Day 1 : sab. 20 aprile 2013 

Primo contatto con Kathmandu

Da Malpensa si arriva a Kathmandu passando via Doha con la Qatar Airlines. Dicono che si dovrebbe cercare un posto sul lato sinistro dell’aereo per vedere le montagne dell’Himalaya, ma anche se non ci fossero state le nuvole probabilmente saremmo riusciti a vedere ben poco. Resta il fatto che a Kathmandu ha appena smesso di piovere. Il volo è in orario ed arriviamo che sono circa le 16.30 ora locale (stranamente il fuso orario è di 3,45 h. più avanti del nostro quando vige l’ora legale). Con 25$ ed una procedura semplice ed efficace otteniamo il visto multientrata che ci servirà per rientrare dal Tibet tra due settimane. Durante la coda incontriamo un simpatico americano col quale scambiamo alcune parole: egli viene frequentemente in Nepal per lavoro e ci informa di come la situazione con il nuovo governo maoista non sia peggiorata, forse sarà migliorata in qualcosa anche se probabilmente spazi per peggiorare non ne esistevano. All'uscita troviamo gli incaricati dell'agenzia ad accoglierci e veniamo  subito in contatto con la cortesia dei nepalesi, una caratteristica che tratteggerà tutto il nostro soggiorno in questo Paese: ci viene messa al collo una splendida ghirlanda di fiori freschi e profumati. Il cielo è fondamentalmente grigio anche se ogni tanto il sole fa capolino emanando una luce opalescente, quasi giallastra che si va a mischiare con lo smog della capitale. Quella dell'inquinamento sarà una costante della nostro soggiorno urbano. Il primo impatto con Kathmandu sa di caos e simpatia: in città si guida ufficialmente sul lato sinistro della strada, ma questa è essenzialmente un’opinione, in quanto ogni tratto libero viene immediatamente occupato da qualsiasi mezzo motorizzato, indipendentemente dal senso di marcia; le strade del centro sovente non sono nemmeno asfaltate e sono un’unica nuvola di polvere lungo le quali i negozianti espongono le loro merci (sovente alimentari), infine presentano ogni genere di pericoli (tombini aperti, sporcizia, marciapiedi disastrati). Fortunatamente il tutto andrà migliorando col passare dei giorni quando incontreremo altri paesaggi e scopriremo il vero spirito di questo Paese, che va ben oltre l’opprimente cappa di smog. Poco dopo il nostro arrivo all’Eco Hotel Kathmandu (previamente prenotato da noi) ci incontriamo con  Prachanda, il nostro interlocutore presso la Trekker’s Society, agenzia alla quale abbiamo affidato il viaggio in Tibet su nostra indicazione del percorso, nonché alcuni servizi in Nepal. Di loro potremo soltanto parlare bene. Sono dei ragazzi molto ben organizzati, hanno gestito il giro in modo impeccabile e sono riusciti ad ottenere tutti i permessi nei tempi previsti. Assolutamente consigliabili! Partendo l’indomani per il trekking abbiamo incaricato loro di ottenere i permessi del TIMS e dell'ACAP. Il primo viene concesso gratuitamente e serve per effettuare trekking in Nepal, il secondo invece consente di accedere al Parco dell’Annapurna e costa circa 20$ a persona. Nel frattempo consegniamo loro i passaporti originali in modo da ottenere, presso l’ambasciata cinese a Kathmandu il permesso per entrare in Tibet, che non è il visto cinese classico (che non serve quando si arriva dal Nepal) ma un’autorizzazione che può avere in 4 giorni e costa 85$. Per girare all’interno del Nepal saranno sufficienti le fotocopie dei passaporti, anche per prendere il volo interno per Pokhara. Saldiamo il conto e ci congediamo da questi simpatici quanto efficienti amici. Acquistiamo una SIM Card per poter comunicare e cambiamo degli € in valuta nepalese: tutto avviene in modo semplice e rapido, senza burocrazia o formalità particolari. Acquistiamo inoltre dei bastoncini da trekking che serviranno nei prossimi giorni. Si cena in modo leggero allo Yeti Café, dove abbiamo il primo contatto con il curioso modo di servire il Dahl Baht (il piatto popolare tipico nepalese costituito da riso e lenticchie), ponendo sul fondo di un vassoio metallico una verdura simile a spinaci, una serie di scodelline in inox contenenti svariate salse speziate, ossicini di montone con poca carne attaccata ed al centro una mucchietto di riso al vapore. Le spezie richiamano i gusti tipici della tradizione indiana, che in alcuni casi si rivelano anche piccanti. Passeggiata nelle affollate vie di Thamel, dove in mezzo alla gente sfrecciano risciò, motorette e i taxi: in questo caratteristico quartiere i negozianti cercano di vendere i prodotti più svariati ma senza la fastidiosa insistenza che è invece tipica di altri Paesi asiatici, particolarmente in Cina. Rientriamo in Hotel per un meritato riposo dal momento che domattina la partenza è prevista alle 7,40 dall’aeroporto di Kathmandu

Permottamento: KATHMANDU - Kathmandu Eco Hotel