Day 5. - 18 ago 08


Escursione sopra il lago Huvsgul sul Mt. Hirbist Uul (2515 mt.) e passeggiata a cavallo

Oggi scopriamo quanta poca acqua possa bastare per lavarsi la faccia al mattino, quando ne consumiamo decine di litri in inutili quanto talvolta dannose docce quotidiane. Al piccolo contenitore metallico da ca. 2 litri è attaccato un rubinetto dal quale esce un filo d’acqua che, una volta usata finisce in un secchio e viene eliminata. Un altro secchio serve per immettere acqua fredda che può mischiarsi ad alcune gocce di calda contenute in un termos posizionato accanto. Gli inservienti controllano regolarmente lo status dei secchielli. Finisce così che per una lavata di faccia possa sorprendentemente bastare ca. ½ lt. d’acqua, mentre per i servizi igienici questa risorsa non venga del tutto usata. La si fa in WC appositamente creati, sotto i quali si trovano dei contenitori e si ricopre il tutto con della segatura. Non che manchi l’acqua, ma trovandoci vicino ad un lago di vitale importanza per i pochi coraggiosi umani che ci vivono intorno, è importante non inquinarlo. Pertanto tutti i rifiuti vengono portati via. La nostra ger ha due letti (ma nel campeggio ne esistono di più grandi, fino a 6 posti) e consta di 62 listelli i quali convergono verso la ruota centrale a formarne il tetto.

Un generatore a gasolio è in funzione dalle 20 alle 23 ed in quell’orario si possono portare le utenze elettriche nella zona ristorante per la ricarica. Diversamente bruciano legna per la cucina e per riscaldare l’acqua delle docce, quando il pannello solare non basta.

 Il lago Huvsgul.

Avendo un giorno di vantaggio su quanto preventivato dal programma, lo destiniamo ad un’escursione sui monti che cingono il lato occidentale del lago. Ci infiliamo nella foresta di larici prestando la massima attenzione ai riferimenti presi in precedenza. E’ tutto in piano e molto fitto, pertanto bisogna arrivare alla radura situata poco più in alto nel punto esatto. La centriamo con perfezione chirurgica dopo un’ora e dieci di cammino e di lì inizia la salita vera e propria, aprendosi a paesaggi che via via si fanno sempre più ampi. Sotto di noi il lago dimostra la sua grandezza, contornato da splendide lagune che già prenotano i nostri impegni pomeridiani. Raggiungiamo la cresta e la vista spazia sul versante che dà verso l’interno, con la catena montuosa del Saridag, nonché la strada che conduce nei territori degli Tsaatan. La vetta che raggiungiamo con un balzo di 900 mt di dislivello per 1h50’ di fatica si chiama Hirbist Uul, a 2515 mt., ed è la più elevata della zona. In cima si trova un piccolo ovoo, sul quale gettiamo anche noi l’offerta di una pietra ed aggiriamo in senso orario, secondo il costume locale. Alta nel cielo volteggia un'aquila e tiene d’occhio i nostri movimenti. Ma noi siamo venuti e torniamo in punta di piedi, senza disturbarla. Scendiamo rapidamente sotto un sole limpido per non mancare l’appuntamento prandiale, sfruttando una traccia di sentiero usata dai cavalli quando vengono da queste parti con dei clienti. Il menu prevede gli tsuivan, ma in questo caso le esigenze del turismo impongono allo chef di eliminare il grasso del montone dalla carne. Mentre nella ger nomade di ieri il grasso costituiva una risorsa contro il freddo qui sanno che i sensibili palati occidentali poco gradirebbero un ammasso di grasso intorno alla carne. Facciamo la conoscenza di un ricercatore americano, il quale di professione organizza fiere su Gengis Khan. E’ appena arrivato dal deserto del Gobi e ci lascia il nominativo di alcuni suoi conoscenti intenti nella ricerca di ossa di dinosauri. Se dovessimo incontrarli avremo la sua indicazione per farci raccontare sulle ultime scoperte in materia.

Un’ora e mezza di meritato riposo fuori dalla nostra ger e siamo di nuovo pronti a ripartire per visitare la laguna vista stamattina dall’alto. E’ un luogo che sembra creato appositamente per le esigenze fotografiche, non fosse che il sole di tanto in tanto si cela dietro qualche nube passeggera. Una doccia ristoratrice ed ancora un momento di riposo concludono la giornata, mentre una mandria di yak rientra dal pascolo creando un sipario che vede il lago come splendido sfondo.

La cena arriva puntuale alle 19,30. Si tratta di carne più simile ad un ragout pressato e cotto al forno che ad un hamburger, sovrastato dal purée. Parlando con i nostri accompagnatori, che partono da una concezione di nomadismo negli spostamenti, ci chiedono se quando andiamo in montagna spostiamo anche i mobili. Questo no, ma visti i pesanti carichi degli zaini poco ci manca! Anche stasera la luna riflette la sua luce sul lago, assumendo colori sempre più argentati man mano che si alza nel cielo. Qualche pagina letta al lume di candela ed infine ci si concede un buon riposo ristoratore, aggiungendo però una coperta. Ci troviamo a 1645 mt. e fa freddo. La stufa scalda fino a sembrare una sauna, ma di lì a poco smette la sua preziosa efficacia ed il freddo s’impadronisce dell’ambiente.

Huvsgul - (Nature’s door ger camp)