Day 14: ven. 6 maggio 2016 

Volo andata ritorno e andata da Lhasa a KTM - Pashupatinath, il luogo della riflessione

Non resta che salutare Lhasa ed apprestarci a prendere il volo verso Kathmandu. Il cielo è sereno stabile e quando abbiamo percorso i 66 km che ci separano dall’aeroporto realizziamo che non ci saranno problemi legati al decollo. Cosa che avviene con puntualità e il pilota dell’Airbus 319 Air China ci assicura dalla sua cabina che in un’ora saremo a destinazione. Tutto vero, solo che una volta sopra la capitale nepalese non riusciremo ad atterrare a causa di condizioni avverse al suolo. E’ così che l’aereo fa marcia indietro, sorvola nuovamente la catena montuosa più alta del mondo e atterra un’altra volta a Lhasa. Lo sconforto è palese, sembra una dannazione che ogni volta ci colpisce senza eccezioni. A peggiorare il tutto questa volta c’è anche il rischio di perdere il volo di rientro se la situazione non si risolve a breve. Abbiamo un giorno di polmone ma qui le cose possono prendere qualunque piega. Restiamo all’interno del velivolo parcheggiato nell’aeroporto di Lhasa ed attendiamo fiduciosi notizie che tardano ad arrivare. Il fatto che non ci abbiano fatti scendere va interpretato come un messaggio positivo e dopo una mezz’ora abbondante arriva la comunicazione che si farà il pieno di carburante per ritentare la traversata. Trascorrono minuti interminabili: l’idea di sbarcare, tornare a Lhasa e riprovare domattina farebbe saltare piani, pazienza e forse anche il viaggio di ritorno. Finalmente decolliamo per raggiungere la capitale nepalese sotto il sole ed atterrare in tutta tranquillità. Anche stavolta è andata! Spediamo i borsoni in hotel e ci facciamo recapitare a Pashupatinath, il tempio hinduista famoso per essere un dei luoghi prediletti per le cremazioni. Le pire si vedono fumare da distante ed il profumo di legna bruciata si fonde all’odore acre della carne. Sulla riva opposta del rigolo di liquame sacro che porta il nome di Bagmati si stende una collina mista di alberi e stupa. Purtroppo questi hanno subìto la triste sorte toccata ad altri monumenti colpiti dalla furia del terremoto. Già fragili di natura e per l’età, il sisma ha provocato in essi crepe e distruzioni in vari punti. I restauri stanno iniziando ma c’è da sperare che arrivino prima di ulteriori crolli. La primavera è nel suo vivo e oggi fa caldo a Kathmandu, tanto le nostre ossa che le trachee ne traggono giovamento, mentre splendidi alberi di Sirish proiettano una luce violetta verso l’alto. Un taxi e si ritorna a Thamel dove con R.K. andiamo in un locale che diffonde dahl baht e danze locali senza soluzione di continuità. Accenniamo finalmente un sano riposo ad una quota dove il cuore può tornare a pulsare con ritmi regolari. Ormai le fatiche stanno volgendo al termine, si tratta solo di far scorrere le ultime ore visitando alcuni tasselli della capitale che ancora ci mancano.

Pernottamento: KATHMANDU - Hotel Marshyangdi