Day 16. - 29 ago 08

 

Si rientra nella "civiltà urbana" di Ulan Baatar: modesta capitale di un Paese orgogliosamente rurale.

Il meteo non migliora e le nuvole basse non consentono di vedere grandi cose del Baga Gazryn Chuluu. Si parte alle 6,30 sotto una pioggerella che ci accompagnerà per tutta la mattinata, per rientrare così a Ulan Baatar. Pranzo in un ristorante cinese, di quelli che fanno apprezzare questa cucina, resa povera dai ristoratori cinesi che da noi offrono cibo low cost. Shopping nei Grandi Magazzini di Stato e nel factory outlet di Gobi per l’acquisto di prodotti in cashmere. Rientriamo in hotel per una doccia e per cercare di far stare tutti gli stracci (ormai i nostri vestiti altro non sono) in valigia. Incontriamo Tulga nella hall, col quale facciamo una lunga chiacchierata per esporgli i tanti pregi ed i pochi difetti (forse uno solo) di questo viaggio. E’ una persona molto gradevole, col quale ci sentiamo fin da subito a nostro agio e con cui non smetteremmo mai di parlare. Anche quando andiamo alla cena di commiato al Ristorante California non mancano di certo gli argomenti e trascorriamo la serata a discorrere. Talvolta ha sono domande che contengono più spiegazioni di una risposta ed al tempo stesso aiutano a far luce su argomenti che noi consideriamo ormai scontati: una di queste è come mai la stragrande maggioranza degli stilisti è italiana ed opera a Milano? Ci sono luoghi ben più famosi nel mondo, come mai la moda nasce da lì? Anche se Milano si trova a poco più di cento km da noi ma è distante mezzo mondo dalla Mongolia, mi riesce difficile trovare una risposta. E’ così, sarà la fantasia degli italiani piuttosto che la tradizione. Mai avrei immaginato questa domanda da un mongolo, il cui abito ufficiale, il deel, è un retaggio della dominazione cinese dei secoli precedenti e a qualcuno potrebbe ricordare che è stato imposto durante un’epoca di occupazione. Ma c’è moda o e modo per lanciare una moda.

Ulan Baatar – (Michelle hotel)