Day 11: mar. 3 maggio 2016 

Si torna a Saga: il monastero di Darhyeling con le tavole della legge... buddhista

Certe soddisfazioni non restituiscono energie al fisico e la sofferenza da quota non è un sentimento psicologico che si possa combattere con una dose di buon umore. La sveglia al mattino mi ritrova ancora una volta sveglio e pronto a partire. Oggi dovremo stare seduti gran parte del giorno, fino a Saga. Faremo appena qualche fermata intermedia per sgranchirci le gambe ed ottemperare alle ottuse norme di velocità locali. Per pranzo ci di ferma in una teahouse dove si può vedere uno spaccato della società locale. La gestione è tipicamente “familiare”: una mamma con tre bambini piccoli ci apre la tenda, entriamo disponendo sul tavolo le nostre libagioni mentre ci viene offerto il tè salato. Alla fine lasceremo quanto non consumato oltre ad una mancia per il coperto. Da queste parti si usa fare in questo modo. Alcune tende sono blu con scritte in cinese e sono state distribuite dopo il terremoto. Dentro sono coibentate contro il freddo, dispongono di pannelli solari che caricano una batteria, la quale serve ad alimentare alcune utenze tipo cellulare tv radio ecc. I nomadi vengono qui per la stagione e fungono da spartano autogrill. Erano particolarmente utili fino a pochi anni fa quando ci volevano due giorni solo da Saga a Darchen. Per non dire degli anni 90 quando a causa dell'assenza di strade l'avventura poteva richiedere anche un mese. Le poche vie di comunicazione erano strade sterrate che necessitavano guadi e altri rischiosi percorsi.

Segue un piacevole intermezzo al monastero di Dargyeling, situato su una collina dove potremmo dire si trovino le tavole della legge buddhista. In effetti è pieno di lose sulle quali sono riportati mantra indecifrabili ma armonici ai nostri occhi. Alcuni in altorilievo altri in bassorilievo. Di tanto in tanto spunta qualche teschio di yak col suo significato propiziatorio. Attiriamo lo sguardo curioso degli artigiani che stanno ristrutturando il monastero, mentre noi rimaniamo altrettanto ammirati dalla loro abilità manuale, ormai persa alle nostre latitudini. Verso le 18 superiamo l’ultimo colle che prevede il percorso odierno e raggiungiamo Saga. L’hotel, presenta stanze pressoché nuove e persino esagerate per la triste cittadina a 4600mt., mentre i bagni sono ancora da rifare e presentano ancora il “vecchio stile”. Unico problema è che manca l’acqua, cosa evidentemente secondaria per gli austeri tibetani, nient’affatto per i fini occidentali. Insceniamo una rivoluzione quasi culturale ed i gestori dell’albergo riescono a tranquillizzarci offrendo la doccia presso i bagni pubblici poco distanti. Il compromesso sta bene a tutte le parti e concludiamo la serata in un ristorante cinese, comunità ormai maggioritaria perfino nella piccola Saga. Dire che non c’è nulla da vedere delinea esattamente il paesaggio esistente, viverci più che una saga sarebbe un vero incubo. Nonostante la termocoperta, al mattino ci svegliamo che in camera ci sono appena 9°, fortuna che non abbiamo rilevato la temperatura prima di andare a dormire.

 Pernottamento: SAGA