Day 15: sab. 7 maggio 2016 

Bhaktapur, dove il terremoto non ha distrutto la storia - il rientro, ovvero il sogno diventato realtà

Fra questi tasselli uno è sicuramente la cittadina di Bhaktapur. A soli 8 km dalla capitale, rappresentava con Kathmandu e Patan un vertice di quel triangolo di città Stato che 400 anni fa vissero un periodo di particolare fioritura architettonica, grazie ad una positiva concorrenza fra loro. Non ci risultava però che dovesse essere così interessante, pur tra le rovine causate dal recente terremoto. In particolare la piazza principale è un autentico gioiello dove spiccano templi e palazzi degni di ogni riguardo. Ma tutto il borgo centrale ci fa ritornare ad uno scenario di medioevo/presente dove agiscono artigiani, monaci e popolani. Tre ore scorrono velocissime ed bisogna rientrare alla base dove dobbiamo ancora pagare il nostro tributo allo shopping. Cosa che non costa nemmeno molta fatica, viste le varie e gradevoli alternative esposte nei negozi di Thamel. Anche da questo si vede la fantasia e la laboriosità di un popolo, fiero delle proprie tradizioni e del proprio artigianato. Alle 17 scocca l’ora del raduno in hotel e della partenza verso l’aeroporto. Felicità e malinconia, nostalgia che inizia ad affiorare prim’ancora che il presente si trasformi in passato. Sono luoghi dove è facile sentirsi a casa, è gente con la quale è facile sentirsi amici. Ma questa volta l’aereo della Etihad non ha intenzione di restare a terra o di fare ritorno come è successo ieri a Lhasa. La storia finisce qui e finisce bene, ancora una volta ci sentiamo grati e legati agli amici che lasciamo in questa terra e lo siamo anche per le lezioni che ci hanno saputo insegnare. Nella speranza di averle sapute cogliere, memorizzare e mettere in pratica.

Il plinto a rappresentare la terra e la cupola a ricordare la ciotola a simboleggiare l’acqua sono rimasti; sono sparite la harmika che sta per fuoco, la guglia per l’aria con i 13 livelli per raggiungere il nirvana, nonché l’ombrello a indicare lo spazio.