 19,00 ed il cielo da qualche decina di km è diventato scuro, il vento è forte e spara sul viso una pioggerella sottile.

La ger è molto semplice ma c’è una novità. Dopo alcuni giorni di assenza nel caldo sud, ritroviamo la stufa. Poiché la zona è carente di alberi c’è una bella cesta colma di sterco secco all’ingresso. Una volta accesa scalda a meraviglia e non emana odori particolari. All’esterno si effonde invece un odore acre che infastidisce le narici, meglio la legna ove possibile. Così come già nelle ultime sere, un masso funge da ornamento al centro della ger, tirandosi una corda per stabilizzare la struttura in caso di vento forte.

Baga Gazryn Chuluu - (Bayan Bulag ger camp)