Day 2 : dom. 24 aprile 2016 

Kathmandu: a spasso per luoghi noti e altri da scoprire

Ci eravamo tenuti una giornata di polmone per essere sicuri che tutte le pratiche col Tibet potessero essere espletate regolarmente, così ne approfittiamo per andare a vedere luoghi più o meno noti della capitale nepalese. A piedi ci avviamo verso Durbar Square, soffermandoci a vedere lo stupa di Kathesimbhu. A Thamel e dintorni i segni del terremoto sono appena visibili in qualche mucchio di mattoni che sostituisce quella che un tempo era una casa, mentre Durbar Square è un cantiere, i templi sono in parte distrutti a causa della loro intrinseca fragilità architettonica. Le prime scosse hanno fatto crollare le travi spioventi ed il tetto sui basamenti concentrici a pianta quadrata. I lavori procedono senza sosta al fine di ristrutturare edifici privati e pubblici, sarebbero sicuramente più avanti se l’India non avesse imposto un embargo che di fatto ha bloccato ogni attività economica per i primi mesi dell’anno. Il Nepal nei mesi scorsi ha promulgato una costituzione un po’ troppo indipendente ed il potente vicino meridionale si è subito risentito. L’alternativa di una possibile alleanza con quello settentrionale fa però venire i brividi al solo pensiero. Domani cade l’anniversario del terremoto (che qui dicono essere oggi in quanto noi ci riferiamo al 25 aprile ma scordiamo che quest’anno è bisestile) ed i giornali sottolineano come i lavori procedano a rilento e la corruzione dilaghi: capita anche questo in un Paese di brava gente! Secondo il calendario nepalese (che è ancora diverso da quello lunare) ci troviamo nel 2072. E’ un calendario “lunare” basato sulla tradizione induista ed anticipa quello gregoriano di 56,7 anni. Procediamo verso sud per esplorare una zona della città a noi sconosciuta: vi incontriamo un paio di belle vie (Kohti e Chikanmugal) ed uno spaccato di vita quotidiana dinamico quanto gradevole da vedere, fra gente che cucina davanti a casa, barbieri e dentisti di strada. Altri negozietti si snodano in lunghezza, scuri, quasi a sembrare degli antri. Il tutto con contiguità merceologica: si vedono infatti file di falegnami, sarti, ecc. per non parlare della zona dei gioiellieri intorno a Durbar Square, in un’esaltazione della libera concorrenza. Finiamo la camminata sulle maleodoranti rive del fiume Bagmati con annesso centro di smistamento dell’immondizia. Non si capisce bene se si tratti anche di trattamento dei residui, visti i porcili in cui grassi maiali sono intenti a divorare rifiuti organici. Decisamente il Nepal ha ancora parecchia strada da fare dal punto di vista ambientale. Si rientra in centro per il pranzo che ci costringe quasi a ritornare a Thamel causa assenza di locali, assaggiamo la birra Gurkha (5° ma di carattere più leggero rispetto alla nota Everest) e si riparte in taxi alla volta di Swayambhunath, il tempio delle scimmie, ovvero lo stupa che sorge isolato su una collina ad ovest della città. Lungo la scalinata occidentale si snoda un’umanità fatta di fedeli, venditori, questuanti e qualche turista. In effetti vediamo ancora pochi visi pallidi in città, cosa che ci lascia sospetti a riguardo del buon esito della stagione. Al ritorno dal Tibet vedremo invece come gli occidentali siano sbarcati numerosi restituendo ossigeno all’economia: e questo non può che renderci ottimisti sul fatto che il Nepal ce la possa fare anche stavolta. Altro giro in taxi ed altro stupa, questa volta si tratta di Bodhnath. Purtroppo la parte sommitale ha subito dei danni e per sicurezza è stata eliminata fino all’altezza della cupola, dove è sorto un piccolo cantiere che in poco tempo ripristinerà il monumento al suo antico splendore. Il plinto a rappresentare la terra e la cupola la ciotola a simboleggiare l'acqua sono rimasti; sono sparite la harmika che sta per fuoco, la guglia per l'aria con i 13 livelli per raggiungere il nirvana, nonché l'ombrello a indicare lo spazio. Forse non sono (né lo sarò mai e probabilmente nemmeno intendo esserlo) aderente alle istanze buddhiste che prevedono il distacco dalle cose terrene, pertanto provo un sentimento di sofferenza alla vista di tale crollo che, solo un anno fa in queste ore, ancora si ergeva sopra la cupola a simboleggiare l’aria ed i vari livelli per raggiungere l’illuminazione. Percepito sotto un'altra angolazione, quanto abbiamo sotto gli occhi può apparire come la rappresentazione del mandala, che vuole significare costruzione, distruzione e ricostruzione nelle cose come nella vita; quale simbologia potrebbe essere più calzante. Bodhnath non può rimanere indifferente a chi ha sensibilità nei confronti del buddhismo e dei tibetani, che qui sono uniti in un’unica dimensione: vedere la gente compiere il kora intorno allo stupa, i negozietti dai quali si effondono musiche e profumi, i templi dai quali si percepiscono i canti dei monaci o dei fedeli, sono tutte sensazioni che trasportano ad una dimensione diversa e sembra di trovarci ad anni luce dal caos della capitale nepalese. I monaci ed i tibetani in genere che si trovano qui sono evidentemente fuggiti dalla loro patria e se vi facessero rientro verrebbero immediatamente imprigionati, il che rende ulteriormente nostalgico questo luogo di diaspora. Entriamo nel tempio dove un monaco, venuto a conoscenza della nostra meta tibetana dei prossimi giorni, dopo una breve cerimonia individuale ci appende al collo un filo rosso benedetto. Un rito che non possiamo che apprezzare e sperare sia un buon viatico per i giorni a venire. Mentre rientriamo, per la strada ci imbattiamo in un funerale, i cui i partecipanti sono vestiti di bianco, colore del lutto. Molti di essi sono perfino in canottiera mentre i parenti stretti indossano una tunica arancione. Lungo la via del ritorno a Thamel lo spericolato taxista ci condensa una pratica sintesi di caotico traffico urbano relazionato alla concreta possibilità di ascendere fin da subito alle celesti sfere. Scampiamo all’eventualità di porre fine alle sofferenze terrene fin da questa sera e ci ricongiungiamo con Prachanda ed R.K. in una piacevole serata di libagioni, nel ristorante alloccato in un palazzo che in passato apparteneva alla famiglia reale. L’abbattimento della monarchia lo ha reso libero e disponibile per le attività gastronomiche. La specialità è il dahl bhat con coreografiche danze folkloristiche nepalesi. 

Pernottamento: KATHMANDU - Hotel Marshyangdi