Day 6 : gio. 28 aprile 2016 

I primi passi montani, Pelkor Chöde a Gyantse e natura agreste fino a Shigatse

Partenza alle 8 alla volta di Gyantse. Lungo la strada torniamo a vedere le belle coltivazioni di orzo. E il periodo in cui l’agricoltura sta richiedendo i massimi sforzi: tutti sono nei campi, i più con mezzi animali, altri con piccoli trattori. Lungo la strada, si vedono le scalette dipinte sui massi a ricordare i defunti e dovrebbero aiutarli a salire in cielo. Un retaggio derivante dalla precedente religione Bön. Lasciata la stretta fascia pianeggiante a margine dello Yarlung Tsampo, dopo qualche km ha inizio la zona arida che s’inerpica su fino al Kambala Pass a 4794mt., con vista diretta sul lago Yamdrok Tso, col suo colore azzurro vivo e il fregio di essere uno dei quattro laghi sacri del Tibet. A seguire si valica il Karo-la, altro passo situato a 5039mt., ricoperto da bandiere di preghiera e con lo sfondo del ghiacciaio che scende dal Nochin Kasang (7138mt). Giunti a valle si costeggia il Manlha Water Control Project, una enorme diga che rifornisce 20 Mw di energia e consente l’irrigazione di 43.000 ha di terreno. Fra Lhasa e Gyantse ci sono solo insediamenti tibetani, lo Stato paga 50% delle ristrutturazioni e in cambio la gente deve esporre la bandiera cinese in segno di gratitudine ed assicurare una certa fedeltà all’autorità centrale. Una forma per richiedere qualche partecipazione alla cittadinanza. Alle 11.30 ci si ferma per la pausa pranzo a Nargantse. Giunti a Gyantse visitiamo il Pelkor Chöde nel primo pomeriggio, mentre il Kumbum (il più grande Stupa del Tibet) non è accessibile in quanto in corso di ristrutturazione. Esiste un dettagliato programma di 6 anni, ne rimangono ancora due ma si vede bene che buona parte dei lavori è stata compiuta. Purtroppo nulla potrà più riportare ai colori ed alla vita che vide Tucci quando rese visita al complesso nel 1937, ma ci si accontenta che almeno qualcosa venga fatto a titolo di conservazione di questa splendida cultura himalayana. Alcuni pellegrini passeggiano fra i monumenti, ma non c’è molto traffico umano. Da Gyantse a Shigatse sono 90 km con il limite dei 50. Si prosegue nel vano tentativo di poter arrivare alla locale stazione di polizia entro le 18 per poterci registrare. Andrà fatto l’indomani mattina e ci penserà la nostra guida mentre noi visiteremo il Tashilhunpo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un interessante mulino di pietra azionato idraulicamente, mentre macina l’orzo abbrustolito per produrre la tsampa. Giunti nella seconda città del Tibet rimane il tempo per una passeggiata fra le vie del mercato ed avere una prima impressione della vita quotidiana. In generale, rileviamo come la città sia ormai completamente assimilata a qualsiasi altro agglomerato cinese, con ben poco artigianato e quasi tutto proveniente dalle fabbriche cinesi piuttosto che da laboratori locali. Situazione ben diversa rispetto quanto accade in Nepal, dove fiorisce una fantasiosa manifattura del posto a supporto delle esigenze di acquisto dei turisti in cerca di prodotti tipici. Cena in un locale dove siamo costretti ad una lunga attesa per ricevere le portate, ma si fanno immediatamente perdonare appagando il gusto.

Pernottamento: SHIGATSE - Hotel Gyan Gyen