Day 8. - 21 ago 08


Viaggio nella Mongolia Centrale: poche ger, greggi e un pernottamento da "brivido"

Anche stamane passano ad accendere la stufa nella ger per farci trovare l’ambiente caldo quando ci svegliamo. Oggi c’è il vento ed è un’esperienza che ci mancava ancora. Il fresco si trasforma rapidamente in freddo ed il cielo inizia a coprirsi. Dall’interno della ger sembra che fuori ci sia una grossa ventola accesa. La sistemazione è solidissima e non si muove minimamente, persin meglio di una casa dove ci potrebbe essere il rumore esercitato dal vento sui vetri. Ci consideriamo fortunati, avere tre giorni consecutivi di bel tempo sull’Hovsgul è cosa rara. A noi è riuscito e abbiamo cercato di sfruttare appieno l’opportunità offertaci.

Osserviamo da alcuni giorni come la gente sia scevra da cerimoniali. Si saluta cordialmente quando si vede ma quando ci si congeda non è necessario un rito di commiato. Si possono avere comunque ottime relazione anche senza tante formalità. Lo stesso quando si dà o riceve qualcosa. Non ci sono particolari salamelecchi, basta un grazie, sapendo che se qualcuno ha dato è perché intendeva farlo e l’espressione di riconoscenza non richiede tanti giri di parole. Aiutarsi è una cosa doverosa ed avviene così, naturalmente.

Partiamo all’alba delle 9,10 per raggiungere Khatgal in poco più di un’ora (sono sempre 26 km!). Raggiungiamo Mörön in ulteriori 100 km di strada leggermente migliore. Andiamo al locale mercato dove veniamo in contatto con la vita quotidiana degli abitanti della città. E’ di particolare interesse la zona dedita alla macelleria, dove spiccano le vesciche di montone, dalle quali si ricavano gli otri e le teste di montone incellophanate con dei gusti. Solo più da far bollire. I montoni prima di essere macellati devono avere almeno due anni d’età. Uccidere un animale prima di quella data viene considerato uno spreco inutile. I negozi offrono poca verdura, soprattutto quella a lunga conservazione, in particolare patate (750 T./kg) e cipolle. Quasi tutte le case sono in legno con annesso cortile (hasha).

Visitiamo il monastero di Danzandarjiaa Khiid e pranziamo qualche decina di km a sud, lungo le sponde del fiume Delger, dove incontriamo i francesi lasciati stamattina al ger camp, mentre sono intenti nel desinare.

Lungo il viaggio affrontiamo molti discorsi con Andy: è curioso notare come quando gli diciamo che il problema maggiore che assilla la nostra società sta proprio nel cervello, non riuscire ad avere dei valori solidi, ci chiede se neanche la religione possa più rappresentare per l’occidente un rifugio edificante. Chi lavora come dipendente paga i contributi per la pensione e la sanità, mentre gli vengono detratte le imposte dal salario. I maggiori problemi legati alla sicurezza sono rappresentati dagli incendi che si sviluppano nelle ger. Essendo di materiale infiammabile le scintille provocate dalle stufe possono causare disastri. Anche i bambini corrono molti rischi al contatto con la stufa, tant’è che spesso vengono legati ad una certa distanza onde evitarne il contatto. Nella nostra società si configurerebbe il reato di sequestro di persona! I pompieri della capitale effettuano la maggior parte dei loro interventi nei campi ger della periferia.

Il nome della prossima tappa è Shine Ider Soum, che si traduce in giovane e nuovo, soum sta invece per distretto, una suddivisione dell’aimag, che rappresenta la provincia.

Proseguiamo fino al passo Khindavaa, posto a 2350 mt. di quota, con un paesaggio altalenante di ampie vallate che si possono considerare altipiani, alternandosi a colli sui 1800/2000 mt. Le praterie sono molto verdi e puntinate da rare ger bianche in mezzo a vasti greggi di animali. Vicino al paese di Shine Ider, lungo una collina vediamo un cimitero nel senso tradizionale del termine, con pietre poste come lapidi. Il tempo inizia a guastarsi fino ad iniziare a piovere verso il tardo pomeriggio. E’ incredibile come fino a che non piova il paesaggio resti straordinariamente fotogenico, con luci come fari che filtrano fra le nuvole. Ci avviciniamo ad una ger per chiedere il permesso di campeggiare nelle vicinanze. Ci viene accordato ed andiamo a sistemare le tende in prossimità di un ricovero d’emergenza per animali (pecore e capre), costituito da tronchi intrecciati. L’interno è palquettato da ogni genere di escrementi caprini, ma ci torna di grande utilità quando il vento aumenta e diventa impossibile cenare fuori. La cuoca allestisce una cucina all’interno e prepara il makh, tagliando le costine di montone farcite di grasso, comprate al mercato di Mörön. E’ il piatto più classico della tradizione mongola. Le mette a bollire con patate, carote e cipolle, mentre fuori la situazione peggiora fino a piovere copiosamente, di stravento ovviamente. Siamo ad una quota di 2065 mt.

Intanto arrivano anche i francesi che piazzano le tende a qualche centinaio di metri da noi. Hanno ricevuto l’offerta di trascorrere la notte in una ger di nomadi ed hanno rifiutato per non disturbare. Se ne pentiranno più tardi, quando la loro tenda verrà sferzata dal vento e dalla pioggia, ma noblesse oblige.

Nel frattempo cala la notte e ci rischiariamo a lume di candela e di una torcia. Ceniamo nel ristorante improvvisato con le costine bollite di montone. Una volta estratte dalla pentola, la cuoca vi aggiunge della pasta e ci gustiamo una minestrina agli aromi di montone. Bisogna solo spicciarsi, altrimenti il grasso sfreddato forma una spessa coltre sulla superficie rendendola solida e pertanto imbevibile. Forse non è propriamente il pasto suggerito da tutti i dietologi, ma in quelle condizioni risulta particolarmente utile e gradito. Stante l’imperversare del maltempo si decide di portare le tende all’interno e trasformare così il ristorante in hotel. Il profumo, al quale ci siamo ormai abituati e del quale forse siamo perfino impregnati, non è di quelli più ambiti dalle signore dell’alta società, ma il freddo esterno è ben peggio. Non che dentro faccia caldo, tant’è che dormiamo nei sacchi a pelo con tanto di coperta, calzamaglia, pantaloni e pile. Per concludere infilo una maglietta solo per coprire la testa e riparare l’unica parte esposta. Ci ricordiamo infine della bottiglia di vodka comprata alcuni giorni fa e rimasta nella jeep per le occasioni d’emergenza. Questa lo è, e la finiamo in un amen con alcuni quadretti di cioccolata. Nonostante tutti questi espedienti la notte trascorre lenta, con frequenti risvegli dovuti al freddo.

Shine Ider Soum - (tenda)