Day 5 : mer. 24 aprile 20139

Alba sull'Annapurna: il titolo di un sogno ad occhi aperti! E poi inizia la discesa

Alle 5,15 h., ora del risveglio, la temperatura in camera sarà di 11°. Non rimpiangiamo di mettere fine alla nottata e vediamo che fuori è già chiaro, un quarto d’ora dopo il sole inizierà a indorare le vette poste sul lato occidentale del Santuario. La giornata è splendida, nella notte la temperatura dev’essere scesa ben sotto lo 0° dal momento che si cammina tranquillamente sulla neve indurita. Fa ancora freddo ma non lo percepiamo, indossiamo subito la giacca a vento (la fortuna di dormire vestiti) ed usciamo dove altre persone sono già con gli occhi rivolti verso l’alto. Oggi anche l’Annapurna I ci osserva mentre i primi raggi di sole lo raggiungono. Siamo di fronte all’ottomila più difficile e meno scalato in assoluto, vedendo la parete non esitiamo a comprenderne i motivi.  La neve di questi giorni rende il paesaggio ancora più suggestivo. Saliamo su una collinetta e diamo sfogo al lavoro di ripresa con mezzi foto e video. Man mano che il sole s’inarca nel cielo il mattino si colora di toni caldi, mentre noi teniamo sulle macchine fotografiche le mani insensibili al freddo. Il caldo che ci procura l’estasi del momento ci fa dimenticare dove siamo, ce ne accorgeremo solo più tardi quando i movimenti diventeranno difficili ed il dolore alle dita più intenso. Sulla collinetta adiacente il Campo Base è stato eretto uno stupa a ricordo di Anatoli Boukreev, l’alpinista russo travolto da una valanga proprio sull’Annapurna nel giorno di Natale del 1997. Vivere è bello ma quale posto migliore per far riposare in eterno la propria anima... Intorno al  monumento una ridda di bandiere buddhiste ondeggia accarezzata dal vento, elevando al cielo le preghiere che esse stesse contengono. Di Boukreev abbiamo sentito parlare molto, delle sue imprese, della tragedia che l’ha coinvolto sull’Everest nel 1996 scatenando polemiche e fiumi d’inchiostro. Adesso restiamo silenti di fronte alla sua memoria, in estatica ammirazione per la sua persona e l’alpinismo che rappresenta. Scendiamo per una colazione leggera; quando sono ormai le 7,30h. ci congediamo dal gestore la cui ospitalità rappresenterà un ulteriore segno di sacralità e iniziamo la discesa. Scopriamo che abbiamo pagato 300 Rs per la camera e 200 Rs per il riscaldamento della stufa di ieri sera nel rifugio, più che legittimo. Man mano che il tempo trascorre e la quota scende s’inizia a sprofondare nella neve, ma questo non ci crea problemi. Sul versante dell'Annapurna III si stacca  una slavina di grandi dimensioni che riusciamo a riprendere, ma restiamo sbalorditi dalla sua forza, specialmente quando raggiunge il fondovalle e risale come un fungo atomico, venendo perfino illuminata dai primi raggi di sole che s'insinuano nel vallone. Ci voltiamo frequentemente a riprendere le vette che si allontanano ed arriviamo per un primo stop all'MBC. Intanto veniamo superati dai partecipanti ad una strana corsa campestre partita dall’ABC che vede come protagonisti un nutrito gruppo di francesi. Essendo stato l’Annapurna vinto per la prima volta da un team francese incontriamo molti transalpini lungo tutto il tragitto. Indossiamo i pantaloncini corti e si torna a scendere decisi per la valle che ci riporterà ai villaggi più in basso. Di tanto in tanto ritroviamo il canadese e ci sorpassiamo a vicenda quando ci si ferma a fare foto, (mentre ritroveremo gli americani visti a Bamboo durante una pausa a Dobhan). Il cielo resta sereno, la quota ci porta a respirare meglio e la felicità diventa un elemento palpabile, a Himalayn Hotel ci concediamo un black tea. Dopo Deorali incontriamo un gruppo di entelli (scimmie selvatiche che abitano la foresta) e i rododendri fioriti che il sole rende ancora più brillanti. Qualche goccia pomeridiana ci costringe ad aprire momentaneamente l'ombrello ma è cosa di poco conto. Ad un certo punto la stanchezza per la nottata difficile, lo zaino e la lunga camminata fino a Sinuwa iniziano a farsi sentire, soprattutto quando si tratta di risalire gli ultimi 830 scalini che portano al villaggio dove intendiamo pernottare (la camera di viene offerta a 100 Rs). Vi giungiamo poco prima delle 16. E’ un posto tranquillo, abitato in stagione da qualche famiglia offrendo cibo e ospitalità agli escursionisti di passaggio. Con stupore vediamo un frigo proprio vicino alla sala dove faremo cena e chiediamo lumi, ci viene risposto che è stato portato su in diverse tappe da gruppi di portatori. La signora che gestisce il lodge racconta di come i portatori non abbiamo problemi a caricarsi sulle spalle anche una quarantina di kg. Facciamo qualche parola con una giovane coppia di tedeschi intenti anche loro a scendere e buttiamo l’occhio sulla meta di domani, Ghandruk, che si trova due vallate più in là. Il riposo è veramente ristoratore dopo una cena ancora una volta all'altezza.

 

Pernottamento: SINUWA