Day 12: mer. 4 maggio 2016 

Da Saga a Shigatse: una linea di strada sull'altipiano e tanti checkpoint

Ancora una tappa di trasferimento anche se da questo punto in avanti il programma originale avrebbe previsto il rientro via terra da Nyalam o Kerung. Ma le autorità hanno negato i permessi e non resta che rientrare a Lhasa, sperando non ci siano complicazioni con gli aerei. Rientrare tramite una delle fenditure himalayane avrebbe permesso di vedere qualcosa di diverso dai seppur affascinanti paesaggi aridi e ci avrebbe consentito di risparmiare una giornata. Ma in Cina il governo è come il meteo, non lo si può discutere e fa il bello ed il cattivo tempo. Nel dubbio meglio discutere del tempo, almeno non si rischia di finire in carcere. Rimaniamo stabilmente ad una quota sui 4500mt, dopo Saga la strada si dipana rettilinea, ben asfaltata, interrotta solo da frequenti sobbalzi probabilmente voluti per ridurre forzosamente la velocità.
Ripercorriamo la strada dell’andata superando un paio di colli intorno ai 5000mt ed in serata siamo a Shigatse. Ci saremmo arrivati anche prima solo non fossimo stati costretti ad attendere in vista dei checkpoint che regolano la velocità. In tutto fra controllo passaporti e velocità abbiamo contato ben 7 fermate. Talvolta un essere in divisa con gli occhi a mandorla sale per contare quanti siamo. Un modo come un altro per passare il tempo e compiere a fondo il suo zelante dovere. Come se un tale dispiegamento di forze servisse per filtrare la miseria a cui si aggiungono sparuti gruppi di stranieri poco inclini al comfort. La guida ci dice che il rapporto poliziotti cinesi e tibetani è sul 50%, ma abbiamo la netta sensazione che i primi siano in maggioranza. Ceniamo nel ristorante dell’hotel, ben gestito da un nepalese consigliato da R.K. e ne usciamo soddisfatti.

Pernottamento: SHIGATSE - Hotel Gyan Gyen