Day 13. - 26 ago 08

 

Finalmente caldo nel deserto dei Gobi: formazioni rocciose a Bayanzag e dune a Khongorin Els.

Anche se la guida avrebbe preferito riposare ancora un po’ la sveglia è alle 6,30. Solita buona colazione e si parte alla volta del DESERTO DEI GOBI MERIDIONALE. Il primo tratto di strada è molto bello e possiamo tenere una media sugli 80 km/h. poi peggiora quando il paesaggio si fa più increspato. Ad un certo punto vediamo una sorta di canyon rossastro e realizziamo che siamo arrivati a Bayanzag, chiamata Flaming Cliffs o Rupi Fiammeggianti, dove sono stati ritrovati molti fossili di dinosauri. Non c’è niente che ricorda la presenza dei fossili se non uno scugnizzo che si offre di farci vedere delle ossa in cambio di qualche spicciolo. Gli stessi banchetti vendono di tutto, compresi cimeli storici e uova di dinosauro esposte in mezzo ad altra oggettistica. Se comprati ci assicureremmo vitto e alloggio nelle patrie prigioni mongole per qualche tempo. E’ invece molto interessante ammirare il paesaggio che si apre dalla cima di questa collina, con le formazioni rocciose dal rosso intenso. Strati di roccia si alternano ad altri simili a terra indurita. Questi ultimi si erodono prima e danno vita alle formazioni così caratteristiche. Viene da pensare a come 70 milioni di anni fa, su quello che era un mare prosciugato, girovagassero proprio quei mostri chiamati dinosauri.

Si attraversa Bulgan ed entriamo nel Parco Naturale Gobi Gurvan Saikhan, che significa “Tre Bellezze”, proseguendo nel deserto, e ci fermiamo in un punto situato nel mezzo del niente per il pranzo. Non avendo neanche una pietra a disposizione ci sediamo per terra.

La strada diventa varia nel superare una bassa catena montuosa; ci si può guardare intorno ma mai distrarsi: un buca improvvisa darebbe una sferzata alle nostre già provate colonne vertebrali. Mancano poco alle 14 quando arriviamo a Khongorin Els (le Dune che Cantano col Vento) Foto1 - Foto2 - Foto3 -  per il check in nel campo Julchin 2, dopo aver attraversato un passo a 2.350 mt. passando per la foresta di saxaul (arbusti spinosi che non necessitano molte risorse idriche).

Ci portiamo sotto le dune di questo deserto particolare. Sebbene si chiami deserto dei Gobi, solo una minima parte è ricoperta di sabbia nel senso sahariano del termine, il 3%. E’ una fascia lunga 120 km e larga 12 km. Arrivando si vede infatti una striscia di sabbia davanti ad una catena di montagne e oltre l’altopiano grigiastro. Saliamo sulla duna più elevata che dicono sovrastare la base di 300 mt., affondando costantemente nella sabbia. L’ultimo tratto è ripido e ad ogni passo si indietreggia senza lasciare traccia, la quale viene ricoperta immediatamente dalla sabbia che cade, udendo un scricchiolio sinistro sotto i piedi. Percorriamo la cresta in lungo e in largo meravigliati da una Natura così varia. Questa è una delle regioni meno popolate della Terra, con meno di 0,5 abitanti per kmq.

Al rientro cerchiamo l’affittacammelli convenzionato con il ger camp per fare un giro su questi splendidi animali. Dura un’ora e ½ ed è un’esperienza affascinante. Cavalcare cammelli non è cosa semplice, specialmente se non hanno briglie e ci si deve tenere alla sella. E’ un animale alto e viene spontaneo abbracciare la gobba anteriore per non cadere. Attraversiamo un guado e torniamo in prossimità delle dune, quando il sole sta ormai per calare. Alcuni cavalli selvatici attraversano un luogo isolato al tramonto. Rientriamo al ger camp sempre a bordo dei cammelli. Sono animali lenti (viaggiano ad una velocità di ca. 5 km/h) ed estremamente affascinanti. La signora che ci accompagna parla solo il mongolo, pertanto i discorsi che facciamo sono gesti o disegni sulla sabbia mentre facciamo una pausa a metà giro. Poco dopo la partenza si cala un fazzoletto sul viso, modello tuareg, lasciando liberi solo gli occhi, a loro volta coperti dagli occhiali da sole. Ci diranno che è per non prendere il sole in faccia e non abbronzarsi troppo. Non fa moda, ma soprattutto brucia la pelle.

Il campo è di pregevole fattura con luce in “camera”. Per la prima volta dormiamo senza dover temere i rigori del freddo. In verità anche la sera precedente sarebbe stato così se non fosse stato per il forte vento.

Non possiamo che restare muti di fronte al grandioso spettacolo del tramonto del Gobi. Il sole sparisce dietro le dune e ci chiediamo come mai siamo gli unici a vivere questo momento mentre gli altri sono dentro che mangiano.

Khongorin Els - (Julchin 2 ger camp)